Il mondo dell’impiantistica civile e industriale, della climatizzazione e delle energie rinnovabili si è dato appuntamento a Milano per l’inaugurazione della 44esima edizione di Mce Mostra Convegno Expocomfort. L’evento, che affonda le sue radici negli anni Sessanta, si conferma come una delle vetrine internazionali più prestigiose per il comparto, trasformando i padiglioni di Fiera Milano in un laboratorio dove la tecnologia incontra la sostenibilità. La manifestazione.
Gli eventi organizzati durante la fiera dedicata al settore Hvacs, tra analisi di mercato, previsioni e problemi da superare per un settore che vanta un valore aggiunto di 27 miliardi rappresentano un momento di scambio commerciale, ma si pone come uno snodo strategico fondamentale, capace di mettere in relazione le eccellenze produttive italiane con i principali mercati mondiali, in un momento storico in cui l’efficienza energetica è diventata la priorità assoluta per l’economia globale. Mce è stato anche un momento di riflessione caratterizzato da incontri e convegni dai contenuti stimolanti.
L’appuntamento alla prossima edizione è fissato dal 7 al 10 marzo 2028.
di Alice Fugazza
Teha: il comparto Hvac vale 83 miliardi
Lorenzo Tavazzi, senior partner e responsabile dell’area Scenario Intelligence di The European House – Ambrosetti, a Mce ha presentato un rapporto strategico destinato a ridefinire la percezione del settore Hvac in Italia. Lo studio, frutto di una mappatura capillare che ha incrociato oltre 5 milioni di dati nell’ultimo decennio, fotografa una filiera che non è più una nicchia tecnica, ma una vera colonna vertebrale della manifattura nazionale.

«Siamo di fronte a un motore di crescita che ha sovra performato quasi tutti gli altri settori dell’economia italiana», ha esordito Tavazzi, sottolineando come il fatturato complessivo di 83 miliardi di euro superi di quasi due volte quello dell’abbigliamento e sorpassi l’intera industria metallurgica.
I numeri presentati delineano una realtà industriale ad alto rendimento sistemico, capace di generare un valore aggiunto di 27 miliardi di euro, una cifra che doppia ampiamente il contributo del settore farmaceutico al Pil.
Le potenzialità del settore Hvac
Tavazzi ha posto l’accento sulla capacità moltiplicativa del comparto: ogni euro investito nella filiera Hvac ne attiva infatti 2,83 nel resto dell’economia, mentre ogni posto di lavoro diretto ne abilita mediamente altri tre nell’indotto. «Non tutti i settori sono uguali, e questo comparto si posiziona al secondo posto assoluto in Italia per capacità di moltiplicazione del Prodotto Interno Lordo».
Tuttavia, questo dinamismo non deve essere dato per scontato, poiché i segnali di rallentamento dell’ultimo anno indicano la necessità di politiche di supporto mirate. Il rapporto si è poi spostato sulla sfida della transizione energetica, evidenziando come l’80% dei consumi residenziali sia legato proprio agli impianti di riscaldamento e raffrescamento.
In questo contesto, l’edificio sta subendo una trasformazione strutturale dove il valore di mercato è sempre più dettato dalla classe energetica. Tavazzi ha rilevato che il differenziale di prezzo tra immobili efficienti e non è raddoppiato dal 2018 ad oggi, raggiungendo un premium price dell’80%. Questa spinta verso lo smart building è confermata dall’adozione di indicatori come lo Smart readiness indicator della Commissione Europea, che valuta la capacità di un edificio di interagire con la rete e ottimizzare il comfort.
Su sette criteri di impatto definiti da questo indicatore, ben cinque dipendono direttamente dalle tecnologie Hvac.
Il nodo critico, normative e formazione
Un punto critico emerso dalla ricerca riguarda il capitale umano e la consapevolezza sociale. Se da un lato il mercato richiede soluzioni sempre più integrate, dall’altro il 61% delle aziende fatica a trovare personale qualificato, con un rischio concreto di mismatch tra competenze e innovazione. Tavazzi ha inoltre evidenziato un paradosso comunicativo: mentre la tecnologia corre, il 64% degli italiani dichiara di avere informazioni scarse o nulle su questi temi.
«La complessità impiantistica deve essere nascosta da interfacce intuitive per l’utente finale», ha ammonito il consulente, indicando nella facilità d’uso la chiave per trasformare la tecnologia in reale benessere quotidiano.
Lo studio prospetta quindi due scenari divergenti per il 2030: se l’Italia saprà garantire stabilità normativa, neutralità tecnologica e una formazione d’eccellenza attraverso partnership con gli Its, il valore aggiunto del settore potrebbe salire a 36 miliardi di euro. Al contrario, senza un supporto strategico, il rischio è quello di un impoverimento competitivo che porterebbe la filiera a contrarsi fino a 23 miliardi. La differenza tra questi due percorsi vale 13 miliardi di euro per la filiera e oltre 46 miliardi per l’intero sistema Paese.
«È evidente che l’obiettivo è valorizzare le opportunità di una transizione che vede la user experience al centro», ha concluso Tavazzi, richiamando le istituzioni a una visione di lungo periodo che tuteli soprattutto le piccole e medie imprese impegnate nel rinnovamento digitale e green.
Sguardo al domani con Energy is Evolving
Massimiliano Pierini, managing director Rx Italia
Nel convegno di apertura, il manager ha sottolineato come la filiera Hvac sia il vero motore della transizione energetica nazionale. Citando i dati del rapporto strategico commissionato a Teha, Pierini ha rivelato come questo settore sia ormai diventato il quinto comparto manifatturiero per contributo alla crescita del Pil italiano. Pierini ha anche posto l’accento sulla responsabilità sociale del mercato, ricordando che la povertà energetica colpisce ancora una fetta significativa della popolazione.

Per affrontare queste sfide, ha tracciato tre linee guida fondamentali che passano necessariamente per una stabilità normativa che permetta alle aziende di pianificare investimenti a lungo termine, una collaborazione più stretta tra scuole e imprese per colmare il deficit di personale qualificato e un’accelerazione verso lo smart building, trasformando gli edifici in ecosistemi digitali semplici da utilizzare.
L’internazionalità della fiera è stata ribadita con forza dal numero impressionante di delegazioni estere presenti, con un focus particolare sulla partnership con il Giappone, nazione ospite d’onore rappresentata in platea da autorevoli membri della Japan External Trade Organization.
Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano
Giovanni Bozzetti, presidente di Fondazione Fiera Milano, ha voluto rimarcare la forza del fare sistema testimoniata dalla presenza di esponenti del governo regionale e nazionale. «La fiera non è solo un semplice spazio espositivo, ma è concepita anche come strumento di diplomazia economica e volano di sviluppo per il territorio: i 1.800 espositori e i 160 mila visitatori sono la prova di un’Italia che guida il cambiamento attraverso un ambientalismo pragmatico, capace di coniugare la salvaguardia del pianeta con la tenuta del sistema sociale e produttivo».
Paolo Crisafi, presidente di Remind
Il tema delle buone pratiche è stato approfondito da Paolo Crisafi, presidente di Remind, Associazione Italiana Buone Pratiche Settori Produttivi, che ha scelto di intervenire direttamente dalla platea per sottolineare il valore della prossimità e della collaborazione tra pubblico e privato. Crisafi ha annunciato che l’intero ecosistema del comfort è stato ufficialmente mappato come buona pratica nazionale, riconoscendo l’eccellenza dei professionisti e delle imprese che operano nel settore.
L’associazione, Remind, si pone l’obiettivo di valorizzare queste competenze sia sul mercato interno che su quello internazionale, favorendo una rete di eccellenze che metta a sistema lavoratori, istituzioni locali ed europee in un’ottica di crescita sostenibile e condivisa.
Ono Hikariko, ambasciatrice del Giappone in Italia
Il diplomatico ha celebrato la scelta del suo Paese come partner ufficiale della manifestazione e ha sottolineato come, in un contesto di crescenti incertezze globali, la sfida energetica e il contrasto al cambiamento climatico siano diventati prioritari: il Giappone, nazione leader nelle tecnologie per l’efficienza energetica, nelle pompe di calore e nelle soluzioni rinnovabili, vede in questa fiera una piattaforma fondamentale per la collaborazione strategica. Il 2026 segna inoltre il 160esimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia, un legame recentemente rafforzato dalla visita della Presidenza del Consiglio italiana a Tokyo, che ha confermato l’energia come settore cardine della cooperazione bilaterale, unendo due nazioni che, pur prive di materie prime, eccellono nell’innovazione tecnologica.
Marco Nocivelli, vicepresidente di Confindustria
Ha posto l’accento sulla centralità del comparto edilizio come primo responsabile dei consumi energetici, superando persino trasporti e industria. Nocivelli ha evidenziato un dato economico di forte impatto: tra il 2020 e il 2023, l’adozione di nuove tecnologie ha permesso di risparmiare circa 50 miliardi di euro in bollette energetiche e 70 milioni di tonnellate di Co2. Nonostante questi successi, il vicepresidente di Confindustria ha rivolto un appello alle istituzioni affinché accelerino l’attuazione di strumenti come l’iperammortamento e i vari bonus edilizi, necessari per fornire alle imprese quella stabilità normativa indispensabile per continuare a investire, ricordando inoltre che l’export rappresenta ormai oltre il 50% del fatturato del settore.
Alessandro De Carli, consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Milano
Ha voluto unire i vari punti emersi nel dibattito sottolineando il ruolo cruciale del professionista tecnico. De Carli ha spiegato che tra la tecnologia offerta dai produttori e le necessità economiche delle famiglie deve esserci la figura dell’ingegnere, capace di guidare i cittadini verso le soluzioni più adatte. Oltre alla povertà energetica legata al riscaldamento, De Carli ha sollevato un tema emergente e critico: la povertà di raffrescamento. In un mondo segnato dal riscaldamento globale e dalle isole di calore urbane, il concetto di comfort non è più un lusso, ma una necessità di adattamento climatico che richiede competenze tecniche d’avanguardia per evitare soluzioni inefficienti e costose.
Un trend in crescita per le pompe di calore
L’attuale panorama della transizione energetica individua nell’elettrificazione dei consumi termici uno dei pilastri fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione. In questo contesto le pompe di calore sembrano una soluzione tecnologica di riferimento, anche se la loro diffusione è condizionata da un’articolata combinazione di dinamiche di mercato, quadri regolatori in evoluzione e barriere strutturali che percorrono tutta la filiera.
Una mappatura recente effettuata dagli esperti del Politecnico di Milano (PoliMi School of Management – Energy & strategy) e da Hpt-Heat Pump Technologies, delle soluzioni adottate evidenzia un perimetro applicativo estremamente vasto, che spazia dalle macchine idroniche ai sistemi ibridi, fino alle unità aria-aria, integrando spesso elementi complementari e terminali evoluti per rispondere alle specifiche esigenze del comparto residenziale, del terziario e, in prospettiva, dell’industria.
Il valore del mercato delle pompe di calore
Le analisi del mercato italiano indicano che ha registrato una crescita del fatturato tra il 2024 e il 2025 pari a circa il 6%, attestandosi su un valore prossimo ai 2,8 miliardi di euro
Tuttavia, un’analisi più approfondita, rivela che l’andamento è più eterogeneo di quanto si pensi: infatti, mentre il segmento del terziario, caratterizzato da macchine di taglia elevata, mostra tassi di crescita significativi, i sistemi idronici e ibridi destinati al residenziale hanno subito una contrazione, risentendo l’instabilità degli incentivi.
Un dato di particolare rilievo emerge dal rapporto fra fatturato e specializzazione commerciale. Il mercato nazionale, invece, è dinamico: i segmenti con il volume registrato più alto, come split e multi split, sono dominanti da prodotti di importazione. Le imprese italiane invece, mantengono una forte specializzazione e una posizione di leadership in nicchie tecnologiche di alto valore aggiunto che, pur garantendo un’elevata produzione interna, contribuiscono in misura più circoscritta al fatturato complessivo.
La filiera
La struttura della filiera rappresenta un ulteriore elemento di riflessione, poiché si distinguono tre configurazioni principali che determinano l’efficacia della penetrazione tecnologica: nel residenziale prevale il modello
produttore-distributore-impiantista, dove l’ultima di queste figure funge proprio da interfaccia diretta con l’utente finale. Tuttavia, la limitata specializzazione tecnica dell’installatore e la scarsa propensione all’innovazione agiscono come barriere all’adozione di soluzioni più complesse e, magari, più innovative e più performanti.
Una configurazione intermedia invece, caratterizza il settore terziario e le Pmi, dove operano impiantisti di maggiori dimensioni o energy service company. Il modello del produttore integrato, però, è centrale nel rapporto con la grande industria: offre un servizio chiavi in mano, con progettazione e manutenzione incluse. La crescita delle competenze, in particolare rivolta alle figure meno specializzate, resta una condizione necessaria per sostenere la tradizione.
Le norme: un quadro frammentato
Per quanto riguarda invece le norme, il quadro è frammentato: se i certificati bianchi soffrono di declino strutturale causa oneri procedurali eccessivi, le detrazioni fiscali rimangono uno strumento di facile accesso, nonostante l’incertezza sulle aliquote future. Il passaggio alla Transizione 5.0 e l’introduzione del nuovo iperammortamento, operativo già da quest’anno, offrono nuove opportunità per il comparto Hvac, garantendo
benefici fiscali legati all’ammortamento dei beni strumentali.
Non positiva la recente esperienza del Conto Termico 3.0: l’estensione ai sistemi fotovoltaici integrati e alle comunità energetiche ha generato una domanda tale da portare all’esaurirsi dei fondi e alla conseguente sospensione della misura, poi riattivata. A questo si aggiungono diverse incertezze: quella Ets2, posticipato al 2028, che imporrà costi addizionali sull’uso di combustibili fossili negli edifici, incentivando ulteriormente il vettore elettrico, pur gravato da un prezzo dell’energia ancora fortemente influenzato sulla volatilità del gas naturale.
Pompe di calore: i vantaggi
Le analisi di business case condotte su diverse tipologie edilizie confermano la validità economica degli investimenti: per una villetta monofamiliare, l’installazione di una pompa di calore, specialmente se accoppiata a un impianto fotovoltaico per massimizzare l’auto consumo, garantisce tempi di ritorno e dell’investimento compresi tra i sei e gli otto anni, con tassi interni di rendimento presumibilmente a doppia cifra.
Risultati analoghi anche nei condomini e nel settore alberghiero tramite sistemi Vrf (Variable refrigerant flow), mentre le applicazioni industriali ad alta temperatura rimangono ancora in una fase di sperimentazione tecnologica.
Gli scenari 2030 delineati dal Pniec fanno emergere sicuramente una sfida ambiziosa: lo stock installato a oggi è sicuramente ingente, solo il 10% delle unità è attualmente impiegato per la climatizzazione invernale in sostituzione a dei sistemi tradizionali.
Le proiezioni indicando quindi che la traiettoria si colloca nell’esatta metà strada tra uno scenario conservativo rispetto alle politiche vigenti e obiettivi comunitari più stringenti. Per colmare il gap di circa 1 milione di unità mancanti rispetto ai target Ue, sarà indispensabile garantire una stabilità normativa di lungo periodo e una riforma del mercato elettrico che tuteli la competitività del prezzo del chilowattora rispetto ai vetri fossili, consolidando così il ruolo della pompa di calore come abilitatore primario della transizione energetica nazionale.
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