Lo scorso anno il 44% degli impianti fotovoltaici è stato installato su edifici residenziali. Un boom spinto dalla liberalizzazione del decreto Energia approvato dal governo Draghi, che ha eliminato alcuni permessi di installazione
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Le imprese di costruzione e le aziende della distribuzione per il 2023 e per gli anni a venire passeranno più tempo sul tetto. Ma non solo per gli interventi di isolamento termico o rifacimento della copertura: a impegnare la filiera dell’edilizia sarà sempre di più l’implementazione di impianti fotovoltaici.
Dopo un decennio di sostanziale stand-by, l’emergenza energia acuita dall’aggressività bellica russa ha risvegliato l’utilizzo della tecnologia che, rispetto a un ventennio fa, ha anche migliorato la sua performance: oggi ogni 6 GW di fotovoltaico installati si risparmiano 1 miliardo di metri cubi di gas.
Così si assiste a un fiorire di impianti fotovoltaici, anche grazie agli incentivi e provvedimenti ad hoc. Per esempio, la Regione Friuli ha appena approvato l’erogazione dei contributi per il fotovoltaico per case e condomini: 100 milioni che serviranno a rimborsare le spese per pannelli, accumulatori e solare termico fino al 40%.
Fotovoltaico: liberalizzazione del decreto Energia di Draghi
L’autostrada per il fotovoltaico installato sugli edifici residenziali è stato il decreto legge Energia del governo Draghi (1 marzo 2022), che ha qualificato la realizzazione degli impianti solari, fotovoltaici e termici, di potenza impiegata non superiore a 200 Kw sulla copertura degli edifici come manutenzione ordinaria.
Installare un pannello fotovoltaico sul tetto è oggi edilizia libera e non ha bisogno di permessi o bollini blu, perlomeno entro il limite di potenza stabilito. Basta utilizzare la procedura semplificata del modulo unico, con un documento da compilare secondo i contenuti richiesti dall’Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), disponibile online sul sito del Gse (Gestore dei servizi energetici).
Naturalmente, devono essere rispettate le prescrizioni urbanistiche comunali, le norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, la tutela dal rischio idrogeologico e, aspetto importante nel panorama italiano, la tutela dei beni culturali e paesaggio. Troppi ostacoli? Forse nei centri storici, ma rimane comunque una prateria di condomini fuori dalle zone di pregio, di capannoni e perfino di impianti agricoli.

Potenza da fotovoltaico: Lombardia prima regione
Le cose si muovono, anche se nel calcolo dell’avanzata dei pannelli per l’energia solare i calcoli comprendono anche le installazioni dei parchi e degli impianti industriali.
I dati aggiornati al 2022 indicano che con 3,15 GW è la Lombardia è la prima regione in Italia per potenza cumulata da fotovoltaico. Quasi un paradosso, dato che la regione del Nord non è certo l’area più soleggiata d’Italia. Eppure è quella in cui si concentra la maggior parte delle iniziative che, fino all’anno precedente, vedevano la Puglia al primo posto per installazioni di pannelli a energia solare, con 3.063 MW, seguita dall’Emilia-Romagna (2.512 MW).
I dati, elaborati da Italia Solare su rilevazioni di Gaudì-Terna, indicano che in l’aumento di potenza installata è stato di un fantasmagorico 238%. Gli stessi numeri indicano anche che l’Italia conta ormai su una potenza solare di oltre 25 GW, di cui 2,48 GW allacciati lo scorso anno (+164%). Da notare anche che l’87% della potenza complessiva fa riferimento alla taglia inferiore ai 12 kW: si tratta, quindi di impianti medio-piccoli.
Ma, ecco la notizia: nel 2022 il residenziale ha coperto il 44% del totale connesso nei 12 mesi, per un valore pari a 1,1 GW.
Non solo: le statistiche dell’Enea indicano che nel 2021, cioè prima del decreto Energia del governo Draghi, l’interesse per coniugare bonus e fotovoltaico era già alto. Ha confermato l’amministratore delegato dell’Enel, Francesco Starace: «Nei primi sei mesi di quest’anno (il 2022 ndr) le domande di allacciamento a impianti fotovoltaici da imprese e privati sono triplicate rispetto al semestre precedente 2021».

Secondo l’Enea, al primo posto nell’utilizzo dei bonus sono stati i lavori di rifacimento dell’involucro: il 26% degli investimenti ha riguardato le pareti verticali (il cappotto), il 18% la sostituzione degli infissi e l’8% la coibentazione di soffitti e tetti. Ma, subito dietro, ecco il fotovoltaico (8%) con i sistemi di accumulo (7,5% circa). Quindi, lo scorso anno i pannelli da condominio o da villetta hanno aggiunto poco meno della metà di tutto il fotovoltaico installato di recente in Italia, compresi i parchi fotovoltaici a terra. Come, in particolare, i sei maxi impianti sopra i 10 MW installati lo scorso anno, dei quali uno in Basilicata, uno nel Lazio, uno in Piemonte, uno in Sardegna e due in Sicilia.
Accanto agli impianti fotovoltaici sui condomini, comunque, non bisogna dimenticare il ruolo di capannoni e, più in generale, il numero di impianti installati su fabbriche, siti produttivi e commerciali. Questo segmento risulta circa il 28% del totale con 678 MW: se si conta che in questa categoria si trovano anche molte installazioni di piccole aziende, il mercato sembra promettente.
Un aspetto sottolineato ancora, con la consueta irruenza, dal sottosegretario ai Beni Culturali, Vittorio Sgarbi, che si oppone ai parchi fotovoltaici lontano dalle città: «C’è il 70% di edifici industriali, l’eolico può essere sostituito dal fotovoltaico sui tetti di tutte le case costruite negli ultimi 70 anni. Che sono mi pare 15 milioni di edifici. Se uno va intorno a Napoli vede orrori ovunque dove c’era il mare, e lì puoi fare un mare di fotovoltaico», ha polemizzato di recente.
Infine, un’altra opportunità è fornita da una nicchia di mercato in rapida crescita (è il caso di dirlo): l’agrovoltaico. Sono strutture alte fino a tre metri installate nei campi, che ospitano nella parte sotto i pannelli colture che beneficiano di un maggior grado di ombreggiamento e permettono di avere un’alta resa energetica e agricola. Sono impianti che, secondo i tecnici, costano circa 800 euro per megawatt installato (considerando un tassello d’impianto di almeno 5 megawatt). Sono, insomma, ulteriori opportunità di sviluppo per il settore.
Impianti fotovoltaici: gli ostacoli alla diffusione
Premesso tutto questo, non è che manchino i problemi. La citata Italia Solare, associazione che riunisce oltre un migliaio di aziende nel settore del fotovoltaico, sottolinea gli ostacoli che ancora permangono a una maggiore diffusione dei pannelli. E suggerisce di agevolare la realizzazione di nuovi impianti, in particolare in autoconsumo, assieme alle comunità energetiche, con misure di sostegno alle imprese produttive che si dotano di fotovoltaico.

Andrebbe, inoltre, facilitato il trasferimento ai consumatori dell’energia prodotta da impianti solari (e più in generale rinnovabili) già in esercizio e, sempre secondo le aziende del settore, andrebbe eliminata la tassa sugli extra-profitti introdotta dal governo.
Un altro scoglio è costituito dal sostanziale blocco della cessione del credito associata ai bonus edilizi, che coinvolge numerose imprese del fotovoltaico.
Non va dimenticato, infatti, che oltre alla deregolamentazione per le piccole installazioni condominiali, la legge prevede anche incentivi al 50% per l’adozione dei pannelli fotovoltaici oppure, in particolari casi, anche la copertura tramite il superbonus al 90%, oltre a una Iva agevolata al 10%. Vantaggi che, però, non sempre sono conosciuti all’utente finale.
Ma, anche tenendo conto di questi ostacoli, l’Italia è in movimento sul fronte del solare. Una prova è la GigaFactory di Enel a Catania, che sarà attiva entro il 2024: sarà la più grande realtà europea per la produzione di pannelli fotovoltaici che porterà la città siciliana a essere un hub strategico per la produzione di energia green. Nello specifico, la fabbrica passerà dalla attuale capacità produttiva di 200 MW l’anno a circa 3 GW l’anno, con moduli fotovoltaici basati su una tecnologia a eterogiunzione di silicio, che presenta migliori prestazioni rispetto alle tecnologie convenzionali. Più pannelli made in Italy per tutti, insomma.
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