La sicurezza di una finestra o di una portafinestra non dipende da un singolo componente, ma dalla capacità dell’intero sistema di resistere ai tentativi di effrazione. Profilo, vetro, ferramenta, punti di chiusura e sistemi di fissaggio concorrono alla prestazione finale. Per questo la scelta di un serramento antieffrazione deve considerare il livello di rischio e la configurazione complessiva dell’infisso.
Le prestazioni vengono espresse attraverso le classi di resistenza RC, definite dalla normativa europea. La classificazione considera il comportamento del serramento completo e la sua capacità di resistere a specifiche modalità di attacco. Vetro e ferramenta devono quindi essere coerenti con il livello di protezione richiesto.
In sintesi: per la sicurezza conta l’integrazione dei componenti
Un serramento antieffrazione efficace non è semplicemente una finestra più robusta, ma un sistema progettato e installato per mantenere un determinato livello di resistenza all’effrazione.
- Profilo e vetro: contribuiscono alla resistenza complessiva del serramento e devono essere coerenti con il livello di sicurezza richiesto.
- Ferramenta e sistemi di chiusura: sono fondamentali per contrastare i tentativi di effrazione e devono rispondere alla configurazione prevista per la classe di resistenza.
- Fissaggi e posa: il collegamento tra serramento e foro finestra è parte integrante della sicurezza. Una posa non corretta può compromettere le prestazioni del sistema.
- Classi RC: esprimono la capacità dell’infisso nel suo insieme di resistere alle modalità di attacco previste dalle specifiche prove.
- Configurazione certificata: progettisti e serramentisti devono verificare la corrispondenza tra componenti installati, configurazione testata e caratteristiche del foro finestra. La sicurezza, quindi, va valutata come prestazione complessiva e non come semplice somma dei singoli elementi.
Classi RC: come si misura la resistenza all’effrazione
La norma EN 1627 definisce le classi di resistenza RC1N, RC2N, RC2, RC3, RC4, RC5 e RC6, corrispondenti a livelli progressivi di resistenza ai tentativi di effrazione.
La classe non identifica la prestazione del solo profilo o della ferramenta: è il serramento nel suo insieme a essere sottoposto a valutazione. Le prove considerano differenti modalità e strumenti di attacco, secondo livelli di aggressione progressivamente più elevati.
RC1N, RC2N e RC2
Nel settore residenziale vengono frequentemente considerate le classi RC1N, RC2N e RC2, in funzione delle caratteristiche dell’edificio e del rischio.
La RC2N prevede una configurazione nella quale il vetro non è necessariamente sottoposto agli stessi requisiti previsti per RC2. La RC2, invece, richiede una configurazione complessiva capace di resistere a tentativi di effrazione più articolati, rendendo fondamentali vetro, ferramenta, punti di chiusura e collegamento alla struttura.
Vetro antieffrazione: la lastra è parte del sistema
Il vetro rappresenta una delle superfici più vulnerabili di una finestra. Per questo, quando si ricerca una determinata prestazione antieffrazione, non è sufficiente valutare le prestazioni termiche o acustiche del vetrocamera: occorre considerare anche la resistenza all’attacco.
I vetri stratificati di sicurezza sono composti da più lastre unite da una pellicola intermedia che, in caso di rottura, contribuisce a mantenere insieme i frammenti e a rendere più difficile la formazione di un varco.
La scelta della composizione, degli spessori e delle pellicole deve essere coerente con la prestazione richiesta. È inoltre fondamentale il modo in cui la lastra viene vincolata al telaio: anche un vetro resistente può perdere efficacia se il sistema di fermavetro o il collegamento con il serramento costituiscono un punto debole.
Ferramenta di sicurezza e punti di chiusura
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La ferramenta non serve soltanto a consentire l’apertura e la chiusura dell’anta, ma contribuisce a mantenere il serramento saldamente vincolato al telaio quando è chiuso.
Nei sistemi antieffrazione assumono particolare importanza riscontri di sicurezza, nottolini o perni antistrappo, punti di chiusura distribuiti lungo il perimetro e dispositivi di protezione della maniglia. La distribuzione dei punti di chiusura riduce la possibilità che l’anta venga deformata o forzata in una zona specifica.
Anche la maniglia può contribuire alla sicurezza, per esempio attraverso sistemi di bloccaggio o dispositivi progettati per ostacolare determinate forme di manipolazione. Il risultato, però, dipende sempre dall’interazione tra maniglia, ferramenta, anta e telaio.
Profilo e fissaggio: la sicurezza arriva fino al foro finestra
Un serramento antieffrazione deve mantenere le proprie prestazioni anche nel collegamento con il foro finestra. Per questo è necessario considerare telaio, controtelaio, sistemi di fissaggio e posa.
Un infisso molto resistente può infatti risultare vulnerabile se il suo collegamento alla muratura non è adeguatamente dimensionato. Le sollecitazioni generate durante un tentativo di effrazione devono essere trasferite efficacemente dal serramento alla struttura.
La posa diventa quindi parte integrante della prestazione di sicurezza e non può essere considerata separatamente dal prodotto.
Come scegliere la classe RC del serramento
La scelta della classe di resistenza deve tenere conto di destinazione d’uso, posizione dell’edificio, accessibilità delle aperture, piano e caratteristiche dell’involucro.
Una portafinestra direttamente accessibile dal giardino presenta esigenze differenti rispetto a una finestra collocata ai piani superiori. Il livello di protezione deve quindi essere definito in fase progettuale e tradotto nella scelta di una configurazione certificata.
È inoltre importante verificare la documentazione prestazionale del prodotto e la configurazione effettivamente testata. La classe RC non può essere attribuita automaticamente a un serramento semplicemente perché monta un determinato vetro o una ferramenta di sicurezza.
Approfondimenti
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