La legge di Bilancio ha confermato i tagli decisi dal governo: si torna al 50%, con in più limitazioni legate al reddito. Ora però ci vuole una nuova legge che renda stabili gli sconti fiscali.
Anno nuovo bonus vecchi. Ma non quelli dello scorso anno e neppure quelli degli ultimi cinque. Si cambia: addio 110%, si torna al passato. Certo, dopo gli anni d’oro, dal punto di vista del giro d’affari gonfiato dal superbonus, è dura da digerire. Ma tant’è.
La legge di Bilancio 2025, discussa in Parlamento a fine dicembre, ha preso in esame anche il nuovo assetto delle agevolazioni fiscali, dopo la drastica cura dimagrante imposta dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.
Il risultato, a grandi linee, è noto: superbonus sepolto senza gloria, anche se qualche incentivo fiscale è rimasto.
In ogni caso, secondo un’analisi del Caf Acli, la dieta nel 2025 farà sì che un terzo degli interventi abbia la detrazione più povera: 36% anziché 50%, nuovo tetto massimo per i bonus. Intendiamoci: anche se è peggiorativo, l’incentivo rimane.
Ma con limitazioni: lo sconto ora riguarda solo «le spese sostenute dai titolari di diritto di proprietà o di diritto reale di godimento sull’unità immobiliare adibita ad abitazione principale».
Il disegno di legge del governo specifica, insomma, che deve trattarsi proprio dell’abitazione dove c’è anche la residenza anagrafica, posseduta a titolo di proprietà o di un altro diritto reale di godimento.
Quindi, niente bonus per gli inquilini che hanno la residenza nell’unità immobiliare e che volessero fare lavori in casa. Interrogativi anche per quanto riguarda i comodatari e i titolari della nuda proprietà, altri esclusi dal provvedimento.
La legge di Bilancio, per questo, ha scontentato sia i proprietari di immobili sia i locatari perché, in sostanza, i primi saranno frenati nella decisione di cambiare un impianto di riscaldamento ai propri inquilini, sostituendolo con uno più efficiente.
Gli ostacoli del reddito
Ulteriore avvertenza: una delle tagliole inserite dal governo nella legge di Bilancio prevede un ulteriore ostacolo. Per il 2025 non solo i bonus casa sono ridotti al 50%, ma ci sono anche nuovi limiti alle detrazioni per chi ha un Isee oltre 75 mila euro di reddito: statisticamente è un contribuente su quattro.
In sostanza, un reddito familiare che superi quel tetto fa abbassare automaticamente la quota di bonus di pertinenza.
Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, sarà colpito circa il 28% di quei contribuenti che superano la soglia dei 75 mila euro (circa 312 mila soggetti).
E, per la verità, anche l’ultima versione del superbonus prevedeva limiti legati al reddito.
In ogni caso, ora per i contribuenti con reddito compreso tra 75 mila e 100 mila euro e senza figli il limite di spesa annuo deducibile ora è pari a 7 mila euro, oltre i 100 mila si riduce a 4 mila euro. Contando anche i bonus per le ristrutturazioni.
Ecobonus e bonus ristrutturazione
Per l’involucro i tagli riguardano, per esempio, l’installazione del cappotto termico: se nel 2024 l’incentivo è arrivato al 75% per i condomini con l’ecobonus si scenderà al 50%.
Con l’eccezione del superbonus, che godrà del 65% anche nel 2025, a patto che allo scorso 15 ottobre il cantiere fosse già attivo con la presentazione della Cila.
In sostanza, quest’anno cade la differenza tra bonus ristrutturazione ed ecobonus. Per questo motivo d’ora in avanti si potrà bypassare la pratica in passato obbligatoria all’Enea.
Cancellato completamente, invece, il bonus verde per il rifacimento di giardini e terrazzi: era agevolato 36%, ma nel nuovo anno non è più previsto.
Qualche eccezione comunque, c’è: per esempio, per la rimozione di barriere architettoniche il bonus resterà al 75%. L’agevolazione, per esempio, consentirà il rifacimento o l’installazione dell’ascensore in condominio per aiutare chi soffre di qualche disabilità.
Caldaie a gas
Un capitolo a parte riguarda il bonus caldaie. Esaurita la corsa a ottenere entro fine 2024 l’incentivo del 65% per l’installazione di una pompa di calore o di un sistema ibrido (pompa di calore più caldaia), è arrivata una doccia fredda.
Un emendamento approvato dalla commissione Bilancio della Camera elimina la possibilità di ottenere agevolazioni fiscali per l’acquisto di caldaie a combustibili fossili, come le caldaie a gas di tipo a condensazione per acqua calda sanitaria e riscaldamento per villette e appartamenti indipendenti.
Lo stop è previsto dalla direttiva Ue Case green, ma nella formulazione originaria della legge di Bilancio 2025 non era stato recepito.
Non sarà comunque vietata le vendita di queste caldaie, che potranno essere commercializzate fino al 2040, ma senza incentivi.
Seconde case
Infine, non va dimenticato il taglio per le seconde case. Anche se non si tratta di ambito condominiale, vale la pena di ricordarlo, dato che molti italiani possiedono un immobile non di residenza, magari in condominio.
Per tutti i lavori su abitazioni diverse da quella principale, quindi, le aliquote torneranno come in passato al 36%.
Dovranno accontentarsi di questa aliquota i proprietari di seconde case che devono rifare gli impianti idraulico o elettrico, spostare pareti interne, sostituire gli impianti di riscaldamento o installare tende da sole: passeranno tutti dal 50 al 36%.
Anche qui c’è qualche eccezione, come nel caso di mobili ed elettrodomestici: il bonus mobili è rimasto.
E chi compra un salotto, una cucina o una cameretta anche per la seconda casa (a patto che l’acquisto avvenga contemporaneamente a una ristrutturazione) otterrà il bonus mobili al 50%.
Ricapitolando, secondo i calcoli del Caf, a rimetterci (cioè a ottenere solo il 36%) saranno le case locate, sfitte e di vacanza (22,6%), alloggi per i quali detrae un familiare convivente (8,6%), il titolare della nuda proprietà (1,1%), il comodatario (1%) o l’inquilino (0,4%).
E in condominio, sempre secondo il centro che ha condotto l’analisi, queste limitazioni possono spingere il 30% dei proprietari a votare «no» a qualsiasi intervento migliorativo.
Sisma bonus e inquilini
Un altro problema riguarda il sisma bonus, che era concesso per chi acquista un immobile demolito, ricostruito e poi rivenduto da imprese.
Fino al 2024 il beneficio fiscale era del 75% e fino al’85% per i condomini. Nel 2025 lo sconto scende al 50% per le prime case e al 36% per le seconde calcolato sul prezzo di compravendita, ma con un tetto di spesa di 96 mila euro, cifra che presumibilmente copre solo una parte del costo di un immobile.
Un altro aspetto controverso riguarda gli acquirenti di case nuove. Potranno usufruire del bonus 50% se devono ristrutturare l’abitazione?
No, secondo la legge di Bilancio, dato che l’incentivo è riservato a chi ha la residenza, ovviamente non concessa a chi nell’immobile ancora non ci abita. Perché di solito chi acquista un appartamento tende a effettuare lavori di ristrutturazione prima di andarci ad abitare.
Ma è un limite che potrebbe cambiare per adeguarsi alle regole che vigono sulla concessione di mutui prima casa. In quel caso i bonus sono previsti anche per gli immobili «da destinare ad abitazione principale», entro un certo termine.
Insomma, i bonus ci sono ancora, ma ridotti. Tuttavia, anche se il taglio fa storcere la bocca, bisognerebbe guardare alla nuova realtà con ottimismo.
Perché nel 2026 e nel 2027 il governo ha previsto un ulteriore taglio: i bonus scenderanno al 36% per le prime case e al 30% per le seconde. Conviene affrettarsi.
Ma anche chiedere al governo di stabilire una regola a lungo termine sulla quale le imprese e i proprietari di immobili possono contare.
di Giuseppe Rossi