I dati dell’associazione dei produttori europei di materie plastiche registrano un prevedibile aumento di utilizzo di Pvc per il 2023 e oltre, grazie soprattutto alle opere legate al Pnrr. Il 2022, invece, ha segnato una battuta d’arresto a causa dei costi dell’energia
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I materiali sintetici sono sempre più necessari per salvaguardare l’equilibrio naturale. Sembra un paradosso ma, se si esclude la nicchia della bioedilizia, i grandi processi di riqualificazione e di costruzione degli edifici non prescindono dall’utilizzo di Pvc. I dati relativi all’utilizzo di questo materiale risultano, quindi, particolarmente interessanti per monitorare il mercato delle costruzioni.
Il cloruro di polivinile, polivinile o Pvc per gli amici, è il terzo polimero sintetico di plastica più prodotto al mondo (dopo polietilene e polipropilene). Ogni anno nel globo sono prodotte circa 40 milioni di tonnellate di Pvc: è un materiale disponibile in forme rigide (a volte abbreviate in RPvc) o flessibili.
Il Pvc rigido è utilizzato nella costruzione di tubi, porte e finestre. Ma anche per bottiglie di plastica, imballaggi e tessere bancarie. L’aggiunta di plastificanti rende il Pvc più morbido e flessibile: in questo caso è utilizzato in impianti idraulici, isolamento di cavi elettrici, pavimentazioni, segnaletica, prodotti gonfiabili e sostituti della gomma.

L’aggiornamento sul mercato arriva dal Pvc Forum Italia, l’associazione che riunisce le principali aziende di produzione, lavorazione e trasformazione del Pvc, i produttori di additivi e di macchine trasformatrici. Il Pvc Forum fa parte del Network europeo dei Pvc forum collegati a Ecvm (European Council of Vinyl Manufacturers), l’associazione dei produttori di Pvc, a sua volta divisione dell’associazione dei produttori europei di materie plastiche (Plastics Europe). L’associazione periodicamente fa il punto sullo stato di salute del comparto.
Dopo l’ottima crescita registrata nel 2021 soprattutto grazie al traino dell’edilizia, rende noto Pvc Forum Italia, nel 2022 sono state consumate in Italia 586 mila tonnellate di Pvc vergine, espresse in peso di resina, tornando sui livelli analoghi al 2020.
L’indagine di mercato realizzata da Plastic Consult per conto dell’associazione segnala anche una contrazione annuale di circa il 10%, in linea con quella di tutte le termoplastiche vergini nel loro complesso (5,35 milioni di tonnellate totali).
Le cause? Secondo gli analisti di Plastic Consult sono da imputare all’aumento dei costi energetici legati al conflitto bellico in Ucraina e all’inflessione della domanda, soprattutto a partire da settembre 2022.ù

Occorre però considerare che questi volumi non tengono conto dell’utilizzo di Pvc riciclato, quantificabile in Italia in circa 80 mila tonnellate, al cui interno è in aumento quello da post consumo. Le 586 mila tonnellate di Pvc trasformate in Italia lo scorso anno sono equamente divise tra Pvc rigido e plastificato. Il 67% del totale è rappresentato da Pvc resina mentre il rimanente 33% da compound.
L’edilizia, con una quota di quasi il 35% del mercato, si conferma stabilmente la principale applicazione d’impiego. Seguita dall’imballaggio che, con 65 mila tonnellate corrispondenti all’11% del mercato, registra un incremento di 2 mila tonnellate rispetto all’anno precedente.

L’Italia è anche una forte esportatrice di prodotti in Pvc. L’export lo scorso anno è rimasto stazionario per i tubi non in pressione, in calo per quelli in pressione, mentre sono stabili le esportazioni di componenti. Per il Pvc plastificato si registra una stabilizzazione delle quote di export di tutti i principali segmenti ma, in valore assoluto, una contrazione dei volumi.

L’analisi contiene anche previsioni per il 2023. I risultati saranno influenzati da fattori esterni: da una parte, positivamente, il rientro dei costi energetici (che si stanno attestando sui livelli di giugno-luglio 2021) e la contrazione dei prezzi della resina di Pvc. Le misure del Pnrr possono impattare sulla filiera del Pvc, per esempio quelle che riguardano le infrastrutture idriche (4,3 miliardi di investimenti stanziati) e fognarie (0,6 miliardi), mobilità sostenibile e logistica integrata (oltre 25 miliardi).
Ma, d’altra parte, occorre anche considerare il contesto macro ancora sfavorevole con l’Eurozona in recessione, il calo della domanda finale del largo consumo conseguente all’inflazione e all’impennata dei tassi di interesse e l’edilizia in netto rallentamento dopo 18 mesi di corsa (2021 e 2022), con compravendite immobiliari in calo e conseguente impatto negativo sulle ristrutturazioni.
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