Gli spettri dell’inflazione possono rallentare ulteriormente la realizzazione delle infrastrutture.
Che in Italia uno dei problemi sia rappresentato dall’ingarbugliamento burocratico è risaputo. E questo vale anche, e soprattutto, per il settore delle costruzioni. Ma non è l’unico problema: c’è anche l’aspetto dei costi che aumentano nel corso della realizzazione di una scuole, di un porto, di una metropolitana. Per questo i venti di inflazione che soffiano dal Medio Oriente risultano pericolosi per l’intera filiera.
A ricordarlo, se mai ce ne fosse bisogno, è arrivato qualche giorno fa il Rapporto Oti Nord 2025, frutto dell’Osservatorio territoriale infrastrutture, creato su iniziativa di Assolombarda, Confindustria Genova e Unione industriali Torino. Si tratta di una fotografia di quello che coinvolge l’andamento delle grandi opere nell’area Nord d’Italia, quella sottoposta al maggiore stress infrastrutturale.

Il risultato non è incoraggiante: il rapporto ha messo sotto la lente 84 opere in corso durante il 2025. Di queste, solo il 43% non è risultata in ritardo. Ed è un dato che peggiora quello rilevato durante l’anno precedente, quando era risultato il 48%. L’aspetto più singolare è che nel 2025 sarebbe stato necessario uno sprint per non sforare i tempi del Pnrr. In ogni caso, il rapporto ha anche rilevato che il 36% delle opere monitorate è risultato in lieve frenata, mentre il 21% ha accusato gravi ritardi, in crescita rispetto al 17% del 2024. Solo poche le grandi opere in grado di rispettare i tempi previsti dal progetto, come il sistema portuale e i nodi metropolitani di Venezia e Bologna. Al polo opposto c’è, però, il corridoio plurimodale Tirreno-Brennero, dove tutte le opere connesse sono risultate in forte rallentamento.
L’aspetto più preoccupante non è, insomma, la frenata su qualche opera, anche importante, ma un diffuso ritardo che sembra essere la regola. Ed è un problema non solo per le imprese coinvolte, ma anche per l’intera economia. Basti pensare a infrastrutture come l’alta velocità Brescia-Verona e Verona-Padova, le opere del sistema portuale o i nodi metropolitani di Genova, Torino, Venezia e Bologna. In particolare, sempre secondo l’analisi di Oti Nord 2025 preoccupa il nodo di Milano, considerato tra i più problematici, anche nel confronto con il 2024.
Bisogna aggiungere, come accennato, che non è stata solo la burocrazia a determinare inefficienze e ritardi, ma spesso anche la mancanza delle risorse necessarie a terminare i lavori. Fatto ancora più inspiegabile, anche alla luce di un aumento del costo dei materiali necessari che lo scorso anno, però, non è risultato essere stato così determinante come nel periodo di inflazione post covid. E se è stato così nel 2025, l’aumento del costo di petrolio e gas a seguito della guerra in Medio Oriente non promette nulla di nuovo per il 2026. Una dimostrazione di come qualcosa che sembra (a qualcuno) molto lontano può impattare direttamente sul business delle imprese, come quelle del settore delle costruzioni.



