La percezione della qualità dell’aria nelle grandi città italiane è oggi uno dei temi più discussi nel dibattito pubblico, insieme all’inquinamento, alla sostenibilità e al futuro dei trasporti. Quotidianamente cittadini, media e social network alimentano una narrazione che spesso sembra dare per scontato un continuo peggioramento della situazione ambientale e della mobilità urbana.
Ma quanto questa percezione corrisponde ai dati reali?
Si parla molto di inquinamento e di ambiente, quindi che cosa pensano gli italiani della qualità dell’aria nelle grandi città? È una delle domande contenute in una recente ricerca di BRT ETS. La risposta alla domanda è che il 74% delle persone la ritiene peggiorata e il 21% sia rimasta invariata. Sbagliato: rispetto a 30 anni fa l’aria è migliorata parecchio, ma ne è consapevole solo il 3% degli intervistati.
Insomma, la percezione della realtà, quella che poi si riverbera sui social, è da prendere con le molle.
Nello specifico, l’inchiesta si è focalizzata sul settore dei trasporti. Che ne pensano gli italiani, visto che la stragrande maggioranza si sposta ogni giorno per andare al lavoro, a scuola o a fare la spesa?
La maggioranza degli intervistati, è emerso, ignora che le ferrovie siano finanziate dallo Stato. Tra chi ne è a conoscenza, solo un’esigua minoranza ha idea, almeno vaga di quanto le finanze pubbliche sovvenzionino il trasporto su rotaia: 15 miliardi di euro all’anno. I biglietti dei treni saranno anche cari, insomma, ma non bastano a coprire i costi.
Più o meno la stessa idea gli italiani ce l’hanno nei confronti del trasporto locale: eppure tram e autobus sono pagati in media per il 70% dalle casse dei Comuni o Regioni, in definitiva da chi paga le tasse. Anche se poi ne usufruiscono tutti, anche gli evasori.
Scarsa conoscenza anche per quanto riguarda benzina e diesel, drammaticamente di attualità: anche se tutti sanno che sul prezzo gravano un bel po’ di tasse o, più precisamente, accise, pochi sono a conoscenza che nelle tasche dello Stato va oltre il 60% di quanto si paga al distributore.
Va un po’ meglio con le tariffe autostradali, forse a causa del faro acceso dai media sul servizio di gestione che è seguito al caso del Ponte Morandi. Più del 50% degli intervistati è a conoscenza che il pedaggio paga una quota dei costi di costruzione e gestione dell’infrastruttura. Ma solo un terzo sa anche che copre quasi interamente tali costi. Forse anche perché in Italia ci sono ampi tratti autostradali gratuiti.
Insomma, quanto ci si può fidare del «buon» senso comune?
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