Il Pnrr si è concluso il 30 giugno 2026, con qualche opera da ultimare entro agosto. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è nato nel 2020 come risposta dell’Unione Europea alla crisi economica e sociale causata dalla pandemia di covid, inserito nel programma Next Generation Eu. L’Italia, tra i Paesi più colpiti dal malefico virus, è risultata la principale beneficiaria dei fondi.


Spunta anche l’edilizia nell’eredità del Pnrr

Già da piccolo il Pnrr si è comportato da grande: dopo una prima fase di elaborazione, con l’insediamento del Governo guidato da Mario Draghi nel 2021, il piano è stato approvato definitivamente dal Consiglio dell’Ue il 13 luglio 2021, con 191,5 miliardi di euro assegnati all’Italia. Di cui, circa 70 miliardi di sovvenzioni a fondo perduto e oltre 121 miliardi in prestiti, a cui si sono aggiunti ulteriori fondi del piano complementare e di React-Eu.

Insomma, il giovane Pnrr è nato con un parto difficile, però ha avuto a disposizione grandi mezzi per crescere. Ma ha incontrato altre difficoltà. Era appena nato che è cambiato il governo che doveva farlo diventare adulto, e il suo tutore è stato sostituito. Altro governo (quello in carica), altre prospettive.

E così il piccolo Pnrr ha marciato a tappe forzate ma, soprattutto, ha attraversato otto revisioni, con fondi spostati da qua e di là, per adeguare la capacità progettuale ai traguardi da tagliare e ottenere le rate versate da Bruxelles nelle casse dello Stato.

L’ultima rimodulazione è arrivata pochi giorni prima della prematura scomparsa del Piano, giusto prima di incassare la nona rata da 12,8 miliardi. Per dire come funziona: a inizio giugno, a pochi giorni dalla fine, sono stati apportati cambiamenti per 2,1 miliardi di euro.

Addio al progetto di liberalizzazione dei servizi ferroviari Intercity e regionali attraverso la Rosco, la società pubblica chiamata ad acquistare e poi noleggiare i treni per i candidati a offrire il servizio in regime di concorrenza. Grande delusione per i pendolari che affollano vagoni fatiscenti.

Ma la buona notizia è il miliardo da utilizzare per interventi di rafforzamento dell’offerta di case green, a elevata efficienza energetica. E altri 200 milioni saranno impiegati per potenziare la misura, già esistente, sull’efficientamento energetico dell’edilizia residenziale pubblica (inserita nel Pnrr con la maxi rimodulazione di novembre 2023), che registra un surplus di domande.

Linfa anche per il Piano Casa, quindi. E un’eredità del Piano che, per fortuna, sarà spartita anche con l’edilizia. Salvo nuove modifiche, s’intende.

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