«Il nostro è un mestiere non facile, forse anche un po’ più difficile rispetto a quello della distribuzione specializzata perché vendiamo prodotti perfettamente inutili e molto cari. Voi, almeno, proponete merci utili cercando di renderle un po’ costose», ha scherzato Andrea Pontremoli, amministratore delegato di Dallara, gruppo specializzato nella progettazione e produzione di automobili da competizione, rivolgendosi al pubblico nel suo intervento.

Andrea-Potremoli

L’imprenditore ha alle spalle una dura gavetta: ha lavorato fino ai suoi 20 anni nel mulino del padre e studiato elettronica all’Istituto tecnico di Parma per poi approdare, nel 1980, in Ibm come tecnico addetto alla riparazione dei computer. Dalla qualifica iniziale di Hardware customer engineer, nel corso degli anni ha ricoperto diversi ruoli fino a diventare presidente e amministratore delegato della filiale italiana del colosso americano nel 2004.

Poi nel 2007 le dimissioni che stupirono il mondo del business per andare a guidare una piccola azienda, la Dallara, che allora impiegava 107 persone, e fatturava 23 milioni di euro, con sede a Varano de’ Melegari, sull’appennino parmense.

«Nella vita ci sono tre fasi: la prima è quella dell’apprendimento, la seconda è quella del guadagno e la terza consiste nel restituire un po’ della fortuna che uno ha avuto. E poiché io sono stato molto fortunato, ho deciso di ritornare a Varano, che è il primo paese della valle del Ceno, nome del fiume che l’attraversa, e ora abito a Bardi, che è l’ultimo paese dello stesso fiume dove io facevo il mugnaio con mio papà. Così quella scelta è stata dettata dalla mia storia, dalla fiducia che mi dette mio padre e che volevo trasferire in un territorio che si stava spopolando, dove rimanevano solo i vecchi e gli agricoltori», spiega Pontremoli.

Che aggiunge, rivolto ai distributori: «Anche se si è piccoli si può fare la differenza, a patto di essere ottimisti, di saper trasmettere fiducia ai fornitori, ai clienti, a chi lavora con noi, perché è una delle poche cose che per averla bisogna donarla».

L’azienda sotto la guida di Pontremoli ha chiuso il bilancio 2025 con 251 milioni di fatturato, oggi conta un migliaio di collaboratori e fa parte di Motor Valley, l’associazione del distretto dei motori emiliano-romagnolo, di cui Pontremoli è recentemente stato nominato presidente. Le aziende capofila sono Ferrari, Lamborghini, Maserati, Ducati, Pagani e Dallara, appunto. «Un ecosistema intorno a cui ruotano 15.082 imprese e mentre le nostre sei aziende hanno un giro d’affari intorno ai 17 miliardi, le altre complessivamente raggiungono 133 miliardi. Con l’indotto diventano 40 mila per un fatturato di 858 miliardi. Di fronte a questi numeri si capisce la responsabilità che ciascuno di noi ha nei confronti degli altri e quanto sia importante l’aggregazione».

Secondo l’imprenditore, per crescere e avere successo è indispensabile mettere in comune tre cose: la prima è la formazione, per aumentare le competenze e creare valore; la seconda è la ricerca, ossia studiare nuovi prodotti e servizi e, infine, la terza confrontarsi, scambiare idee, fare networking: «Per esempio, anche la grande Ferrari non può ideare nuove batterie, motori termici, frizioni, freni, quindi stimola questo bisogno di eccellenza nei fornitori dell’associazione Motor Valley, che poi possono espandere il loro mercato grazie loro prodotti innovativi».

Ma c’è anche un’attitudine che Pontremoli considera altrettanto importante ed è la capacità di ascoltare, di non accontentarsi della prima risposta, la più semplice.

«Se vuoi vendere un prodotto a valore devi far parlare il tuo cliente, capire i suoi bisogni, capire le sue esigenze e su quello costruire l’offerta. I grandi venditori sono i più silenziosi: bisognerebbe ascoltare almeno il doppio di quello che si racconta. E, infine, ogni tanto fermarsi a riflettere, a pensare, a capire il senso di quello che si sta facendo con le persone con cui si collabora, cercando di definire la propria azienda, evitando che siano gli altri a farlo».


Articoli correlati