Il Piano di resilienza prevedeva anche riforme che non sono state raggiunte per veti politici o errati calcoli economici.
Il Pnrr è ormai storia. Ma la sua eredità è tra noi, nel bene e nel male. Che cosa è rimasto di buono? E quanto, invece, è stata un’occasione persa. Di sicuro le opere di riqualificazione e infrastrutturali sono qui per rimanere. Ma il Piano di resilienza presentato nel 2021 non è partito solo con l’obiettivo di aggiustare scuole e strade. Al contrario, i 200 miliardi ricevuti dall’Europa sono stati (manca solo la decima e ultima rata) elargiti in cambio del cammino verso le riforme. In sostanza, un grande prestito agevolato a tassi di favore, oltre a una parte a fondo perduto, per rendere il paese più moderno e competitivo.
Peccato che l’obiettivo sia stato raggiunto solo in parte, a causa di ostacoli di natura politica ed economica.
Un esempio è la legge sulla concorrenza. Più competizione tra le imprese significa un vantaggio per i consumatori e anche una spinta alle aziende a fare meglio. Ma nel 2022 la norma per liberalizzare il servizio taxi è stata stralciata dal disegno di legge su minaccia della categoria. Anche il business delle spiagge è stato un ostacolo invalicabile: la competizione sulle concessioni balneari è stata spostata al 2027. Poi, ci sono le mezze riforme, come quella delle Case della comunità, strutture sanitarie e sociosanitarie di prossimità di piccole dimensioni a portata di mano per i bisogni di salute dei cittadini. Il problema è che per farle funzionare servono medici e infermieri. Quindi, meglio non farle: secondo il Piano ne erano previste 1.715, ma solo meno di 70 sono pienamente operative. E l’obiettivo è stato comunque tagliato a 1.038 strutture. Insomma, non basta costruire un edificio, poi bisogna anche che qualcuno ci lavori dentro. Curioso che sia sfuggito questo dettaglio quando è stato presentato il Pnrr. Così, quando si legge ufficialmente che uno degli obiettivi (il Piano contiene 575 milestone e target di rilevanza europea) è stato conseguito, spesso significa che è stato raggiunta una parte dell’obiettivo, magari un traguardo di facciata. Annunciare una riforma va bene, farla funzionare è meglio.



