Pitture e Vernici: cosa succederà al settore? Gli incentivi fiscali e il periodo pandemico hanno spinto alternativamente i segmenti della vendita di pitture e vernici. Le performance delle imprese segnalano migliori risultati per le aziende più grandi, anche sotto il profilo finanziario
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Come sarà il mercato delle pitture e delle vernici nel 2023, visto che non è più possibile utilizzare il bonus facciate, scaduto a fine 2022? A questa domanda non è facile rispondere, ma certamente le dinamiche che hanno interessato questo settore nella ripresa post pandemica, difficilmente potranno essere riproposte, al pari di molti altri settori delle costruzioni, con quella dimensione ed intensità.

Certamente questi due anni di crescita, grazie agli incentivi governativi, sono stati due anni eccezionali. Ma il forte peso del settore delle costruzioni sul totale delle vendite di pitture e vernici, stimato a livello europeo pari al 58% del totale della produzione di colore, incide e inciderà fortemente sulle dinamiche dell’anno in corso.

Pitture e vernici: i dati di Assovernici per il 2022
I risultati 2022, secondo le prime stime di Assovernici, sono positivi. Il primo semestre 2022 ha registrato un andamento ancora molto buono: le aziende hanno chiuso i sei mesi con un risultato pari a +10% in volume.
È interessante però analizzare quale sia la composizione di questo dato. Come osservato da Roberto Meregalli, coordinatore settore Edilizia di Assovernici, si tratta di un numero che nasce «dall’incremento dei volumi dei prodotti vernicianti per esterni, +60%, cui hanno fatto da contraltare i numeri negativi ottenuti dai prodotti vernicianti per interni (-10%), da quelli specifici per il legno (-20%) e da quelli degli smalti (-17%)».
Queste diverse performance trovano ovviamente riscontro nel contesto nel quale si sono sviluppate. Se la pandemia aveva aumentato la domanda di pitture per interni da parte dei consumatori privati, la ripresa del mercato e il bonus facciate hanno spostato l’attenzione sui prodotti per esterni.
È di tutta evidenza che i fenomeni non si possono reiterare tutti gli anni, e così com’è stato per le pitture interne, bisognerà attendere il 2023 per vedere cosa accadrà al mercato delle pitture per esterni.

Pitture e vernici: i numeri 2021
Per verificare gli andamenti relativi al 2022 dobbiamo dunque attendere ancora alcuni mesi, ma già l’analisi dell’andamento del mercato 2021 può fornire utili considerazioni in termini di dinamiche del settore e di capacità dello stesso di rispondere alla forte domanda del mercato stimolata dai bonus fiscali e in particolare dal bonus facciate. Ma non solo, anche dagli altri bonus per le ristrutturazioni e dal superbonus, che fino alla fine del 2022 hanno potuto godere della cessione del credito e dello sconto in fattura, vero deus ex machina della velocizzazione degli investimenti anche nel mercato del colore.
Analizzando l’andamento di mercato del 2021, sulla base dei dati di bilanci di un campione di 35 imprese del settore, emergono considerazioni interessanti. Dopo la flessione del 4,7% del 2020 rispetto al 2019, comunque inferiore a quella media del mercato delle costruzioni, il comparto del colore nel 2021 ha fatto registrare, nei bilanci del campione analizzato, un incremento di fatturato del 24,6%.

Osservando l’andamento del valore del fatturato dal 2004 al 2021, in base alle analisi elaborate dal Centro Studi YouTrade emerge come il settore sia fondamentalmente legato all’andamento del settore delle costruzioni e ne riproduca fedelmente le dinamiche.
Dopo il grande blocco del mercato, relativo al 2009, vero anno di inizio della crisi per il comparto, la seguente ripresa e l’immediato stop del 2012 e del 2013 avevano portato il settore con fatica a galleggiare su dinamiche di leggero decremento per tutto il quadriennio 2015-2018. Finalmente si era registrata una leggera ripresa nel 2019, bloccata subito dall’effetto covid nel 2020. Il 2021 rimette le cose a posto, in un certo senso, con un incremento dovuto essenzialmente alla forte spinta degli incentivi relativi al bonus facciate e al superbonus.
Analizzando le dinamiche di mercato per segmenti di fatturato, il campione di 35 imprese mostra andamenti crescenti in proporzione della dimensione media di impresa. I risultati migliori li realizza la classe di fatturato oltre i 50 milioni di euro, con +28,2% del fatturato, contro +21,5% delle imprese inserite nella classe tra 20 e 50 milioni di euro, per scendere a +16,7% per quella tra 10 e 20 milioni di euro.
Un risultato poco soddisfacente è sicuramente quello medio riferito alle aziende di minore dimensione, ovvero con fatturati inferiori ai 10 milioni di euro, che hanno fatto segnare nel 2021 un incremento di mercato solo di 1,0%: segno che la dimensione di impresa e la relativa organizzazione sono fattori strategici non solo per stare nel mercato, ma anche per rispondere al repentino e consistente aumento della domanda.

Rispetto alle attese di Assovernici, che lo scorso anno stimavano un incremento del 19% del fatturato e del 12% del volume, questi dati sono molto significativi, soprattutto uscendo dalla media generale e analizzando i singoli segmenti.
Queste dinamiche investono un settore che in Italia può essere valutato superiore a 2,3 miliardi di euro di giro d’affari, nel quale le analisi dei bilanci del Centro Studi YouTrade analizzano complessivamente un mercato di 1,46 miliardi di euro, dunque un campione molto consistente, del quale le prime tre aziende, tutte con fatturato superiore a 100 milioni di euro, rappresentano il 43% del fatturato.
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A livello generale, il 2021 ha non solo rappresentato un incremento consistente di giro d’affari, ma ha anche evidenziato un rafforzamento dei risultati economici-finanziari delle aziende produttrici.
Un fattore molto positivo in vista di un potenziale rallentamento della crescita nel 2023, con un valore del margine operativo lordo in crescita del 27,8% sul 2020 e fissato al 12,0% sul fatturato e con una quota di utili in aumento del 55% sul 2020 pari 6,6% sui ricavi (erano il 5,3% nel 2020 e 3,7% nel 2019), dunque percentuali molto positive per il settore.
Ma è negli indicatori finanziari che emerge un quadro essenzialmente confortante. Il Roe, l’indice che misura il ritorno sul capitale proprio investito in azienda, è stato pari all’8,7%, in crescita rispetto al 6,1% del 2020, così come il Roa, che misura il rendimento di tutti gli investimenti aziendali, al 7,5% e in crescita rispetto al 6,1% del 2020. Il Ros, l’indicatore che misura il ritorno sulle vendite, presenta un ottimo risultato pari all’8,9%, in aumento di 0,7 punti percentuali sul 2020, e un altro indicatore molto interessante è quello relativo al rapporto tra il flusso di cassa e il fatturato, che migliora rispetto al 2020, passando dall’8,7% al 9,6%.
Dal punto di vista della solidità patrimoniale il dato conferma la notevole strutturazione del settore già registrata lo scorso anno e la capacità delle imprese di avere una autonomia finanziaria che consente di affrontare il mercato in modo positivo, sia nelle dinamiche positive che, come abbiamo visto lo scorso anno, in quelle negative. L’indice di indipendenza finanziaria è a 63,3 punti e quello di solvibilità evidenzia un valore medio molto significativo e in crescita rispetto al 2019, passando da 1,5 a 1,7.
Lo scorso anno, analizzando i bilanci 2020, avevamo osservato che il settore del colore era riuscito a garantirsi redditività nonostante il calo di mercato. Il buon punto di partenza, confermato e rafforzato dagli indicatori 2021, mette il settore in un’ottima posizione sia per le dinamiche ulteriormente positive del 2022, ma anche di fronte all’eventuale rallentamento della crescita che il 2023 potrebbe portare con sé, per esaurimento degli incentivi specifici legati al bonus facciate e soprattutto per le nuove regole, tutte da verificare nella loro applicazione, relative al blocco della cessione dei crediti e dunque anche dello sconto in fattura, che in questi ultimi due anni sono state le chiavi vincenti dei bonus e del superbonus.
Leggi lo Speciale Arredare con il Colore sul numero di YouTrade di Febbraio.
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