Arte, ma in un ambiente sostenibile. Bruxelles ha aperto le porte a Kanal-Centre Pompidou, conversione del monumentale ex garage Citroën (degli anni Trenta), trasformato in un hub culturale di 38 mila metri quadrati su quattro livelli. Non è solo un museo, ma un centro di scambio aperto a tutti con ristoranti, aree d’incontro e un parco giochi. Il progetto è dello studio noAarchitecten (nome piuttosto curioso), di Em2N e Sergison Bates.


Museo sostenibile ed efficiente

L’edificio ha volutamente mantenuto lo spirito industriale, valorizzando vetro, acciaio e cemento, con ampie sale modulari, un grande showroom vetrato, spazi pubblici, un auditorium da 400 posti e un rooftop. E ha già un nutrito calendario di mostre da ospitare.

Le caratteristiche architettoniche e tecniche, oltre alla riconversione industriale dell’edificio, che conserva la sua estetica funzionalista e il suo volume massiccio, trasformano la struttura esistente in un’architettura accogliente e trasparente. I quattro livelli principali sono stati pensati con grandi hall che hanno la funzione di piazze interne, con 12 sale modulari per esposizioni, spazi per lo spettacolo e la sede della fondazione Civa.  La facciata ha mantenuto l’ampio uso di superfici vetrate del garage storico, creando continuità visiva tra l’interno e l’esterno, affacciandosi sul canale di Bruxelles.

KANAL-Centre-Pompidou

Il progetto ha puntato su riuso e circolarità. La filosofia alla base è stata quella della ristrutturazione in chiave low-carbon, privilegiando il riutilizzo della struttura esistente (evitando la demolizione) e l’uso di materiali smontabili, separabili e riciclabili. Inoltre, la creazione di spazi flessibili e modulari facilita eventuali future modifiche, riducendo la necessità di ristrutturazioni pesanti in futuro.

Ancora: il progetto ha messo in primo piano il miglioramento dell’efficienza energetica dell’intero involucro, ponendo attenzione all’illuminazione naturale e alla riduzione dei consumi.

KANAL-Centre-Pompidou

Infine, un’attenzione particolare riguarda le fonti energetiche, con l’installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto dell’ex garage per la generazione di elettricità e supporto al riscaldamento. Non solo: il sistema di climatizzazione utilizza l’acqua del canale attiguo per il raffrescamento degli spazi, riducendo la dipendenza da refrigeratori elettrici convenzionali. Il progetto prevede anche l’integrazione di sistemi che sfruttano il terreno circostante per stabilizzare termicamente l’edificio, contribuendo sia al riscaldamento che al raffrescamento sostenibile.

Infine, per l’edificio non è previsto il condizionamento dell’intero volume, ma concentra il controllo climatico rigoroso solo all’interno delle nuove «scatole architettoniche», lasciando gli spazi comuni a una temperatura intermedia per minimizzare gli sprechi.

di Alessandro Bonvicino

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