I fondi europei del PNRR, pur tra tante polemiche e con qualche incertezza che può spingere a delle correzioni nei programmi ha già impegnato il 61% delle risorse per circa 178 mila progetti. Come gli investimenti per portare l’alta velocità nel Sud

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A punto siamo con il Pnrr? I ritardi rischiano di compromettere i benefici attesi? Oppure le polemiche sull’attuazione del programma sono solo dovute alla tipica indole scontentista italiana o, più precisamente, tafazziana? Infine: quanto si riverberano i fondi europei sulla parte del Paese più affamata di infrastrutture, il Sud? Domande alle quali, in parte, si può rispondere. Anche se non bisogna nascondere che la situazione non è così trasparente come sarebbe auspicabile e che non mancano zone d’ombra, tanto che si parla di modifiche.

Ma questo dipende anche dalla natura stessa di quello che è compreso nella sigla Pnrr, cioè una miriade di interventi che fanno assomigliare il Piano a una sorta di Via Lattea delle opere pubbliche.

Numeri alla mano: a maggio è stato impegnato il 61% dei fondi registrati su oltre 178 mila progetti. Ripetiamo il numero: 178 mila. Tenerli sotto controllo e, forse, portarli a termine tutti sembra impossibile. Nonostante questo, non vanno nascosti gli aspetti positivi: secondo i dati della piattaforma Regis, gestita dal ministero dell’Economia, i programmi già avviati impegnano 117 miliardi di euro di costi ammessi a finanziamento. Tutti quattrini che arrivano sotto forma di investimenti pubblici o di incentivi fiscali ai privati.

Insomma, un mare di soldi bagna le spiagge delle imprese italiane. Purtroppo, poi, ci sono i gestori degli stabilimenti balneari che si mettono di mezzo. E anche per questo si parla anche di revisione, di obiettivi non più adeguati alla mutata situazione, con l’inflazione che morde i profitti, gonfia i ricavi, ma anche i costi. 

Però non bisogna dimenticare quello che è stato fatto o è in via di appalto. D’altra parte, la Corte dei Conti ha appena certificato i ritardi, ma anche aggiunto che «nel quadriennio 2023-2026 due terzi del tasso di crescita medio annuo prefigurato nel Def sono ascrivibili al Piano nazionale di ripresa e resilienza (1,2%, a fronte dello 0,4% in assenza di Pnrr». Giusto, quindi, entrare nel merito di ciò che è stato portato a termine o che è in corso d’opera.

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Pnrr: i progetti presentati

Partiamo dalla collocazione territoriale: nelle regioni del Nord sono 80.205 i progetti in marcia, cioè il 44,9% del totale. Ma nel Mezzogiorno sono 65.237, cioè il 36,5%. Se si tiene conto della diversa concentrazione dell’apparato produttivo e della differente demografia, cioè se si suddivide la spesa per numero di abitanti, quello del Mezzogiorno è un risultato sorprendente. 

Inoltre, ci sono altri 29.942 programmi che riguardano il Centro Italia. A tutti questi, Nord, Sud e Centro, si aggiungono 2.969 considerati di ambito nazionale, perché non limitati a una sola area del Paese. 

Il risultato a questo punto, quindi, non siamo al 100% di quanto immaginato nel Piano, ma non siamo neppure ai nastri di partenza.

Inoltre, dal conteggio del Regis sono esclusi i circa 18 mila progetti ancora mancanti secondo gli enti locali. A questo, però, bisogna fare la tara, visto che il governo ha deciso di presentare alla Commissione Ue una proposta di revisione. Si tratta, in ogni caso, di ritocchi che possono o potranno coinvolgere il 39% di fondi non ancora agganciate a un progetto avviato, come i programmi per l’ampliamento degli studi di Cinecittà o le stazioni a idrogeno per il rifornimento stradale.

Per non parlare di progetti già bocciati, come l’imbarazzante rifacimento dello stadio di Firenze o la città dello sport a Venezia dove, curiosamente, dovrebbe giocare più comodamente la squadra di basket di proprietà del sindaco della città, Luigi Brugnaro, grande sostenitore dell’impiego dei fondi Ue per fini sportivi. Vedremo.

Pnrr: la palude degli enti locali

Sia per quanto riguarda sia il Nord sia il Sud o il resto d’Italia, uno dei problemi maggiori da superare è la palude degli enti locali. Per carità, spesso non si tratta di negligenza, ma proprio di mancanza delle risorse adeguate per far marciare il piano. I dipendenti pubblici da anni sono considerati una palla al piede. Però se poi mancano specialisti in Comuni, Province e Regioni necessari per lo sviluppo tecnico dei progetti, sono guai. Le difficoltà maggiori, insomma, sono quelle di tradurre i progetti finanziati in cantieri.

Ma tra difficoltà e controversie politiche ci sono opere che vanno avanti. A Cagliari, per esempio, il Pnrr sta per incidere sul modo di vivere la città. Con i fondi europei saranno piantati 30 mila nuovi alberi, acquistati autobus elettrici e a idrogeno, installati lampioni con sensori di presenza e allestito un nuovo mercato.

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Per quanto riguarda i trasporti, la flotta pubblica sarà sostituita con bus a trazione elettrica e a idrogeno, con l’obiettivo di arrivare al 2026 con il 50% dei mezzi green. Altri interventi riguardano la ricostruzione e sistemazione delle strade principali, come viale Trieste (spesa: 12 milioni di euro), con la ricostruzione dell’intera rete di servizi e l’ampliamento della parte verde, con aumento degli spazi con suolo drenante.

Interessante anche il progetto per la ricostruzione del mercato di San Benedetto, struttura commerciale in cui operano 188 retailer. Insomma, è un esempio di come il Pnrr impatta sulle realtà locali e non solo sulle grandi infrastrutture.

Pnrr: i fondi

Nel Pnrr dei Comuni l’obiettivo più ricco è quello della missione 2 dedicata alla rivoluzione verde e transizione ecologica, che assorbe il 41,4% dei fondi assegnati, con la tutela del territorio e della risorsa idrica come primo capitolo di interventi. A distanza, seguono inclusione e coesione con il 30,7% degli investimenti (la quasi totalità per infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore) e istruzione e ricerca.

Legato al mondo dell’edilizia, invece, è il fondo di 660 milioni da usare entro il 2026 per le future residenze universitarie. In particolare, è previsto un contributo di 12.500 euro per ogni nuovo alloggio attivato con i fondi Pnrr.

L’housing universitario, d’altra parte, è finito in prima pagina con la protesta simboleggiata dalle tende degli studenti in città come Milano, Pavia, Padova, Venezia, Bologna, Perugia, Firenze, Roma, Cagliari, Trento. 

I 660 milioni ancora da spendere, dei 960 complessivamente stanziati dal Pnrr, sono un tesoretto che, forse, non risolverà del tutto il problema della carenza di alloggi, ma aiuterà di sicuro. Per esempio, con i primi 300 milioni sono già stati reperiti 8.581 alloggi e assegnati 7.524.

L’idea è quella di offrire ai soggetti pubblici e privati che risponderanno ai bandi in arrivo nei prossimi mesi il citato contributo triennale (una tantum) di circa 12.500 euro per studente in modo che i gestori, a loro volta, possano abbattere i canoni applicabili ai futuri inquilini.

In tutto l’obiettivo è quello di realizzare 52.500 posti letto entro il 30 giugno 2026, sommandoli ai 7.500 già assicurati per arrivare ai 60 mila previsti dalla riforma 1.7 della missione 4 del Piano nazionale di ripresa e resilienza.

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Pnrr: infrastrutture per il Sud

Di interesse per tutta l’Italia, ma in particolare per il Sud, è il capitolo grandi infrastrutture. Una su tutti: i trasporti ferroviari.

Rfi (le ferrovie statali) ha appena affidato a Webuild lavori per 3,7 miliardi, con due nuovi appalti ferroviari destinati al Sud. I lavori si traducono in 3.500 posti di lavoro. Il gruppo italiano (ex Salini Impregilo) vede quindi il portafoglio ordini salire a quota 13,7 miliardi di euro.

Si tratta di due grandi progetti ferroviari al Sud: un lotto sulla Salerno-Reggio Calabria (linea ad alta velocità) e uno sulla Palermo-Catania-Messina. I lavori sono finanziati anche dal Pnrr. 

Dei circa 24 miliardi del Pnrr assegnati a Rfi, la società ha già aggiudicato gare per un valore di oltre 12,7 miliardi: solo nei primi mesi del 2023 Rfi ha assegnato appalti per 6,5 miliardi.

Per la Salerno-Reggio Calabria la gara per la progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori del tratto campano tra Battipaglia e Romagnano è stata affidata al consorzio di imprese con Webuild capofila al 60%, ma che coinvolge anche Ghella, Pizzarotti e TunnelPro: un appalto di oltre 2 miliardi di euro, finanziati anche con risorse Pnrr. 

Per la Palermo-Catania-Messina è stata aggiudicata la gara per la progettazione esecutiva e la realizzazione dei lavori del tratto ferroviario tra Caltanissetta Xirbi e Lercara. L’appalto vale oltre 1,65 miliardi di euro ed è anch’esso finanziato con fondi Pnrr. Anche in questo caso il consorzio di imprese è composto da Webuild (60%), Ghella, Impresa Pizzarotti, Seli Overseas e TunnelPro. Ci sono, poi, l’appalto per la Caltanissetta Xirbi-Nuova Enna, il nodo di Catania e per la tratta Fiumetorto-Lercara. L’obiettivo ultimo sarà collegare Palermo e Catania in meno di due ore.

Pnrr: gli aspetti controversi

Premesso tutto ciò, non bisogna nascondere anche gli aspetti controversi che possono essere legati al Piano. 

Un aspetto, per esempio, è quello evidenziato da un dossier elaborato da Intesa Sanpaolo sullo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Secondo l’ufficio studi della maggiore banca italiana, il valore aggiunto nelle costruzioni è aumentato del 27% da fine 2019 a fine 2022 e l’obiettivo incluso nel Pnrr di un aumento del valore aggiunto cumulato del 58,5% nel 2021-26 appare ambizioso perché, come ha sostenuto la Corte dei Conti, non è garantito che la filiera delle costruzioni possa presentare livelli elevati di capacità produttiva in eccesso e sia in grado di aumentare ulteriormente la produzione in tempi rapidi. 

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Secondo Paolo Mameli, responsabile della Ricerca macroeconomica di Intesa Sanpaolo, sulla produttività pesa il caro-materiali, che può determinare ritardi nei lavori e difficoltà di approvvigionamento

Secondo un altro dossier preparato per la Camera dei deputati dal Cresme, il gap e è pari a 26,1% per le opere strategiche del Pnrr (dati al 31 dicembre 2022). L’extra costo rispetto al momento della partenza è valutato in oltre 20 miliardi di euro.

Un altro ostacolo è la difficoltà nel reperimento del personale. Sempre secondo Banca Intesa, il tasso di posti vacanti nelle costruzioni ha raggiunto un massimo storico nel secondo semestre 2022, al 3,5% ed è secondo solo ai servizi di alloggio e ristorazione, i settori cioè che presentano maggiori problemi di reperimento di manodopera. Infine, un altro punto debole è quello, citato all’inizio, dello spropositato numero (178 mila) progetti, che crea dispersione di investimenti e controlli. D’altra parte, l’Italia è il Paese dei campanili o, meglio, dei campanilismi.

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