Abbiamo parlato di illuminazione di interni con Emanuele Busato, architetto, è titolare del proprio studio a Padova. È esperto di architettura d’interni, design e allestimenti, vanta una profonda esperienza nel coordinamento dell’immagine aziendale e nella valorizzazione del prodotto attraverso la luce.


La luce come elemento di valorizzazione del progetto: intervista all’architetto Emanuele Busato

emanuele busatoLa luce come diventa strumento di valorizzazione?

Nella mia professione mi occupo di architettura d’interni, design e allestimenti fieristici, ambiti in cui il prodotto è sempre protagonista. Bisogna però distinguere le necessità in base al cliente. Il professionista che deve illuminare un prodotto, per esempio nel settore fashion, cerca una qualità che rispetti le caratteristiche materiche e cromatiche, garantendo una perfetta corrispondenza visiva dei materiali.

Negli ambienti di lavoro, invece, la priorità è la salvaguardia dell’operatore: la luce deve essere corretta per non appesantire le funzioni lavorative.

Nelle case private, infine, la luce deve accompagnare la vita quotidiana, mettendo le persone a proprio agio. Oggi il cliente privato ha una sensibilità e una cultura molto diverse rispetto al passato: mentre anni fa l’illuminazione era l’ultima voce della lista, oggi c’è un riconoscimento della qualità illuminotecnica come valore primario del progetto.

L’era del Led: tra luce invisibile e costi energetici, oggi che cosa si cerca?

Il passaggio dall’incandescenza al Led negli ultimi vent’anni ha rivoluzionato il nostro lavoro, facilitando il raggiungimento di risultati tecnici straordinari. Tuttavia, dobbiamo essere onesti: l’aumento del costo dell’energia elettrica ha in parte vanificato i benefici economici della tecnologia per l’utente finale; se non avessimo avuto il Led, la situazione sarebbe oggi insostenibile.

Dal punto di vista estetico, la tecnologia Led, unita ai sistemi a secco, ha sdoganato il fascino della cosiddetta luce invisibile: oggi possiamo integrare la luce a livello architettonico con effetti sofisticati che un tempo erano riservati solo a interventi dai budget altissimi. Possiamo modulare la quantità e la posizione dei corpi illuminanti con una flessibilità un tempo impensabile.

Nomadismo luminoso: quanto contano oggi gli oggetti mobili?

L’utente oggi desidera anche la tecnologia nomade. Fino a pochi anni fa, le lampade ricaricabili erano limitate nella durata e nella potenza; oggi, con oggetti esili e piccoli, riusciamo a illuminare benissimo. Se parliamo di tendenze, non si può non citare la Poldina, che ha fatto da apripista sdoganando il concetto di luce di compagnia, portando la luminosità dove prima era impensabile arrivare per mancanza di impianti.

Brand iconici come Artemide o Flos hanno poi potenziato questo concetto, applicando il wireless a modelli esistenti o creando nuovi pezzi di design. Questo ha reso accessibile a tutti un effetto scenografico pregevole, permettendo di posizionare la luce in modo flessibile seguendo l’arredo.

Smart working e modularità: qual è oggi il ritmo della casa moderna?

Il covid ha trasformato le nostre case in uffici, ma lo schema dell’abitazione media spesso non è pronto a questo cambiamento. Se non c’è uno studio a monte, siamo vincolati a punti luce fissi.

Il segreto per migliorare la produttività è sfruttare la luce naturale diurna, modulandola con schermature adeguate. Durante le ore di lavoro, è necessaria una luce più neutra, quasi fredda, per restare svegli e attivi. Al contrario, per i momenti conviviali e di relax, prediligo luci decisamente più calde.

In questo senso, sono un grande sostenitore delle lampade a sospensione e dei paralumi, le classiche abat-jour, che creano quel senso di accoglienza tipico delle case parigine. L’equilibrio si costruisce con una successione di accensioni e spegnimenti durante la giornata: la vecchia plafoniera centrale è ormai superata; oggi serve un mix di luce nascosta e luce visibile che faccia compagnia.

emanuele busato illuminazione interni

Design ambientale e rapporto con la rivendita, quanto sono importanti?

Quando parliamo di design, non mi riferisco solo all’oggetto-lampada, ma al design dell’ambiente stesso. Un taglio nel soffitto o nel muro per inserire una fonte di luce è già design. Ogni stanza diventa un oggetto da pensare tecnicamente prima di inserirvi i corpi illuminanti scelti dal commercio.

Nel mio rapporto con i clienti, cerco sempre di seguirli presso i loro fornitori o mi rivolgo a distributori B2B e artigiani locali nella zona di Padova. Per forniture importanti, come nel retail o nei musei, preferisco andare alla fonte, collaborando con realtà ed eccellenze della zona che garantiscono prestazioni tecniche elevate in termini di ottiche e corrispondenza cromatica.

Sostenibilità e illuminazione esterna: a che punto siamo oggi?

Oltre al basso consumo, oggi i produttori puntano su materiali riciclabili e sulla riparabilità, ovvero la possibilità di sostituire le fonti luminose o le schede senza buttare l’intero corpo illuminante.

Per quanto riguarda l’esterno, c’è una distinzione netta tra l’illuminazione dei manufatti e quella del giardino. Personalmente non amo i tagli di luce troppo drammatici e ripetitivi sulle facciate. Preferisco l’approccio di realtà: prodotti studiati per far sparire il corpo illuminante e far emergere solo la luce, rispettando la struttura architettonica. Nel giardino, la tendenza è l’evanescenza: meno si vede da dove proviene la luce (attraverso segnapassi o luci di riflesso che illuminano verso il basso), più l’effetto è affascinante e meno invasivo.

La luce, per lei, che cosa rappresenta?

Sento molto vicino questo settore, tanto da aver presentato già nel 2010 un progetto di lampada autocostruita con strip Led in Open Design. Lo dico sempre a tutti: puoi investire cifre altissime in materiali e strutture architettoniche ultra-curate, ma se sbagli l’illuminazione togli il 50% del risultato. Uno stand fieristico spento è solo una struttura; quando accendi una luce ben studiata, diventa magia. È un peccato vedere ancora oggi l’illuminazione messa in secondo piano per risparmiare: un investimento corretto in questo campo cambia radicalmente l’efficacia di qualsiasi spazio.

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