L’evoluzione delle norme relative alla sicurezza sismica e strutturale di un edificio punta ad assicurare una migliore diagnosi dell’aspetto statico e delle componenti utilizzate per la sua realizzazione. Ma ogni caso va analizzato a partire dai materiali.
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Revisione della normativa sismica
I recenti eventi sismici, a partire dalla sequenza sismica che ha interessato l’Umbria e le Marche (1997-98), hanno messo drammaticamente in evidenza le deficienze dell’edificato esistente. Se da una parte è stato difficile risalire alle cause di ogni singolo crollo durante l’emergenza, i rilievi post sismici hanno documentato danni anche ad edifici riparati portando a una drastica revisione della normativa.
Infatti, molti danni erano riconducibili a una scarsa conoscenza dei materiali e delle tecniche costruttive degli edifici e/o a una errata scelta ed esecuzione delle tecniche di riparazione per alcune tipologie costruttive.
L’evoluzione della normativa sismiche fino alle recenti versioni nelle Ntc (Norme tecniche per le costruzioni), al capitolo 8 progressivamente introducono concetti specifici relativi alla sicurezza e agli interventi esistenti, basati sulla conoscenza di ogni singolo edificio, dei materiali componenti, dell’organizzazione della struttura.
L’approfondimento delle caratteristiche dell’edificio, attraverso sistematiche raccolte di informazioni, rilievi e indagini diagnostiche, porta a una riduzione delle incertezze e a un modello interpretativo della costruzione riconoscendone le carenze organizzative.

Conoscenza tecniche costruttive e materiali
Le caratteristiche delle tecniche costruttive, dei materiali componenti, delle variazioni nel tempo, rappresentano fattori discriminanti del comportamento strutturale e, quindi, dell’applicabilità della tecnica di intervento.
Il concetto di intervento stesso, inoltre, assume diverse sfaccettature con le differenziazioni in adeguamento, miglioramento o riparazione. Alla base esiste la consapevolezza dell’estrema variabilità del patrimonio edilizio esistente, sia sulla base della tecnica costruttiva (prevalentemente edifici in muratura, in cemento armato o misti), sia sulla base del degrado e delle alterazioni subite.
Tale variabilità rende estremamente difficoltosa la stesura di indicazioni univoche sulle tipologie di intervento. Il problema tocca anche le costruzioni in cemento armato, apparentemente più semplici da analizzare, che possono avere specificità legate al periodo di costruzione (per esempio, l’uso delle barre ad aderenza migliorata), alla soglia normativa di progetto o ad incaute modifiche strutturali, anche recenti.
Se da una parte, l’invecchiamento naturale dei materiali ed il degrado delle superfici possono portare a progressivi indebolimenti locali, la protratta assenza di manutenzione o modifiche come sopraelevazioni, accorpamenti, riorganizzazioni distributive o aggiunte con tecniche costruttive differenziate (per esempio sopraelevazioni in cemento armato, su strutture in murature), possono determinare rilevanti modifiche della configurazione strutturale dell’edificio associabili a specifiche vulnerabilità.

Inoltre, interventi apparentemente non strutturali, come ad esempio interventi di impiantistica non coordinati nell’ambito di un progetto strutturale, possono implicare drastiche alterazioni non documentate, che possono innescare anche crolli rovinosi.
Criteri di verifica e di intervento applicati in modo acritico
La tendenza del quadro normativo è indirizzata alla sostituzione delle semplificazioni legate alle prassi precedenti al 2003, che prevedevano criteri di verifica e di intervento applicati in modo acritico alle diverse realtà.
Per esempio, per le costruzioni in muratura, alcuni interventi come la sostituzione sistematica di solai e tetti in legno con strutture in laterocemento, l’utilizzo della tecnica di iniezioni e/o di intonaci rinforzati in murature giudicate deboli, il sistematico rinforzo di volte in muratura e solai in legno con cappe armate, costituivano quasi automatismi operativi.
Naturalmente, ognuna delle tecniche richiamate può avere efficaci impieghi; tuttavia, non è possibile accettare il loro uso sistematico e omologato, senza che si sia indagato sull’adeguatezza dell’applicazione in termini di compatibilità chimico-fisico e prestazionale sul singolo edificio.
Il generale, gli interventi sugli edifici esistenti possono avere efficacia solo se rispettosi dell’esistente, cioè se i nuovi materiali e i nuovi elementi sono compatibili fisicamente, chimicamente e meccanicamente con quelli originari.
In passato, soprattutto in contesti geografici limitati, vi era una continuità nelle tecniche costruttive che dipendeva dalla pratica. Alcuni procedimenti costruttivi permanevano per la loro efficacia o per semplice consuetudine, senza affrontare direttamente problematiche di compatibilità, ma inconsciamente rispettandole. Non esistevano, quindi, le vistose differenziazioni chimico-fisico e meccaniche dei materiali della rilevanza di quelle intercorrenti per esempio tra muratura e cemento armato e nuovi materiali. Occorre, quindi, sottolineare l’importanza di controlli preliminari e scelte consapevoli dei vari materiali, per evitare reazioni chimiche e incompatibilità con il materiale esistente.
Gli edifici esistenti non sono considerabili intrinsecamente vulnerabili su base tipologica, ma la raccolta di informazioni sulle fasi costruttive, sulle modifiche avvenute, sulla localizzazione degli impianti, sulle tecniche costruttive e sui materiali impiegati, sullo stato di conservazione sono alla base della valutazione di sicurezza della struttura e sul riconoscimento delle eventuali vulnerabilità.
L’intervento strutturale deve mitigare le problematiche riscontrate per ogni singolo edificio e documentate attraverso un processo di conoscenza sistematico e approfondito. Tali fasi preliminari, devono indirizzare la successiva scelta della tecnica di intervento, ponendo una specifica attenzione alla compatibilità dei nuovi elementi e materiali con quelli esistenti, per consentire un comportamento unitario della struttura nel suo complesso.
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di Antonella Saisi, Department ABC – Architecture, Built Environment and Construction Engineering Politecnico di Milano (da YouTrade n.124)




