Sembra proprio che il Codice Appalti sia una croce che le imprese di costruzione devono abituarsi a portare.
Riformato e presentato con clamore dal ministro alle Infrastrutture Matteo Salvini (aveva detto: «Il nuovo codice appalti mette al centro il cantiere e non la burocrazia»), si è rivelato complicato, e le imprese hanno chiesto subito modifiche.
Ma senza grandi risultati, come testimonia la lettera scritta direttamente alla premier Giorgia Meloni dalle associazioni aderenti a Confindustria Servizi Hcfs, Anir Confindustria, Uniferr, Anid e Anip, preoccupate per le nuove regole varate con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
Per il settore dei lavori i ritocchi normativi partono dalla revisione prezzi. Il compromesso raggiunto tra stazioni appaltanti e imprese comporta che per metà ciascuno si farà carico dei maggiori oneri dei costi dei cantieri.
La soluzione è stata abbassare la franchigia dal 5 al 3% e innalzare la compensazione delle eccedenze dall’80 al 90% dal momento dell’aggiudicazione della gara e non dal bando, come chiedevano i costruttori.
Ma, più in generale, sono le regole per l’edilizia che sembrano indigeste. Un altro fronte riguarda il decreto Milleproroghe, un obbrobrio giuridico che esiste solo in Italia.
Secondo Finco, il nuovo testo chiarisce definitivamente chi è per la qualificazione (e la qualità) e chi ne parla soltanto. Per questo l’associazione chiede un passo indietro all’Esecutivo sul tema della qualificazione attraverso i lavori subappaltati.
Per Finco, i lavori vanno fatti eseguire da chi li sa fare e ci si qualifica alla esecuzione di opere pubbliche con quello che si è effettivamente svolto.
La polemica abbraccia un aspetto di rilievo: i costruttori possono attribuirsi i lavori subappaltati (cioè non eseguiti) in relazione alla cifra d’affari complessiva.
Il problema sollevato riguarda, invece, l’attribuzione dei subappalti, di cui «appropriarsi» in chiave di una successiva partecipazione ai lavori pubblici.
Insomma, chi non ha eseguito un aspetto, specialistico, della realizzazione di un edificio o di una infrastruttura non dovrebbe intestarsi il merito anche di ciò che non è farina del suo sacco.
di Franco Saro