L’eccesso di umidità e la muffa nelle abitazioni possono essere provocate da fattori diversi. Ma le infiltrazioni d’acqua vanno eliminate per evitare problemi alla struttura e alla salute. Prima, però, devono essere individuate le cause.

Tra le patologie che possono affliggere un edificio, la presenza di infiltrazioni d’acqua e l’umidità sono senza ombra di smentita due problematiche tra le più presenti a livello statistico, e sentite sotto l’aspetto della fruibilità del bene immobile: possono compromettere il comfort interno delle nostre abitazioni, sia sotto il profilo del processo di deterioramento dei materiali da costruzione sia sotto quello ancor più importante, della qualità dell’aria all’interno dei locali di vita.

L’incremento del tasso di umidità dell’aria, causato dalla presenza di elevate percentuali di acqua allo stato gassoso all’interno delle abitazioni comporta un drastico peggioramento delle funzionalità dei materiali da costruzione a causa dell’instaurarsi di processi di deperimento che portano alla penalizzazione delle loro capacità prestazionali, ma soprattutto una diminuzione della qualità dell’aria che respiriamo, affetta dalla presenza di spore derivanti dalla proliferazione delle muffe che si concentrano in locali e in zone specifiche dove non è garantita una buona circolazione dell’aria.

Le tre cause dell’infiltrazione d’acqua

[ihc-hide-content ihc_mb_type=”show” ihc_mb_who=”2,4,5″ ihc_mb_template=”1″ ]

Nonostante le aziende produttrici di soluzioni impermeabilizzanti stiano da anni immettendo sul mercato materiali e tecniche d’intervento sempre più innovative e in grado di limitare le problematiche dovute alle infiltrazioni d’acqua, a livello giurisprudenziale i contenziosi civili in materia di infiltrazione d’acqua o umidità coprono circa il 60% delle cause civili e sono responsabili di circa il 40% delle spese di manutenzione effettuate a livello nazionale sui fabbricati esistenti.

Le cause che hanno portato questo triste primato sono molteplici e le responsabilità vanno ricercate tra tre principali fattori:

  • errata o assente progettazione dei sistemi di impermeabilizzazione
  • scelta di materiali di scarsa qualità, sacrificati sull’altare del risparmio a tutti i costi
  • cattiva esecuzione delle opere che dovrebbero garantire l’impermeabilità di un manufatto edile

Considerando che basterebbe uno solo degli errori sopra riportati per rendere vulnerabile un edificio, pensiamo a quale infausto risultato sia causato quando gli errori diventano due o addirittura tre.

Quando, cioè, a una assente valutazione preventiva si sommano una scadente qualità dei materiali e una messa in opera effettuata da operatori inesperti, o comunque non in grado di portare a termine una lavorazione a regola d’arte.

Capita spesso, soprattutto per un occhio inesperto, di travisare i segnali della presenza d’acqua all’interno delle abitazioni e fraintendere le cause considerando, per esempio, la presenza di muffa o l’accumulo di acqua di condensa come un problema di infiltrazione quando in realtà potrebbero essere causate da problematiche più legate all’isolamento termico o all’assenza di un corretto flusso di circolazione dell’aria.

Prima di concentraci nell’analisi delle problematiche più frequenti che sono causa di infiltrazioni d’acqua e presenza di umidità, è opportuno quindi iniziare individuando come è possibile riconoscere senza ombra di dubbio l’effetto di un’infiltrazione o della risalita capillare di umidità dal resto dei fenomeni fisici di cui gli edifici sono continuamente oggetto.

Infiltrazione d’acqua, risalita capillare o condensa?

Una traccia di umidità all’interno di un locale può essere dovuta fondamentalmente a diverse cause.

Si parla di infiltrazione quando l’acqua proviene dall’esterno ed è arrivata all’interno di un’abitazione a causa di un difetto o della rottura (anche parziale) del sistema adibito alla tenuta dell’acqua (impermeabilizzazione della copertura, delle fondazioni, di un vano scale esterno o di una terrazza).

In questi casi le tracce d’acqua hanno andamenti che seguono il principio della gravità, possono avere anche percorsi tortuosi dovuti alla presenza di discontinuità all’interno di elementi strutturali come travi o altro e si presentano solitamente a seguito di specifici fenomeni scatenati, quali eventi meteorici, rotture di impianti o condutture o altro.

Si tratta di risalita capillare quando l’acqua proviene da sotto e viene attirata verso l’alto, per capillarità delle pareti (un po’ come quando immergiamo parzialmente una spugna asciutta in un recipiente d’acqua e vediamo che la capacità di assorbimento supera la quota di immersione).

La mancanza di un sistema predisposto all’impermeabilizzazione delle fondazioni, in presenza di acqua imprigionata nel sottosuolo (a differenti quote), causa un flusso di migrazione dell’acqua verso ambienti a pressione inferiore e quindi la sua risalita.

Per riconoscere le tracce della risalita capillare da altre forme di umidità presente sulle murature, dovute per esempio a condensazione per errato isolamento termico (ponti termici) o derivanti da apporti d’acqua laterali (come accade frequentemente per murature a contatto con marciapiedi esterni non correttamente impermeabilizzati), è necessario rammentare che:

  • i segni dell’umidità sono uniformi e procedono dal pavimento verso l’alto
  • il bordo delle macchie è ben definito e solitamente raggiunge altezze di massimo 1 metro (la quota della risalita capillare dipende dalla quantità di acqua sottostante e dalla porosità dei materiali interessati; possono andare da qualche centimetro fino a qualche metro, si pensi per esempio a Venezia, dove ci sono tracce di risalita capillare a quote che superano gli 8 metri)
  • i segni persistono anche al variare delle condizioni climatiche e al tasso di umidità relativa dell’aria
  • la presenza di affioramento di sali durante i periodi di elevata evaporazione ambientale (stagioni calde).

Si parla di condensa e muffa quando un qualunque volume abitato parte di un edificio è sottoposto a un regime dinamico (cioè che varia nel tempo) che comporta variazione della temperatura e dell’umidità, sia nell’arco di un anno solare, dove le stagioni comportano flussi di calore in entrata (irraggiamento solare in estate) o in uscita (dispersione del calore prodotto dal riscaldamento in inverno), che per periodi più brevi (si pensi per esempio a un repentino cambio del tempo in una determinata giornata di una qualunque stagione).

La variazione delle temperature interne di un locale abitato comporta il cambiamento delle condizioni termo-igrometriche dell’ambiente stesso e può quindi essere responsabile di concentrazioni di umidità relativa dell’aria che in alcuni casi possono portare al fenomeno della condensa.

Infiltrazioni d'acqua
Fenomeno infiltrativo dovuto alla mancanza di impermeabilizzazione del giro scale esterno (foto di sinistra): l’acqua attraversa il pavimento e il massetto e si palesa all’interno del locale posto a fianco della scalinata.

Quando un locale ha una forte concentrazione di umidità (vapore d’acqua contenuto allo stato gassoso nell’aria) e la temperatura di una superficie verso l’esterno si abbassa fino ad arrivare alla temperature di rugiada (alla quale avviene il cambio di stato del vapore che dallo stato gassoso passa a liquido), sulla superficie il vapore d’acqua condensa e da inizio al fenomeno dell’apparizione delle muffe (è quello che accade quando estraete una bottiglia gelida d’estate, immediatamente si crea condensa sulla superficie esterna della bottiglia, cioè dove la temperatura più bassa entra in contatto con l’umidità dell’aria.

Le tracce della condensa, oltre che su vetri delle finestre può essere evidente anche su pareti e pavimenti nei casi in cui quegli ambienti sono stati sottoposti a un notevole aumento dell’umidità dell’aria (locali tipici dove abbiamo la produzione di una forte quantità di vapore d’acqua sono per esempio le camere, i bagni e le cucine, se pensiamo ad una residenza civile, le stirerie e le cucine industriali o ancora le piscine).

Infiltrazioni d'acqua
Esempi di risalita capillare di umidità.

La condensa è fondamentalmente dovuta a tre fattori, incremento dell’umidità dell’aria, mancanza di un adeguato isolamento termico delle strutture edili e scarsa circolazione dell’aria all’interno dei locali (spesso, infatti, le muffe si accumulano in corrispondenza di evidenti discontinuità dell’isolamento termico, come in corrispondenza degli angoli tra pereti esterne e solai, sul contorno dei serramenti ed in luoghi nascosti dal mobilio, dove non è possibile il passaggio d’aria).

Opportunità d’intervento

Definite le tipologie di problematiche legate alla presenza di umidità all’interno dei locali abitati e valutate le potenziali cause, non ci resta che prendere in esame le opportunità d’intervento disponibili sul mercato, per risolvere le problematiche di presenza di umidità derivante da infiltrazione, risalita capillare o presenza di condensa.

Prima di approfondire le soluzioni tecniche di intervento si ritiene opportuno effettuare una premessa: in qualunque caso vi troviate, intervenite direttamente solo se siete assolutamente certi che la causa che ha portato alla presenza d’acqua sia nota, non lasciatevi sedurre dalla «sindrome di Mac Giver», non sperimentate e affidatevi al parere di un esperto.

Si sono già visti casi in cui sono stati effettuati interventi per la riparazione dell’impermeabilizzazione di una terrazza per poi scoprire che l’acqua arrivava dalla rottura di un pluviale passante all’interno della muratura.

Esempi di muffa e Infiltrazioni d'acqua
Esempi di muffa

Se, invece, dopo una prima indagine avete la certezza della vostra diagnosi e avete valutato che si tratta di un’infiltrazione, il secondo passo è di cercare di capire quale sia la strada percorsa dall’acqua, percorrendo mentalmente a ritroso i vari passaggi dell’acqua attraverso le strutture edili e stabilendo da quale elemento dell’edificio possa provenire (da una terrazza, da un balcone, da un pluviale incassato all’interno della muratura, dalla copertura piana o inclinata).

Infiltrazione da rottura

Individuata la porzione potenzialmente interessata, dopo aver messo in sicurezza voi stessi con imbraghi o altri dispositivi che vi possano garantire un’ispezione senza rischio alcuno, potrete prendere visione diretta dell’eventuale rottura e in certi casi procedere anche autonomamente alla riparazione.

Nel caso la residenza si trovi, per esempio, al di sotto di una copertura piana con uno strato impermeabile a vista (solitamente costituito da membrane a base bituminosa o a base sintetica) che per una causa accidentale ha una fessura, sarà possibile porre rimedio al problema facendo intervenire un operaio specializzato (impermeabilizzatore) che provvederà ad applicare una pezza del medesimo materiale sulla fessura, ristabilendo velocemente l’impermeabilità della copertura o, nella peggiore delle ipotesi, si occuperà di rifare l’impermeabilizzazione della copertura stessa, sia essa piana o inclinata (in questo caso sarà inoltre necessario rimuovere i coppi o le tegole).

Infiltrazione da terrazza o balcone

Se, invece, l’infiltrazione dovesse provenire da una terrazza o da un balcone, che sono state pavimentate senza l’inserimento di uno strato impermeabile, sarà possibile intervenire secondo due possibilità:

  • nel caso le infiltrazioni siano dovute a microfessurazione della pavimentazione o delle fughe tra le piastrelle, sarà possibile applicare degli impermeabilizzanti liquidi trasparenti non filmogeni, in grado di impermeabilizzare la superficie andando ad otturare le micro fessure
  • nel caso in cui le fessure siano di entità maggiore (cioè, dello spessore di 1-2 millimetri, quindi visibili ad occhio nudo), si potrà procedere effettuano una nuova impermeabilizzazione con prodotti liquidi bi-componente a base cementizia o mono-componente a base polimerica, direttamente sulla pavimentazione esistente, per poi procedere ad una nuova pavimentazione, come mostrato nel disegno.

Infiltrazione parete di vano interrato

Se l’infiltrazione interessa le pareti di un vano interrato (scantinati, come nel caso precedente o autorimesse) la responsabilità è da ascrivere alla mancata impermeabilizzazione esterna dei muri verticali di fondazione. La soluzione da percorrere è univoca ed è rappresentata dal cemento osmotico.

Questa operazione a base di prodotti impermeabilizzanti bi-componenti è l’unica disponibile per resistere in controspinta, cioè nella condizione in cui la pressione dell’acqua che vorrebbe entrare tenderebbe a spellare un rivestimento costituito da una membrana impermeabile.

Il ciclo di intervento prevede una sequenza di passaggi da effettuare con estrema attenzione, senza tralasciare nessun passaggio, in estrema sintesi avremo:

  • rimozione dell’intonaco (se presente) fino al supporto
  • in presenza di venute d’acqua, come capita con i ferri di chiamata del calcestruzzo armato, che sono sovente causa di infiltrazioni nei vani scantinati, applicare un cemento a presa istantanea in grado di fare presa a contatto con l’acqua
  • se il supporto è coeso e stabile si potrà stendere il cemento osmotico in due passate incrociate. Se, invece, il supporto è sfarinante o di debole resistenza sarà opportuno prima effettuare un rinzaffo con una malta particolarmente resistente (la sigla della malta dovrà essere R4) e poi procedere con il cemento osmotico
  • una volta maturato il cemento impermeabilizzante (capace di frenare l’acqua, avente molecole di gradi dimensioni, ma di far passare il vapore d’acqua avente molecole molto più piccole) sarà possibile ripristinare l’intonaco preferendo una versione ad alta traspirabilità (detto intonaco macro-poroso)
  • ultimata la stagionatura dell’intonaco sarà infine possibile procedere con la tinteggiatura (se necessaria) sempre con pitture ad alta traspirabilità a base di silani e/o silossani

Risalita capillare di umidità dalle fondazioni

Passiamo ora alla seconda patologia che affligge in particolar modo gli edifici rurali e tutte le costruzioni che hanno più di 50 anni di vita, la risalita capillare di umidità dalle fondazioni.

Fino agli anni Sessanta l’impermeabilizzazione delle strutture non era una pratica consolidata come ai giorni nostri e molti edifici storici mancano totalmente di uno strato impermeabile in grado di proteggere le fondazioni della costruzione dalle infiltrazioni d’acqua (provenienti dalle precipitazioni meteoriche o in casi più complicati, dall’innalzamento della falda acquifera sottostante).

Tra le soluzioni sfruttate per la costruzione delle pareti perimetrali di un edificio storico, spesso si possono incontrare materiali come i sassi, le pietre e di mattoni pieni, tutti dotati di un elevata porosità e quindi in grado di assorbire facilmente l’acqua per capillarità, se messi in condizione di contatto diretto.

L’acqua assorbita dal piede delle pareti sale di quota per effetto della capillarità, fino a un livello che consenta all’acqua di trovare un ambiente idoneo ed evaporare, lasciando una netta linea di evaporazione sulla muratura.

L’evaporazione dell’acqua lascia come residui i componenti solidi (sali), che lentamente vanno a saturare le porosità dell’intonaco, causando il progressivo disgregamento della superficie dell’intonaco.

Il processo di disgregazione dell’intonaco è irreversibile e non potrà essere fermato fin tanto che non verrà risolto il fenomeno della risalita capillare, cioè fino a quando non verrà bloccata l’alimentazione al piede della parete.

Per risolvere le problematiche di risalita capillare dell’umidità ed evitare il fastidioso e antiestetico deterioramento dello strato superficiale dell’intonaco, esistono molteplici tecniche d’intervento, alcune delle quali estremamente invasive e dispendiose e spesso limitate a interventi di salvaguardia del patrimonio storico nazionale, come il taglio meccanico.

Tecniche di intervento

Premesso che non tutti gli interventi di risanamento dell’umidità di risalita capillare possono essere considerati definitivi, perché se non viene limitata la presenza di acqua che alimenta il piede delle pareti il fenomeno non si blocca, in questa trattazione ci concentreremo sulle tecniche d’intervento che trovano maggiore diffusione sul mercato, tra le quali le barriere chimiche, l’elettro-osmosi e gli intonaci macro-porosi.

Gli interventi di limitazione della problematica della risalita capillare vanno innanzitutto valutati con estrema attenzione in merito alla tipologia di muratura: certe tecniche d’intervento che possono essere ritenute idonee per una tipologia di muratura non sempre possono trovare applicazione per diverse tipologie.

Per esempio, la barriera chimica che descriveremo a breve può dare buoni risultati con murature compatte, effettuate con pietre e sassi, mentre può essere insufficiente per murature costruite con laterizi forati, in cui la distribuzione del materiale che deve fornire la barriera potrebbe essere discontinua e di conseguenza non chiudere il fronte di passaggio dell’acqua.

Esempio di intervento di risanamento di una terrazza con prodotto impermeabilizzante liquido pavimentabile
Esempio di intervento di risanamento di una terrazza con prodotto impermeabilizzante liquido pavimentabile
Intervento di risanamento di un vano interrato con l’utilizzo di cementi resistenti in controspinta. L’intervento con il cemento osmotico può essere vantaggiosamente effettuato anche nel caso in cui le infiltrazioni provengano dal solaio del pavimento
Intervento di risanamento di un vano interrato con l’utilizzo di cementi resistenti in controspinta. L’intervento con il cemento osmotico può essere vantaggiosamente effettuato anche nel caso in cui le infiltrazioni provengano dal solaio del pavimento
Intervento di risanamento di una parete con intonaci macro-porosi
Intervento di risanamento di una parete con intonaci macro-porosi

Barriera chimica

Partiamo quindi a descrivere brevemente la prima tecnica d’intervento, la barriera chimica, spesso adottata per interventi dall’esterno ed effettuata tramite sostanze nano-tecnologiche a base di silani, in grado di disporsi autonomamente senza soluzione di continuità e formare una barriera impermeabile al passaggio dell’umidità di risalita capillare.

Per effettuare tale intervento è sufficiente praticare una serie di fori allineati verso il piede della muratura affetta dal problema della risalita (a un’altezza di circa 5 centimetri da terra), con profondità pari allo spessore del muro meno 5 centimetri distanti tra loro di circa 10÷12 centimetri e con spessore circa 15 millimetri.

All’interno dei fori praticati si inserisce un tubicino di plastica trasparente di diametro corrispondente al foro e si collega alla cartuccia della barriera chimica nel caso il lavoro sia di piccola entità, a piccoli imbuti nel caso (come mostrato dall’immagine seguente) di interventi di entità superiore.

La barriera chimica dovrà essere distribuita dal fondo del foro verso l’operatore, evitando di riempire il foro fino al limite esterno, fermandosi a circa 2 centimetri per consentire poi la stuccatura del foro con una malta a presa rapida.

Ultimata questa operazione sarà poi possibile effettuare l’intonaco (meglio se della tipologia macro-porosa descritta di seguito) e concludere l’intervento.

Il fenomeno di degrado delle murature a risalita capillare
Il fenomeno di degrado delle murature a risalita capillare

Elettro-osmosi

Un’altra tecnica che sta ritornando alla ribalta è l’elettro-osmosi, storicamente conosciuta grazie ai soldati nazisti che per primi hanno sfruttato la polarizzazione dell’acqua per tenere basso il livello della risalita di umidità all’interno delle grotte scavate in prossimità del Lago di Garda, dove depositavano le munizioni.

La tecnica consiste nell’applicare una coppia di elettrodi (catodo e anodo) al fluido (l’acqua), collegati a una cella elettrolitica (centralina).

Il principio di funzionamento di basa sul fatto che il catodo assume carica negativa, mentre l’anodo assume carica positiva, per cui le particelle si muovono verso l’elettrodo con carica opposta rispetto loro. Se le particelle hanno carica positiva si spostano verso il catodo e se hanno carica negativa si spostano verso l’anodo.

È un intervento compatibile con molti materiali edili, esclusivamente quelli che contengono silicio, come mattoni, rocce, molti marmi, leganti a base di calce e cemento.

Dove è presente un potenziale elettrostatico naturale negativo questo potenziale assieme alla salinità e acidità dell’ambiente scinde immediatamente l’acqua in Oh- e H+, il silicio quindi si unisce all’Oh- formando silanolo, mentre l’idrogeno rimane libero; la molecola dell’acqua si lega al silicio tramite il polo negativo di ossigeno e dalla parte dell’idrogeno tende a legarsi con un ulteriore strato di acqua ma in maniera più debole dovuto alla minor carica, fermando il processo di risalita.

Lo stesso principio dell’elettrosmosi può essere sfruttato anche nelle versioni senza cavi (wireless) per mantenere a una determinata quota il livello dell’umidità di risalita all’interno delle murature di casa.

Sul mercato sono oggi disponibili dei dispositivi molto poco invasi (di dimensioni contenute e all’apparenza si presentano come delle scatole di plastica) che, secondo quanto dichiarato dai produttori, riescono a garantire un’inversione di polarità dell’acqua tramite la creazione di un campo magnetico con onde a bassa frequenza e fermare così il fenomeno della risalita capillare.

Esempio di intervento di elettro osmosi tradizionale
Esempio di intervento di elettro osmosi tradizionale

Intonaci macro porosi

L’ultimo sistema d’intervento, idoneo sia per interventi dall’interno che dall’esterno delle murature umide, è la sostituzione dell’intonaco esistente con un ciclo di intonaci macro porosi.

La tecnica si basa sulla stesura di una particolare tipologia di intonaci dotati di una porosità di volume decisamente superiore rispetto agli intonaci tradizionali, capaci quindi di contenere una maggiore quantità di depositi salini e mantenere le murature asciutte o comunque posticipare il degrado della parte esterna dell’intonaco e le efflorescenze saline.

La riuscita dell’intervento dipende dalla quantità di infiltrazione d’acqua presente al piede delle murature, secondo una semplice equazione: più acqua riesce a evaporare migliore sarà il risultato. Se, per ipotesi, la muratura assorbe per capillarità 2 litri d’acqua al metro lineare e l’intonaco è in grado di farne evaporare 3 litri al metro, la nostra muratura si asciugherà e si manterrà asciutta.

Se, invece, l’acqua che pesca la parete è di volume superiore a quanto la muratura sarà in grado di far evaporare, l’umidità si abbasserà, ma rimarrà presente.

A livello esecutivo il ciclo d’intervento con gli intonaci macro-porosi si sviluppa come riportato e rappresentato nel disegno:

  • rimozione del’intonaco esistente per una quota di almeno 50 centimetri superiore alla linea di evaporazione (quella che potete distinguere facilmente dalla presenza di efflorescenze saline (una specie di barba di sali)
  • applicazione di un liquido desalinizzante fino a saturazione del supporto (cioè, fino a quando, applicando il liquido desalinizzante non lo vedrete scivolare sulla superficie)
  • stesura di un rinzaffo macro-poroso (il rinzaffo è un fondo dell’intonaco che va dato in circa mezzo centimetro di spessore)
  • applicazione, fresco su fresco (cioè, una lavorazione dietro l’altra senza attendere la stagionatura della mano precedente) dello strato di intonaco macro-poroso (spessore massimo per mano pari a 4 centimetri)
  • finitura traspirante, sia nel caso di intonachini che di pitture (a base di silani e/o silossani)

L’ultima patologia che rimane da analizzare è probabilmente quella che chiunque di noi ha visto almeno una volta manifestarsi all’interno di un appartamento: la muffa da condensa o da presenza d’acqua.

In precedenza, abbiamo visto quali siano le condizioni termo-igrometriche che portano alla creazione di muffa all’interno dei locali abitati non affetti da infiltrazioni, ma non abbiamo ancora approfondito quali siano le cause e le problematiche da essa rappresentate.

La creazione di condensa e, quindi, il proliferare delle muffe in certe porzioni di fabbricato è dovuta fondamentalmente a due potenziali cause: errato o insufficiente isolamento termico dell’involucro dell’edificio o di porzioni dello stesso (molto spesso in prossimità delle pareti più fredde, quelle rivolte a nord, dell’attacco dei solai e in prossimità degli infissi) e/o insufficiente o assente circolazione dell’aria all’interno dei locali (che rimanendo chiusi per lunghi periodi possono far aumentare la concentrazione di vapore d’acqua all’interno degli ambienti abitati fino a raggiungere la saturazione e, quindi, la condensa.

Basti pensare che ogni persona, durante il sonno, produce circa 100 grammi di vapore d’acqua ogni ora.

Esempio di barriera chimica tramite iniezione di sostanze idrofobizzanti al piede delle murature
Esempio di barriera chimica tramite iniezione di sostanze idrofobizzanti al piede delle murature

La muffa

La muffa, oltre a essere un fenomeno sgradito sotto l’aspetto estetico, è decisamente un fenomeno dannoso se riferito alla qualità dell’aria che respiriamo all’interno delle nostre case.

La presenza della muffa, alimentata dall’acqua che si forma a causa della condensa (si origina a causa dei milioni di spore vegetali che circolano nell’aria, una superficie umida diventa un terreno fertile perché attecchisca) può portare a irritazioni delle vie respiratorie, degli occhi e della pelle, fino a bronchiti croniche, asma e malattie allergiche.

La problematica della condensa all’interno degli alloggi può essere risolta facendo leva su due soluzioni che possono essere applicate assieme nei casi peggiori o singolarmente in altri casi: miglioramento della circolazione e del ricambio d’aria e/o risanamento di problematiche dovute ai ponti termici (definiti come discontinuità o insufficienze dell’isolamento termico che dovrebbe garantire le condizioni di comfort degli ambienti vissuti, unanimemente riconosciute in 20 gradi di temperatura e un tasso di umidità relativa dell’aria attorno a 65%).

Le casistiche sono presto riassunte:

  • edificio correttamente isolato, ma con un ricambio d’aria scadente, classico caso delle nostre case che lasciamo al mattino senza aver cambiato l’aria aprendo le finestre per una ventina di minuti e ritroviamo al termine di una lunga giornata di lavoro con all’interno la stessa aria del giorno precedente e, quindi, con un tasso di umidità in incremento continuo
  • situazioni dove la circolazione e il ricambio d’aria è correttamente eseguito tutti i giorni (anche più volte al giorno), ma l’isolamento termico dell’involucro è deficitario a causa della presenza di porzioni affette da ponti termici delle strutture e quantità di isolamento non adeguate
  • l’unione delle due condizioni

Per risolvere definitivamente le problematiche presentate nel primo caso sarà sufficiente prevedere un ricambio d’aria manuale, aprendo le finestre per brevi periodi durante la giornata (soprattutto nelle stagioni fredde) o avvalersi di un impianto di ventilazione meccanica controllata (detto Vmc) programmabile.

Infiltrazioni d'acqua
Funzionamento Vmc puntuale, fase di immissioni dell’aria esterna (con recuperatore)
Intervento a cappotto tradizionale (esterno) e contropareti interne
Intervento a cappotto tradizionale (esterno) e contropareti interne

La ventilazione meccanica controllata 

La ventilazione manuale è stata oggi superata dalla ventilazione meccanica controllata (Vmc), capace di garantire un corretto ricambio d’aria a fronte di una minore dispersione energetica, ottenibile grazie ad apparecchi dotati di recuperatore di calore, di operare una migliore e più accurata distribuzione, rispetto all’apertura delle finestre, che potrebbe risultare insufficiente al fine di ottenere una corretta miscelazione e di fornire una corretta filtrazione grazie a filtri specifici da porre in linea con l’impianto di ventilazione, complementari e non sostituivi dell’impianto stesso.

I sistemi di ventilazione meccanica controllata possono essere di tre diverse tipologie in base ai volumi da servire:

  • centralizzata a servizio dell’intero condominio (solitamente sfruttata per i nuovi edifici)
  • centralizzata a servizio del singolo appartamento
  • puntuale a servizio di ogni ambiente

L’ultimo tipo è un ottimo compromesso per funzionalità ed economicità dell’intervento, spesso indicato in ambito di interventi di efficientamento dell’involucro, che si compone di tre fasi, come di seguito esemplificato nelle immagini.

La soluzione per il secondo caso necessita di una minima analisi della situazione, per consentire un intervento puntuale senza sprechi di risorse tramite un’indagine con termocamere a raggi infrarossi, in grado di rilevare le diverse temperature delle superfici delle murature interne a un alloggio e smascherare eventuali ponti termici, come mostrato ad esempio dalle immagini di seguito riportate.

Una volta determinata la porzione o la parete che ha mostrato un deficit di isolamento l’intervento risolutivo viene eseguito con la tecnica di isolamento a cappotto, applicabile sia dall’esterno della parete oggetto di indagine che dall’interno, nel caso in cui sia impossibile troppo oneroso effettuare l’intervento dall’eterno (non dimenticate che ci sono regolamenti edilizi e leggi che determinano le distanze minime tra i fabbricati).

Tali interventi possono messere eseguiti applicando con l’uso di un collante a base cementizia, dei pannelli di materiale isolante nello spessore corretto (spessore che dovrà essere preventivamente calcolato da un esperto termotecnico), poi fissati meccanicamente con l’ausilio di tasselli di lunghezza adeguata in base alla tipologia di muratura e rivestiti ulteriormente da una rasatura cementizia armata, per chiudere in ciclo con una finitura estetica detta intonachino.

Un’alternativa all’isolamento a cappotto da effettuarsi solo dall’interno, è rappresentata da un intervento di contro parete, eseguibile sia con pannelli prefabbricati composti da una lastra in gesso rivestito (cartongesso) accoppiata con uno strato di isolamento termico in polistirene espanso (Eps), estruso (Xps), fibre minerali (roccia o vetro) o naturali (legno, canapa o cotone) avente spessore da valutare sempre con il supporto di un tecnico incaricato, che con strutture metalliche di sostegno dotate di intercapedini da riempire sempre con le medesime tipologie di pannelli adibito a isolamento termico.

Rilevazioni termografiche di ponti termici puntuali
Rilevazioni termografiche di ponti termici puntuali

Nell’ultimo esempio, che potremmo definire caso disperato, sarà necessario provvedere alla risoluzione del problema mettendo in campo entrambe le tecniche d’intervento appena descritte.

Unire quindi al risanamento dell’isolamento termico (o la correzione di eventuali ponti termici) anche un corretto flusso di ventilazione e ricambio dell’aria interna, tramite ventilazione manuale o meccanica.

Quanto presentato in questo articolo vuole essere un primo aiuto per affrontare problematiche di presenza d’acqua all’interno delle vostre abitazioni, di immediata e semplice valutazione.

In tutti i casi più complicati o per porzioni di fabbricato difficoltose da raggiungere e quindi più pericolose, sarà necessario avvalersi della consulenza di un esperto in materia prima di effettuare qualsiasi intervento e nell’eventualità affidarsi alle mani di un operaio specializzato.

di Cristiano Vassanelli

[/ihc-hide-content]


Articoli correlati