I macro trend che influenzano il mercato delle costruzioni

Il partner della società di consulenza European House Ambrosetti ha individuato le direttrici che cambiano il mercato delle costruzioni modo di vivere e le strategie da intraprendere. Senza dimenticare le trappole dell’economia mondiale.

È un periodo difficile e lo sappiamo tutti. Lo mostrano anche dati e analisi portati al II Convegno YouTrade Sud da Lorenzo Tavazzi, senior partner della prestigiosa società di advisory European House Ambrosetti, che ha fatto della consulenza materia d’eccellenza internazionale. Tavazzi ha disegnato il panorama di quello che sta succedendo e di quello che si potrebbe fare per migliorare: il margine c’è.

«È necessario guardare il contesto macroeconomico in cui le aziende italiane sono chiamate a operare. Viviamo in un momento di discontinuità e transizione: noi abbiamo mappato 17 fattori di crisi, tra pandemia, guerre e tensioni geopolitiche, fallimenti bancari, 7.500 miliardi di incentivi pubblici nel mondo. È una massa enorme di risorse che avranno un effetto di sbilanciamento sui conti pubblici degli Stati. Tutto questo ha coniato un nuovo termine, quello di permacrisi, una situazione di crisi perenne di diverse intensità, che continua a cambiare gli scenari. È un humus fertile per la creatività e l’innovazione, eppure rimangono dei dubbi».

Italia lumaca

Uno di questi riguarda il tasso di crescita molto basso dell’Italia rispetto all’Europa e al resto mondo sviluppato. «Siamo allo 0,4%: quando l’Europa è andata avanti abbiamo perso una grossa fetta di competitività e non abbiamo spazi di manovra fiscale. Quindi, la situazione è bloccata. Il Pil non cresce. L’economia privata non si distanzia molto da queste previsioni: i nostri stipendi sono fermi, la componente di spesa delle famiglie non ha tantissimi spazi, la produttività rimane comunque sotto la media se si considerano leggi, burocrazia, digitalizzazione e infrastrutture».

In tutto questo scenario, il settore delle costruzioni gioca un ruolo da player. «In quest’ambito ci sono quattro megatrend e uno trasversale che impatteranno nel prossimo futuro», ha proseguito Tavazzi.

 «Con l’evoluzione normativa per le policy europee, sempre più incentrate su decarbonizzazione ed efficienza energetica, c’è una spinta molto forte per abbassare emissioni e consumi. È stata di recente approvata la direttiva europea sulle prestazioni energetiche degli edifici che garantisce ai singoli Paesi maggiore autonomia nel definire le modalità di intervento sul proprio parco immobiliare. La direttiva introduce anche alcune regole per il settore edilizio, dallo stop alle caldaie a gas, all’introduzione di un libretto di ristrutturazioni. Per esempio, tutti i nuovi edifici residenziali dovranno avere zero emissioni da gennaio 2030, essere idonei all’installazione di impianti fotovoltaici, laddove risulti tecnicamente ed economicamente fattibile. Per quelli pubblici e non residenziali esistenti l’installazione deve partire dal 2027. È stato stabilito anche lo stop alle agevolazioni per l’installazione di caldaie alimentate a gas a partire dal 2025, obbligo per gli Stati membri di istituire un passaporto nazionale per le ristrutturazioni edilizie. Un altro strumento è lo smart readiness indicator (indice comune della Ue per valutare la predisposizione degli edifici a utilizzare tecnologie intelligenti ndr), ancora in collaudo, per stabilire gli standard su cui misurare l’andamento».

Convegno-Youtrade-sud
Lorenzo Tavazzi al convegno Youtrade

Transizione green

Tutti temi cogenti: si spendono 50 miliardi di euro all’anno per i consumi, un parco immobiliare vetusto e un basso tasso di ristrutturazione. Il Pnrr in questo senso potrebbe aiutare, anche se il terreno da recuperare è vasto. 

«La transizione sostenibile è l’altro grande tema. Le risorse del pianeta, come sappiamo, non sono infinite e in Italia consumiamo 2,7 volte l’anno quello che possiamo rigenerare. Siamo in costante debito ecologico: anche quest’anno le costruzioni sono al centro per la produzione di rifiuti, con un trend in aumento. Bisogna sviluppare e garantire un bilanciamento, cambiare un modello di business, adottare un modello di economia circolare che è necessario, ripensando completamente alle filiere tra progettazione, produzione, distribuzione fino arrivare al riciclo e un recupero. Un percorso fortemente indirizzato dalle normative Europee recenti. Noi, fortunatamente, abbiamo anche buone pratiche promosse dall’Unione Europea in termini di economia circolare, e nel 2021 è nato anche il primo consorzio dei rivenditori di materiali per l’edilizia per la raccolta dei rifiuti da costruzione e demolizione».

Tecnologia obbligata

Tavazzi ha sottolineato anche il ruolo della tecnologia, da utilizzare con attenzione. «L’urbanizzazione rappresenta una delle tendenze più significative del secolo. Nel 2007 c’è stato un cambio epocale: le persone hanno preferito vivere nelle città, che sono diventati i centri attorno ai quali ruotano sviluppo e innovazione, con diseconomie da gestire. Le città consumano e producono, ma è fondamentale innovare i modelli con la tecnologia. Le smart city sono il paradigma, il punto di svolta: per molto tempo se n’è parlato, ora si sta arrivando a realizzare qualcosa di concreto».

E sia nel mondo, che in Europa, gli studi per realizzarle sono molteplici. Ma per questo è necessario legarsi alle dinamiche sociali, dove la dimensione delle costruzioni e dell’abitabile è focale.

«Il cambiamento della vita e del lavoro dopo il covid ha fatto ripensare agli spazi. Cambiano gli uffici, ma anche la casa, per rifunzionalizzare i luoghi dove si vive e si lavora. Trend che si scontrano però con altri temi: sicurezza, comfort e wellbeing. Questo è connesso alla transizione demografica che l’Italia sta vivendo, in calo, registrando un progressivo invecchiamento della popolazione, cambiando le esigenze. Bisogna anche pensare, però, che tra le giovani generazioni si registrano i più elevati tassi di povertà assoluta. La scarsa efficienza energetica incide».

Quello che tocca tutti, trasversalmente, è il cambiamento climatico. «Aumento delle temperature, siccità e alluvioni incidono. Parlando di costruzioni, al Sud dobbiamo preoccuparci dell’assetto idrogeologico. Vanno ripensati gli edifici e il loro miglioramento. Per questo bisogna evolversi nel modo di pensare, di costruire, di concept. Diventare più smart, creare vantaggi sia per l’occupazione sia per l’economia che per l’ambiente. Bisogna definire gli standard, sviluppare modelli operativi e sostenibili e incentivare la filiera, in tutte le sue fasi. Ma, soprattutto, prima di perseguire tutte queste azioni è necessario essere consapevoli e diffondere questa consapevolezza. Il vero lavoro parte da qui», ha concluso Tavazzi.

 

di Alice Fugazza

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