RePowerEu è il decreto per spingere le imprese a un salto di qualità. Dopo l’apprezzato piano di Industria 4.0, introdotto nel 2016 dall’allora ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, anche l’attuale esecutivo ha annunciato lo studio di un provvedimento di incentivi per le imprese.

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Con una differenza: questa volta i quattrini necessari per finanziare il progetto arrivano dall’Europa. Più precisamente, la Commissione europea ha approvato l’idea italiana di modificare il Pnrr con l’integrazione del RePowerEu, cioè il piano che ha come obiettivo l’indipendenza energetica, assieme a 6,3 miliardi per il Piano Transizione 5.0.

Un traguardo che, una volta operativo il decreto governativo presentato in extremis il 26 febbraio, potrà interessare una vasta platea di imprese. La bozza del provvedimento rinvia comunque a due decreti attuativi e prevede che i crediti d’imposta dovranno essere portati in compensazione entro il 31 dicembre 2025.

Solo l’eccedenza potrà essere sfruttata negli anni successivi e comunque con tempi dilatati: cinque quote annuali uguali. Che cosa prevederà Industria 5.0? Se il governo tiene fede a quanto anticipato, si tratta di incentivi per il biennio 2024-2025 che riguardano tre diversi ambiti, seppure collegati. Il primo è focalizzato sull’efficienza energetica, il secondo sull’autoconsumo di risorse.

Il terzo è una premessa degli altri due e riguarda la formazione. Nel dettaglio, dovrebbero essere messi a disposizione 3,78 miliardi per il modulo energy efficiency, 1,89 miliardi per autoconsumo e autoproduzione e 630 milioni per la formazione e  63 milioni di euro, cioè l’1% del fondo, sarà destinato allo sviluppo di una piattaforma informatica per gestire le certificazioni, facilitare la valutazione, lo scambio e la gestione dei dati e per le attività di monitoraggio.

Quanto vale tutto ciò per le imprese? Il tetto massimo degli investimenti agevolabili è previsto, stiamo sempre parlando delle anticipazioni, in un range tra 20 e 50 milioni di euro, oltre al 10% per le spese dedicate alla formazione del personale.

Obiettivo finale, da quanto è emerso da un documento della Commissione Industria della Camera, è aumentare l’efficienza energetica e implementare l’autoproduzione di energia rinnovabile nelle imprese, con un risparmio cumulativo di 0,4 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) nei consumi energetici nel periodo 2024-2026. È un traguardo modesto, ma sempre meglio di niente.

SostenibilitàAnche per l’edilizia

Le imprese interessate all’utilizzo di questi fondi sembrano essere trasversali ai diversi settori produttivi. Al momento, sempre secondo le ipotesi allo studio, nulla vieta che gli incentivi possano essere utilizzati anche nell’ambito della distribuzione per efficientare i processi e formare il personale.

A maggior ragione, gli incentivi potrebbero essere un consistente benefit per il settore produttivo legato all’edilizia, uno dei settori che più è coinvolto nella transizione green.

Gli incentivi per l’obiettivo di ridurre l’utilizzo di energia saranno legati ai miglioramenti dimostrati sul fronte dei consumi energetici. Un po’ come i bonus per l’edilizia, insomma, bisognerà raggiungere il livello richiesto.

Al piano Industria 5.0, che dovrebbe interessare gli investimenti in beni e attività per generare risparmi energetici o miglioramenti dell’efficienza, si aggiunge quello per la Transizione 4.0, che riguarda l’acquisto di beni.

Crediti d’imposta

Al momento sono tutte da scoprire le modalità pratiche per accedere ai fondi: «Per aggiudicarsi tali risorse non basterà adeguarsi a norme e regolamenti europei, ma servirà comprendere i nuovi scenari per il futuro, adottando modelli di business più sostenibili, e favorire lo sviluppo di nuove competenze in azienda», è l’opinione di Marco Nicolai, esperto di funding pubblico e partner di GFinance.

«In questo contesto, comprendere appieno le implicazioni e le opportunità legate alla sostenibilità diventa cruciale per le imprese che aspirano a rimanere competitive e prospere nel panorama economico in evoluzione del 2024».

In ogni caso, da quanto emerso in Parlamento nella discussione a livello di commissioni, il piano Transizione 5.0 dovrebbe prevedere crediti d’imposta in relazione alle spese sostenute tra gennaio 2024 e il 31 dicembre 2025, sempre dedicati alle imprese che investiranno nell’acquisto di beni strumentali materiali o immateriali 4.0, in software dedicati, oppure di beni necessari per l’autoproduzione e l’autoconsumo da fonti rinnovabili a esclusione delle biomasse, quindi presumibilmente in impianti fotovoltaici.

Incentivi che saranno estesi alla formazione del personale per acquisire competenze per la transizione verde. Il grado di incentivo potrebbe aumentare in base ai miglioramenti conseguiti.

Target da raggiungere con RePowerEu

Secondo le anticipazioni, il bonus per le imprese sarà determinato da diverse aliquote legate ai risultati ottenuti. Per gli investimenti in beni per il risparmio energetico il risparmio dovrà essere pari ad almeno il 5% rispetto ai consumi precedenti per gli stessi processi.

Per le attività non legate a specifici processi target la riduzione del consumo finale di energia dovrà arrivare almeno al 3%. E, come nel caso dei bonus per l’edilizia, sarà necessaria una certificazione ex ante e ex post, cioè prima e dopo la cura.

La situazione ex ante deve essere certificata da un valutatore indipendente, il quale attesterà che il progetto di transizione sia rispettoso dei criteri previsti dal decreto. Il passo successivo sarà la certificazione ex-post, per attestare l’effettiva realizzazione degli investimenti secondo le disposizioni previste.

Infine, come accennato, è previsto che l’1% del totale del budget, circa 60 milioni, sarà destinato allo sviluppo di una piattaforma online per gestire le certificazioni presentate dai beneficiari e per le attività di monitoraggio e controllo.

A fondo perduto RepowerEu

C’è anche dell’altro. Fondi europei RepowerEu per circa 320 milioni dovrebbero essere utilizzati per incentivare l’autoconsumo di energia rinnovabile delle micro e Pmi. Aspetto interessante: è un bonus a fondo perduto.

In sostanza, questo tesoretto dovrebbe essere distribuito alle piccole e piccolissime imprese per l’acquisto di sistemi e tecnologie digitali che consentono la produzione diretta di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo immediato o attraverso sistemi di accumulo e stoccaggio.

Il bonus è previsto nel 50%: lo Stato, insomma, dovrebbe pagare la metà di un impianto fotovoltaico sul tetto del capannone di una Pmi. Un incentivo che, secondo le stime del ministero dello Sviluppo, dovrebbe attivare un indotto di circa 600 milioni di investimenti privati.

La sua gestione del bonus sarà affidata alla controllata Invitalia, Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, che dovrebbe (si spera) monitorare le verifiche per prevenire abusi. Il bonus facciate ha insegnato qualcosa.

di Giuseppe Rossi

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