Aumenta la quantità di energia rinnovabile prodotta a livello mondiale. Il petrolio non è più il solo re.
Venezuela, Groenlandia, Medio Oriente. Per non parlare di Russai e Cina: il denominatore comune delle tensioni geopolitiche che occupano le prima pagine di quotidiani e siti di informazione sono le fonti di energia. Cioè il petrolio. Ed è senza dubbio vero che il vecchio combustibile fossile rimarrà ancora a lungo centrale per l’economia mondiale. Ma, allo stesso tempo, non bisogna dimenticare le fonti alternative. Certo, sono un po’ meno di moda, soprattutto dall’altra parte dell’Atlantico. Eppure solare, eolico e idroelettrico stanno assumendo un peso sempre maggiore e non solo nelle terre degli scrocconi (copyright: Donald Trump), cioè la vecchia e cara Europa.

A segnalare quello che è un cambiamento globale, inarrestabile, la rivista britannica Science ha scelto come esempio del cambiamento per il 2025 una tecnologia che ha oltre 70 anni: il solare. Zitti zitti, lo scorso anno nel mondo l’energia elettrica ricavata dal solare ha superato quella generata con il carbone. Una crescita definita vertiginosa, che la rivista considerata la Bibbia delle scienze indica come il risultato più importante del 2025. Uno degli effetti della diffusione dei pannelli solari è, per esempio, la discesa dei prezzi degli impianti, che rendono il solare ancora più interessante. Ma non solo. La stessa rivista, inoltre, sottolinea che aumenta anche la produzione di elettricità da pale eoliche: un altro trend che sembra consolidato. Certo, per entrambe le soluzioni è necessario investire anche in batterie ricaricabili che immagazzinino l’energia nei momenti di massima produzione, per poterla erogare quando non c’è vento o il cielo è nuvoloso. Ma anche sotto questo aspetto la tecnologia ha fatto grandi passi in avanti. Dalle prime batterie al litio inventate da Sony nel 1991 si è passati ai moderni accumulatori, molto più efficienti. Peccato solo che sia la Cina ad aver un quasi monopolio del mercato: sono cinesi il 70% delle pale eoliche e batterie al litio, e l’80% dei pannelli solari. E non si tratta solo di prodotti destinati all’export, perché buona parte di tecnologia per le rinnovabili la Cina lo utilizza per sé stessa. Il Paese di mezzo ha allestito giganteschi parchi solari nei territorio all’interno e ha notevolmente abbassato l’inquinamento nelle grandi città. Anche se non ha dismesso le centrali a carbone, che continuano a funzionare a pieno regime. La proporzione tra fossili e rinnovabili, però, si è invertita.



