L’impatto del caro-energia sull’economia nazionale potrebbe aggravarsi ulteriormente.
Sarà bene per tutti, cittadini e imprese, mettersi al tavolino e rifare i conti. I prossimi mesi e, forse tutto il 2027, avrà come protagonista l’inflazione. Forse non ai livelli del dopo-covid, nel 2022, quanto ha superato il 9% negli Usa e l’11% nell’Eurozona. Ma di sicuro più alta del 2%, che è considerato il livello ottimale di incremento dei prezzi. Attorno quella cifra, che è il traguardo a cui cercano di teleguidare l’economia le banche centrali, i prezzi salgono abbastanza da indurre i consumatori ad acquistare i beni necessari, ma non tanto da convincerli ad aspettare che il costo dei beni scenda. Ed è per questo che quando si affaccia un’inflazione maggiore e persistente, Bce, Fed e le altre banche centrali aumentano i tassi. Così facendo rallentano la crescita dell’economia, a volte anche troppo. E se questa manovra, che equivale a gettare acqua sul fuoco dell’inflazione non piace alle imprese, che devono pagare di più per ottenere un prestito bancario, non è gradita neppure a chi ha un mutuo a tasso variabile, che si troverà a pagare rate più salate. In compenso, chi vive con uno stipendio fisso può vedere il proprio potere d’acquisto difeso, almeno in parte. E se i tassi più alti scontentano le aziende, va detto anche che un’inflazione che aumenta induce comunque i cittadini a spendere meno e, quindi, alla fine si ritorce anche contro le stesse imprese, perlomeno quelle che offrono beni di consumo.

Bisogna prepararsi a un inverno freddo, almeno dal punto di vista dell’economia. Saperlo e prepararsi per tempo è già qualcosa.
Inutile ripetere che l’inflazione che ci accompagnerà nel prossimo futuro ha un nome e cognome: guerra Usa-Iran e invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Tutte e due le guerre hanno portato con sé una diminuzione dell’approvvigionamento di gas e petrolio, con il conseguente caro-benzina e car-diesel e, a ruota, l’aumento dei prezzi. Basti pensare che a settembre il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è aumentato del 73,3% sul valore medio del 2025. Secondo Confcommercio, il rincaro nei prossimi mesi peserà quasi il doppio sulle spese obbligate, a cominciare dal cibo. Un report dell’associazione punta il dito sulla crisi energetica e sull’impatto di queste sui consumi. Le stime dell’ufficio studi di Confcommercio indicano che, se il petrolio dovesse salire fino a 140 dollari (adesso oscilla tra 100 e 120) nel 2027, l’inflazione aumenterebbe di ulteriori 0,7 punti percentuali, raggiungendo il 3,7%. Con il conto della spesa e delle utenze sempre più caro le famiglie sarebbero costrette a tagliare ulteriormente i consumi. Confcommercio ha calcolato una discesa di mezzo punto dei consumi, che corrisponde a una spesa annua di 250 euro, per un totale di 6,5 miliardi di euro in meno. Ovviamente anche il Pil scenderebbe, almeno dello 0,3%.



