Il settore piastrelle ceramiche, uno dei fiori all’occhiello della produzione italiana, è nella tenaglia di un sistema regolatorio che non funziona, del costo dell’energia e dell’import extra Ue. E ora c’è l’incubo dazi.
«Il preconsuntivo per l’anno 2024 mostra una crescita del 2% delle vendite complessive di piastrelle e lastre ceramiche espresse in volume, principalmente spiegata dalle esportazioni, in quanto l’Italia è praticamente ferma sui livelli dell’anno precedente.
I mercati che hanno meglio performato in quantità sono quelli extra europei, a partire da Nord America e Golfo, mentre la congiuntura su quelli comunitari ha registrato flessioni, marcate in Francia e Germania.
Non abbiamo a oggi il dato sui fatturati, ma se la dinamica registrata nei primi nove mesi proseguirà, ci aspettiamo un calo», aveva anticipato a YouTrade Augusto Ciarrocchi, presidente di Confindustria Ceramica.
La previsione per il 2025 potrebbe rivelarsi anche più severa per una delle industrie cardine del sistema industriale italiano, che dovrà vedersela anche con il rincaro dell’energia e l’incubo dei dazi minacciati da Donald Trump.
Ma non solo. Resta sul tappeto anche la revisione sistema Ets, Bref Ceramico e il contrasto alla concorrenza sleale dei prodotti extra Ue, decisive per la competitività dell’industria ceramica nazionale.
Il sistema Ets e il Bref Ceramico: cosa sono?
Il sistema Ets (Emission trading scheme) è un commercio delle emissioni progettato per chi emette anidride carbonica (Co2) e altri gas serra.
Le Bref (Best Available Techniques Reference Documents), invece, sono relazioni di riferimento elaborate nell’Unione Europea per descrivere i processi industriali, i livelli di emissione e di consumo delle tecniche applicate e le migliori tecniche disponibili per la prevenzione e il controllo integrati dell’inquinamento che deriva dalle attività industriali.
Due aspetti su cui Confindustria Ceramica è molto critica. La domanda di ceramica, ha fatto sapere l’associazione confindustriale, ha registrato andamenti diversificati sui mercati esteri e sostanziale stabilità sul mercato domestico.
Ora, però, «la competitività futura dell’industria ceramica italiana dipenderà da decisioni fondamentali in sede europea, quali il Clean Industrial Act, la revisione del sistema Ets sulle emissioni di Co2, quelle del Bref Ceramico sulle migliori tecniche disponibili e dalle iniziative di contrasto alla concorrenza internazionale sleale».
Industria ceramica italiana: i numeri 2024
Il bilancio del 2024 per il settore, in ogni caso, presenta luci e ombre: l’industria italiana delle piastrelle di ceramica ha terminato l’anno passato con un lieve incremento dei volumi di vendita, ma anche con una contrazione della produzione.
Il preconsuntivo 2024 elaborato da Prometeia evidenzia per l’industria italiana delle piastrelle di ceramica un lieve incremento, con volumi di vendite intorno ai 376 milioni di metri quadrati (+1,9% rispetto al 2023), derivanti da esportazioni nell’ordine di 291 milioni di metri quadrati (+2,4%) e vendite sul mercato domestico prossime agli 85 milioni di metri quadrati (+0,3%).
A fronte di dinamiche complessivamente stagnanti sui mercati europei, recuperano le vendite in Nord America e Asia.
Rispetto ai dati pre-pandemici, la flessione dei volumi è nell’ordine di -7,5%. Il dato di preconsuntivo della produzione è stimato in contrazione del -2%.
Il nodo decarbonizzazione
«Il contesto competitivo nel quale le nostre aziende sono chiamate a operare sarà determinato da decisioni di straordinaria importanza che l’Europa prenderà nei prossimi mesi, per le quali chiediamo il supporto ed il sostegno di tutte le istituzioni nazionali ed europee», ha commentato Ciarrocchi in occasione della presentazione dei dati.
«Siamo a favore di una decarbonizzazione pragmatica, che avvenga in tempi adeguati alle tecnologie realmente disponibili, evitando però di continuare a penalizzare la nostra industria che, grazie ai rilevanti investimenti fatti nel corso degli anni, ha già avviato percorsi con riduzione nelle emissioni che non hanno pari nel contesto internazionale.
È essenziale che nella definizione delle norme in tema ambientale si abbandoni l’approccio ideologico fin qui seguito, che definisce aprioristicamente il traguardo ed i tempi, senza considerare quali siano i possibili percorsi da intraprendere per arrivare al risultato».
Revisione del sistema Ets
L’industria ceramica italiana, ha specificato un comunicato ufficiale dell’associazione, considera fondamentale e urgente la revisione del sistema Ets, dove la speculazione trasferisce in modo assurdo risorse dall’economia reale alla finanza e dove l’assenza di alternative tecnologiche trasforma l’obbligo di acquisto di quote di CO2 in una tassa sulla produzione.
Il commercio delle emissioni di carbonio (Ets) ha l’obiettivo di limitare il cambiamento climatico creando un mercato con quote limitate per le emissioni.
Il commercio delle emissioni di carbonio è un metodo comune che i Paesi usano per tentare di rispettare i loro impegni nell’ambito dell’accordo di Parigi, con schemi operativi in Cina, nell’Unione Europea, mentre la nuova amministrazione Usa ha stracciato gli impegni presi e si è tirata fuori.
Il commercio delle emissioni stabilisce un limite quantitativo totale alle emissioni prodotte da tutti gli emettitori partecipanti, che determina di conseguenza i prezzi delle emissioni.
Il problema è che, come avviene in Borsa, su questo trading si innesca anche una componente speculativa.
Con il commercio delle emissioni, in ogni caso, un’industria energivora che emette più CO2 della sua quota deve acquistare il diritto di consumare di più e acquista questo diritto dalle imprese con meno emissioni.
Le quote di scambio delle emissioni coprono un’ampia fascia di prezzo, che varia secondo i momenti. Per esempio, può andare da 12,7 euro per tonnellata di CO2 nel sistema nazionale di scambio delle quote di carbonio della Cina per salire a 77 euro per tonnellata di CO2 nell’Eu-Ets (prezzo a fine gennaio 2025): una disparità evidente, considerando anche che Pechino è responsabile di buona parte delle emissioni globali.
Anche altri gas serra possono essere oggetto di trading, ma vengono indicati come multipli standard dell’anidride carbonica in relazione al loro potenziale di riscaldamento.
Energia e concorrenza
Un sistema che penalizza anche la cogenerazione, la tecnologia che presenta i maggiori livelli di efficienza energetica a parità di energia primaria utilizzata.
Inoltre, secondo Confindustria, le bozze del Bref Ceramico, ovvero delle nuove norme che individueranno le migliori tecniche disponibili e i limiti ad esse associate, «registrano limiti incomprensibilmente bassi, il cui rispetto appare tecnicamente impossibile e dove nessuna valutazione economica è stata svolta per identificarne l’effettiva sostenibilità, una condizione invece richiamata espressamente dalla nuova direttiva sulle Emissioni Industriali 2.0».
Anche perché, dicono con ragione gli industriali, il problema dei prezzi di gas metano ed energia elettrica in Italia, molto più alti sia rispetto a quelli dei concorrenti internazionali che degli altri Paesi europei, va risolto con il completamento del mercato unico dell’energia, in grado di evitare troppe disparità continentali e di costruire un campo di regole e di aiuti per le imprese realmente armonizzato.
C’è, poi, il problema del commercio internazionale, che presenta forti criticità. L’Europa registra crescenti importazioni di ceramica a basso costo dall’India, provenienti da fabbriche con discutibili (o, meglio, discutibilissimi) livelli di tutela dei lavoratori e dell’ambiente.
«Abbiamo bisogno di politiche e strumenti di difesa commerciale adeguati ed è indispensabile alzare significativamente i dazi antidumping all’import di piastrelle indiane e delle stoviglie cinesi», protestano gli imprenditori per bocca dell’associazione.
«Se la tutela del consumatore ed il rispetto delle sue scelte è un caposaldo dell’essere cittadini dell’Europa, allora non si capisce la ragione per cui l’Europa non abbia già approvato il made in, ovvero l’obbligatorietà dell’indicazione di origine dei prodotti.
Una misura in grado anche di combattere efficacemente le distorsioni derivanti dall’italian sound, recuperando rilevanti introiti per le produzioni fatte nel nostro Paese».
Incubo trumpiano
Come se non bastasse, i rischi di rialzo di dazi e tariffe all’import negli Stati Uniti generano preoccupazione per un settore campione di export come è la ceramica italiana.
Una criticità resa ancora più marcata dalla concomitanza tra i possibili minori flussi di ceramica italiana venduti oltremare che si sommerebbero alle decisioni di altri Paesi esportatori verso gli Usa i quali, trovando questo mercato chiuso, potrebbero dirottare proprio in Europa la loro sovrapproduzione.
«Come ceramica italiana siamo certi, con l’appoggio delle nostre istituzioni, di poter affrontare qualsiasi discussione e negoziato consapevoli della qualità dei nostri prodotti e del livello dei nostri prezzi di vendita, in media doppi rispetto a quelli della concorrenza presente sul mercato statunitense», spiegano in Confindustria Ceramica.
Infrastrutture
Infine, un altro fondamentale fattore di competitività sono anche le infrastrutture al servizio dei distretti della ceramica emiliani, romagnoli e laziali.
In particolare, la Bretella Campogalliano Sassuolo è attesa nei primi mesi dell’anno ad alcuni passaggi fondamentali, quali l’approvazione del bando per la realizzazione del project financing complessivo di tutte le opere di ammodernamento relative all’intera A22 del Brennero, alla Cispadana ed alla Bretella Campogalliano Sassuolo.
Ma in questo caso Bruxelles o Washington non sono i colpevoli: l’invito va rivolto a Roma.
di Giuseppe Rossi