Attese più positive rispetto ad agosto 2025 per le imprese di costruzione, con il dato sull’inflazione e le speranze di una soluzione dei conflitti.


Dopo il calo di agosto 2025 del sentiment delle imprese di costruzione a livello nazionale, settembre segna una ripresa dell’indicatore, che porta il valore ai livelli medi della primavera di quest’anno, ovvero oltre 2 punti superiori all’equilibrio tra chi vede il mercato in crescita e chi invece in flessione.

È un buon segnale, che fa il paio con la leggera ripresa che si registra anche a livello europeo, sia nell’indicatore relativo ai paesi dell’area euro, sia per i paesi che fanno parte dell’Europa a 27. Analogamente al calo italiano, infatti, anche gli indicatori europei relativi all’area euro e all’Europa a 27 paesi fanno segnare tra agosto e settembre una inversione di tendenza, con un aumento di 0,1 punti percentuali per entrambe le aree.

Rimane molto ampia la differenza tra l’indicatore nazionale e quello europeo, pari a 5,6 punti percentuali tra Italia e area euro e ben 7,7 punti percentuali nei confronti dell’Europa a 27 paesi.

Certamente le prospettive paventate a livello mondiale di una riduzione dei conflitti e di una possibile risoluzione, almeno nel breve termine, del conflitto in Palestina, riduce gli effetti negativi degli indicatori dei mesi precedenti e fa ben sperare per il futuro.

Resta ovviamente fortemente incerta la situazione rispetto al conflitto in Ucraina, e dunque lo scenario di instabilità globale avviato da questi conflitti, e incrementato dalla politica protezionistica degli USA con i dazi introdotti dall’amministrazione Trump, potranno generare nei prossimi mesi ulteriori impatti sulla fiducia delle imprese, che oggi in Italia mostra segnali contrastanti.

Analizzando l’andamento della fiducia delle imprese nei diversi settori economici, emerge l’ulteriore rallentamento del settore del commercio e dell’industria a settembre, dopo la ripresa di luglio, che si accompagna al contrario a una ripresa della fiducia nel settore delle costruzioni e in quello del sistema dei servizi.

La fiducia dei consumatori fa segnare negli ultimi tre mesi un tentativo di ripresa, ma l’indicatore rimane fortemente negativo e più basso nella media rispetto ai valori fatti segnare lo scorso autunno.

È un segnale di persistenza di una condizione di incertezza che costituisce una cartina di tornasole del momento complesso nel quale si muove la nostra economia e la nostra società.

Nel settore delle costruzioni, dal punto di vista degli indicatori anticipatori, emerge anche a settembre un quadro differenziato, con una dinamica altalenante per ordini e piani di costruzione a tre mesi delle imprese, con l’indicatore in crescita dopo il calo di agosto, mentre appare stabile, di fatto, l’indicatore relativo alle attese per l’occupazione nei prossimi tre mesi.

Il rush finale atteso per i lavori relativi al Pnrr sicuramente influirà in modo consistente nei prossimi mesi su questi indicatori e dunque l’appuntamento è per i prossimi index.

Dal punto di vista della produzione nel settore delle costruzioni, il dato più aggiornato fornito da Istat è quello relativo al mese di luglio, che riporta un valore di 43,5 punti percentuali superiore a quello del valore medio della produzione riferito al 2021, anno già positivo per il settore.

Questo incremento è una misura del buono stato dell’edilizia nel corso dell’anno, anche se bisognerà attendere i prossimi mesi per confutare questa crescita rispetto alle attese della fine dei lavori del Pnrr e dei lavori di riqualificazione edilizia, che potranno beneficiare, secondo le anticipazioni del Governo, anche per il 2026 della defiscalizzazione al 50% per i lavori relativi alla prima casa.

Sul fronte dell’inflazione, le stime per il mese di settembre evidenziano una stabilità dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), pari a +1,6%. Dunque, si conferma che l’inflazione in questo momento è sotto controllo.

La stabilità del tasso d’inflazione sottende andamenti differenziati dei diversi aggregati di spesa: in rallentamento i prezzi degli Alimentari non lavorati (da +5,6% a +4,8%), in accelerazione quelli degli Alimentari lavorati (da +2,7% a +3,0%) e degli Energetici regolamentati (da +12,9% a +14,0%), a cui si aggiunge la ripresa dei prezzi degli Energetici non regolamentati (da -6,3% a -5,2%).

Il differenziale inflazionistico tra il comparto dei servizi e quello dei beni si riduce, portandosi a +1,9 punti percentuali (da +2,1 del mese precedente).

I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona decelerano (da +3,4% a +3,2%) e quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano (da +2,3% a +2,7%).

La variazione congiunturale negativa dell’indice generale riflette soprattutto la diminuzione dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-3,3%), parzialmente attenuata dalla crescita dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+0,6%).

In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) registra una variazione pari a +1,3% su base mensile, per effetto della fine dei saldi estivi di cui il Nic non tiene conto, e a +1,8% su base annua.

A cura del Centro Studi YouTrade

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