La qualità della finitura passa anche dal tipo di attrezzatura che si sceglie di utilizzare in cantiere. E sulla qualità Revelin ha costruito la sua storia, prossima al traguardo dei 45 anni nel 2027.
Nata nel 1982 con la produzione della REV-2, la prima fratazzatrice meccanica del mercato, diventata poi strumento indispensabile per rifinire qualsiasi tipo di intonaco, cemento e gesso, l’azienda si è evoluta con macchine quali l’intonacatrice REV-DRY, prima a montare il sistema a tramoggia obliqua, tecnologia oggi ampiamente diffuusa e che rappresenta un riferimento nel settore, oltre a intonacatrici, fugatrici e mescolatori.
Non mancano una gamma di accessori pratici e funzionali per migliorare le prestazioni e facilitare ogni lavorazione. Ne parliamo con il fondatore dell’azienda Diego Revelin.
Intervista a Diego Revelin
Nel 2027 Revelin festeggerà i 45 anni di attività. Dalla fondazione dell’azienda che cosa è cambiato?
Tutto. L’azienda è nata 45 anni fa, come si suole dire nello scantinato di casa. Mio padre, di professione intonacatore, aveva messo a punto uno strumento artigianale che in qualche modo faceva propria l’idea della frattazzatrice; tuttavia, decise di non svilupparlo e accantonarlo in un angolo del nostro scantinato.
Anni dopo, incuriosito da questo strumento, ho deciso di studiarlo e potenziarlo. Facevo il falegname e non avevo alcun tipo di competenza meccanica, quindi è stato davvero un lavoro intenso a livello sia mentale che fisico. Ho così realizzato un prototipo e sviluppato vari modelli evolutivi. Inizialmente nessuno voleva questo tipo di attrezzatura in cantiere, ma ho insistito finché finalmente sono riuscito a consegnare la mia prima macchina. Ho avuto la certezza che il progetto era valido e non ho mai mollato.
Perché le imprese non credevano in questa macchina?
In cantiere operavano imprese famigliari, generazioni di muratori con modi di lavorare estremamente radicati. Anche i materiali erano gli stessi di sempre: non c’erano ancora premiscelati, colle, autolivellanti, non esistevano tutti i sistemi costruttivi che ci sono oggi, e all’epoca qualsiasi novità era malvista, quasi fosse un’offesa alla tradizione tramandata negli anni.
Questa è stata la fase più dura da vincere, poi le generazioni e le mentalità sono cambiate, come le competitività e le produzioni richieste. In un certo senso, le maestranze sono state costrette a guardare avanti.
La frattazzatrice, che Revelin ha ideato per prima in assoluto, non solo ha contribuito ad aumentare la produzione, ma ha anche alzato l’asticella della qualità.
Dopo la frattazzatrice, quali macchine ha inserito?
All’epoca il mio pensiero è stato: se ho emancipato questo angolo di mondo, perché non provare a evolvere qualcos’altro? Così è nata REV-Dry, intonacatrice con tramoggia inclinata, la prima in Italia, e forse anche in Europa.
Ho sempre prodotto questa macchina a 220V con sistemi meccanici e non elettronici, anche dopo l’avvento anni dopo degli inverter, che purtroppo si sono rivelati dispositivi delicati, inaffidabili e fortemente soggetti a sbalzi di corrente. Così, i sistemi meccanici di mia creazione, che comprendevano una partenza a vuoto e una frizione meccanica senza l’ausilio di elementi elettronici, hanno dato un buon risultato.
Siamo quindi partiti con questa macchina e a seguire sono state inserite tutte le altre. Ovviamente l’azienda ha dovuto guadagnarsi la sua credibilità sul mercato e competere con grandi marchi, ma pian piano si è conquistata il suo spazio e oggi la gamma di macchine Revelin è riconosciuta per la sua affidabilità.
Entro qualche mese usciremo con altri modelli, oggetti di brevetto, e una nuova macchina accessorio, che ha già riscontrato l’interesse di una grossa azienda nostra cliente.
Attualmente quante tipologie di macchine producete?
Abbiamo innovato completamente la gamma delle frattazzatrici ed evoluto e migliorato le prestazioni della intonacatrice Dry. Abbiamo poi la gamma Kompakta, macchina fortemente specializzata per il ciclo cappotto e intonaci, e l’intonacatrice FG3, macchina completa per l’utilizzo sia del premiscelato che dell’intonaco tradizionale realizzato in betoniera, quindi può pompare sia il ciclo bagnato che il secco diretto.
Ci sono poi le fugatrici, piccole macchine che produciamo da diversi anni in due-tre versioni, e la gamma dei mescolatori continui, che realizziamo in due formati.
A questi si aggiunge un formato assolutamente innovativo, chiamato Concorde, progettato per gestire sia materiali semi-asciutti da staggia (massetti, malte da muratura, premiscelati) sia materiali fluidi pompabili fino 30 metri (livellanti, autolivellanti).
Disponiamo, infine, di una discreta gamma di rotori-statori da premiscelato e, da qualche tempo, anche di mescolatori per intonacatrice in continuo a 220V o 380V, applicabili alla gamma Concorde, per i quali abbiamo depositato due brevetti internazionali.
Revelin è una delle poche aziende produttrici di macchine italiane. Quale è stato il segreto per rimanere sul mercato e crescere?
Siamo un’azienda famigliare fortemente specializzata. Siamo tutti mossi da una immensa passione e dalla costante ricerca di sfide tecniche da risolvere, guardando alle continue evoluzioni dei materiali.
Rispetto al passato, non c’è il minimo paragone con i materiali che oggi si trovano in cantiere: ora i cicli di lavoro sono completamente diversi e non è facile trovare soluzioni, bisogna continuamente evolvere i prodotti, a volte senza il ritorno economico sperato.
Questo non ci impedisce però di continuare a impegnarci e trovare soddisfazione nel risolvere problemi tecnici. Non è questo che manda avanti un’azienda, ma i clienti vedono e apprezzano i nostri sforzi e la nostra dedizione.
Quali sono stati i momenti in cui si è reso conto di aver conseguito un salto di fatturato?
Sinceramente non ho mai vissuto i traguardi aziendali in questi termini. Sono soddisfatto nel momento in cui le mie attrezzature sono apprezzate e ovviamente i numeri mi danno ragione. Diciamo che non abbiamo mai conseguito veri e propri salti di fatturato, ma siamo cresciuti in maniera costante, mantenendo negli anni i nostri clienti. Qualche volta ci ha aiutato il mercato estero, in cui esportiamo, ma pretese comunque diverse.
In quali Paesi esportate?
Facciamo buoni numeri in Europa, nei mercati limitrofi come Germania, Francia, Spagna, anche se bisogna ricordare che i cicli di lavoro usati all’estero non sono assolutamente uguali a quelli italiani. In ogni caso la nostra gamma di intonacatrici, frattazzatrici e rotori-statori continua a essere richiesta anche all’estero.
Avete in programma festeggiamenti per i 45 anni?
Non ancora. In ogni caso, la mia più grande soddisfazione è vedere i miei figli Giovanni e Lorenzo all’opera per subentrare in azienda. Insieme a mia moglie Rachele, sono contento che continuino a far crescere la società, rispettando il lavoro di una vita e coltivando i clienti conquistati in questi anni.
Vi state preparando ad affrontare il passaggio generazionale?
Assolutamente sì. I miei figli sono ancora ragazzi, ma hanno già competenze avanzate e partecipano alle evoluzioni e alla produzione della Revelin. Ora entrambi stanno ultimando gli studi, ma già tra qualche mese il più grande, Giovanni, sarà pronto per entrare in azienda.
Com’è organizzata oggi l’azienda?
Abbiamo due sedi, entrambe dirette da responsabili: in una vengono realizzate le lavorazioni semi-pesanti, nell’altra eseguiamo test, assemblaggi e spedizioni. La contabilità e il lavoro d’ufficio sono in capo a mia moglie Rachele, mentre io seguo la ricerca e sviluppo. Abbiamo anche dei dipendenti che seguono la produzione, e a breve subentreranno anche i miei figli, Giovanni e Lorenzo.
Che cosa richiedono oggi le imprese edili alla vostra azienda?
Nei cantieri è sempre più difficile trovare maestranze qualificate e formate, per cui spesso ci troviamo a dover gestire richieste di assistenza e avviamento totale delle lavorazioni, con istruzioni anche sui materiali, cosa che non ci dovrebbe competere. Le richieste non si limitano dunque all’attrezzatura, ma molte volte ci troviamo ad avviare fisicamente i lavori.
E, invece, qual è il rapporto con le aziende di distribuzione di materiali e macchine per l’edilizia?
In alcuni casi c’è un ottimo feeling, in altri il rapporto non è definibile. Anche i distributori sono soggetti a un bombardamento continuo di materiali nuovi e richieste di ogni tipo. I social hanno disorientato l’ambiente e ci sono clienti che pretendono dai magazzini edili materiali nuovi, che a volte neanche loro conoscono.
È quasi impossibile che i distributori sappiano sempre esattamente tutte le istruzioni per quanto riguarda la posa, la mescolazione, la distribuzione, quindi capisco quando a volte ci contattano con richieste di assistenza che hanno un carattere pressoché emergenziale.
Anche i rivenditori hanno dunque bisogno di consulenza e assistenza?
Sulla nostra produzione assolutamente sì, perché non si tratta di materiali pratici. Non è una piastrella, un coppo o una finestra, l’intonaco è un materiale che si esprime in maniera viva.
Il noleggio di macchine e attrezzature per l’edilizia sta conoscendo un buon successo. Voi come siete messi?
Direttamente noi non facciamo ancora noleggio, ma è nelle nostre previsioni. Quello del noleggio è un ambiente difficilissimo poiché quando i materiali non sono di proprietà spesso vengono maltrattati.
Molti punti vendita hanno smesso, soprattutto per quanto riguarda le attrezzature medio-grosse per l’intonaco, che non vanno sottovalutate in cantiere. Abbiamo comunque degli affiliati che normalmente e ripetutamente noleggiano nostre attrezzature in vari punti d’Italia, creando anche una figura interna dedicata.
Negli anni Settanta il concetto di sostenibilità ambientale era vago, oggi è fondamentale sia nella produzione che nella richiesta degli utenti. Come lo affrontate?
Non applichiamo materiali tossici e tutti devono essere certificati e avere le loro garanzie di produzione. Internamente, già da un paio di anni abbiamo installato un impianto fotovoltaico da 20 Kw che ci garantisce autosufficienza energetica e un abbattimento della CO2.
La vostra azienda è specializzata nella produzione di macchine innovative, in particolare frattazzatrici per la rifinitura di qualsiasi tipo di intonaco, cemento e gesso. Quali sono le più richieste?
Nella gamma, la frattazzatrice Revelin è considerata leader del mercato. Abbiamo una richiesta abbastanza variegata perché i materiali sono tantissimi: si va dalla carteggiatura esterna di lastre di polistirolo per la posa perfetta della rete alla rifinitura dei sottofondi prima di posare piastrelle, fino alla finitura dell’intonaco classico o colorato.
La frattazzatrice è uno strumento indispensabile nel settore dell’intonaco. Qual è stata l’evoluzione nel corso degli anni?
L’evoluzione è stata totale. Per quanto ci riguarda abbiamo realizzato diverse versioni: siamo partiti da una versione meccanica, poi è stato ideato anche un modello pneumatico ad aria e una versione autosufficiente a batteria. Sono nati poi modelli a bassa tensione. In ogni caso, abbiamo sempre aumentato le prestazioni e mantenuto una praticità assoluta, ma soprattutto abbiamo continuato a puntare sull’affidabilità.
In che cosa si distinguono le vostre macchine dalle altre presenti sul mercato?
Per quanto riguarda le macchine affidabilità totale e materiali di prim’ordine per qualsiasi particolare, senza alcun risparmio. E poi la storicità del marchio credo abbia il suo peso.
L’azienda propone anche altri strumenti per l’edilizia: intonacatrici, fugatrici, mescolatori e accessori. Quali sono le loro caratteristiche?
Per quanto riguarda le intonacatrici, credo di esser stato uno dei pionieri delle macchine a 220V. Abbiamo da sempre puntato su questo tipo di voltaggio, anche in tempi non sospetti quando i 380V guidavano il mercato.
Ci siamo fatti trovare pronti con macchine affidabili e deteniamo brevetti nei sistemi di mescolazione e pulizia, oltre che su particolari caratteristiche. Per esempio, l’ultima evoluzione che abbiamo messo a punto sulla nostra storica intonacatrice Dry, e che è oggetto di brevetto, pre- vede l’installazione di una camera magnetica. Un primis assoluto in edilizia, che esclude il fissaggio tramite viti e qualsiasi attrezzo aggiuntivo.
La nostra gamma comprende anche mescolatori, anch’essi oggetto di brevetto, con un sistema aggiuntivo «a fune d’acciaio trecciata». Questa fune, posizionata all’interno del mescolatore nel punto in cui il materiale secco incontra l’acqua, raddoppia la mescolazione, tiene pulita la camera di miscelazione e di conseguenza aumenta la prestazione di durata del rotore-statore. Con questo sistema si possono miscelare in continuo i materiali, che in alcuni casi danno molti problemi di disomogeneità.
Il prolungamento dei bonus al 50% per dodici mesi è sufficiente per il settore?
Con il superbonus ne abbiamo viste di cotte e di crude. Non possiamo negare che ci ha aiutato molto in termini di richieste e cantieri, ma purtroppo sono emersi molti disastri finanziari che si sono ripercossi sulle rivendite con mancati pagamenti.
Il prolungamento del bonus al 50% è sicuramente un vantaggio, ma bisogna comunque tenere la situazione sotto controllo. Più di una volta, anche se la richiesta era importante, non abbiamo fornito materiale, perché non eravamo sicuri.
La sua azienda è presente anche nelle attività sportive con il supporto al pugile Luca Rigoldi. Com’è nata questa scelta?
Non è la prima sponsorizzazione che realizziamo. Già qualche anno fa abbiamo deciso di supportare una fortissima sciatrice che ha una piccola squadra di sci a Gallio, vicino Asiago, e che ha partecipato come atleta ufficiale nella squadra nazionale di slalom gigante femminile per la Coppa del Mondo.
Attualmente sponsorizziamo il pugile Luca Rigoldi, un ragazzo della zona, che ha aperto anche due palestre e oggi è campione europeo nella sua categoria. Mi sono rispecchiato nella sua storia: anche lui è partito dal nulla e con il supporto di chi ha creduto in lui oggi ha ottenuto grandi risultati. Il pugilato, che in passato in Italia era quasi una religione, è una disciplina di grande e immensa fatica, uno sport nobile se portato avanti da persone serie, proprio come Rigoldi.
Come sono distribuiti i vostri prodotti?
Distribuiamo tramite punti vendita sparsi un po’ in tutta Italia. In alcuni casi possiamo ricevere richieste particolari di prodotti su misura, per i quali però va realizzato un progetto di cui mi occupo personalmente.
Attualmente sto portando avanti un progetto in un settore che ha buona potenzialità, già in parte espressa: si tratta di un’attrezzatura che ho già sviluppato sette anni fa e poi ho accantonato; adesso è ritornata in auge e ci stiamo facendo trovare pronti. Avrà bisogno ancora di piccole evoluzioni, però l’85-90% della macchina è già pronta.
Com’è andato il 2025 e che cosa si aspetta dal 2026?
Il 2025 è andato bene: siamo rimasti più o meno stabili, consolidando i risultati del 2024. Staccata la spina del 110%, è un buon risultato: ci aspettavamo un crollo, invece abbiamo tenuto. Dopo tanti anni di lavoro, il marchio Revelin è riconosciuto dal mercato e ne siamo contenti.
Nel 2026, guerre permettendo, vediamo che cosa succederà, sperando non si torni a una fase di impazzimento totale dei prezzi delle materie prime e dell’energia, un duro colpo che in passato abbiamo accusato fortemente.
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