Fare o non fare, questo è il problema amletico. A prima vista la soluzione sembra una: sempre meglio fare che non fare.
Però è anche vero che quando si mettono sul piatto tutti i propri averi o, peggio ancora, si contraggono debiti, è lecito pensarci bene.
È il caso del Ponte sullo Stretto di Messina, destinato comunque a dividere e a far discutere ancora per anni.
In agosto il Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha approvato il progetto definitivo del Ponte, assieme al contratto con la società che eseguirà i lavori, il Contraente Generale Eurolink, guidato da Webuild.
In teoria per realizzare l’opera lo Stato si impegna per 13,5 miliardi (ma in Italia le stime sulle opere si sa come vanno a finire). Un investimento che, secondo il Piano economico finanziario chiamato a giustificare il costo dell’investimento, si estende su orizzonte di 38 anni necessari ad ammortizzare l’esborso (quindi fino al 2026), di cui otto anni di progettazione e una spesa da erogare prevista fino al 2033.
L’ammortamento dell’opera è calcolato sul traffico previsto e, quindi, sui pedaggi riscossi (il ticket è previsto in 3,9 euro per le auto). Secondo lo studio presentato dal governo, la mobilità passeggeri dovrebbe crescere dell’1,5% all’anno e il traffico merci del 2%, con un incremento prudenziale dell’1% per entrambe, che si traduce in una crescita del traffico di circa il 30%.
Secondo questo calcolo, i ricavi dagli accessi al ponte sono previsti a 162,8 milioni nel 2033 e a 336,4 milioni di euro nel 2062. Certo, fare previsioni sull’arco di quasi 40 anni sembra un po’ aleatorio.
Ma c’è anche un altro aspetto di cui tenere conto. Secondo le proiezioni Istat nello stesso periodo in cui è stato calcolato l’ammortamento del ponte, sarà in corso una forte riduzione della popolazione del Mezzogiorno, nell’ordine del 32% al 2070.
Insomma, mentre il piano che giustifica il ripianamento delle spese in circa 40 anni e conta di raggiungere il traguardo grazie a un incremento di un terzo del traffico, l’Istat, ente di statistica pubblico, indica un decremento della popolazione e, se ne può dedurre, anche della necessità di attraversare lo stretto in auto. Chi ha ragione?
di Federico Mombarone
Abbonati ora alla nostra rivista! Scegli tra la versione cartacea o digitale.
Articoli correlati
Ottobre 12, 2026
Rivendita edile, il modello Petrò Tina (Dec): servizio, consulenza e continuità
La storia di Petrò Tina mostra come una rivendita edile indipendente possa evolvere senza perdere il proprio…
Ottobre 5, 2026
D’Ercole Edilizia (Rivass), la rivendita edile con quasi 80 anni di storia si prepara a nuove sfide
La rivendita edile sta cambiando, e la storia di D’Ercole Edilizia racconta bene questa trasformazione: una…
Ottobre 2, 2026
Pianeta Made 2026: oltre 500 operatori per una giornata di networking
Pianeta Made 2026 porta a Casorezzo oltre 500 operatori e 83 aziende produttrici. Un appuntamento che…



