I multipoint evidenziano in modo molto chiaro che avere è anche essere e viceversa, essere significa avere, perché l’essenza dei multipoint si basa proprio sul connubio tra dimensione aziendale (essere) e numerosità dei punti vendita (avere). E se si analizzano i dati di mercato questa equivalenza diventa evidente. Grazie al Centro Studi YouTrade sono stati analizzati i bilanci relativi a 40 multipoint. Sono ovviamente escluse le società diverse dalle società di capitali o dalle cooperative, così come quelle società per cui non è stato possibile recuperare il bilancio in formato digitale dagli enti camerali.
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Distribuzione edile: analisi bilanci multipoint
Il campione elaborato è un campione di tutto rispetto perché rappresenta oltre 2 miliardi di euro di fatturato, con un primo indicatore interessante che riguarda la crescita di ricavi tra il 2018 e il 2019, pari a un significativo +7,9%. Dato, quest’ultimo, significativo soprattutto se confrontato con quello medio di settore presentato nella annuale pubblicazione relativa ai bilanci, pari a +3,1%. Più del doppio, quindi. Anzi, di poco superiore a due volte e mezza.
Dunque la dimensione, sia in termini di fatturato che di punti vendita, sembra essere un fattore di forte competitività dei rivenditori multipoint.
Un altro dato molto interessante riguarda la dinamica degli utili, che nel campione di 40 imprese presenta una crescita del 30,8% nel 2019 rispetto al 2018, con un peso degli utili sul fatturato del 3,7% nel 2019 contro il 3,0% del 2018. Confrontando questi indicatori con quelli medi pubblicati nell’annuario dei bilanci emerge che il settore nel suo insieme è meno performante, con una crescita degli utili del 25,4% e un peso dei profitti sul fatturato fissato al 2,0%, quasi la metà di quello registrato nel 40 multipoint.
Al di là delle posizioni in classifica riportate nelle tabelle, che ovviamente vedono i big del settore ai primi posti, i dati forse più interessanti si raccolgono nel confronto tra i primi in classifica, la top 10 e la top 20 del settore, con il dato relativo alla media generale e soprattutto gli andamenti per fasce di fatturato, dai quali emergono elementi interessanti di riflessione.
La top 10 dei multipoint analizzati vede Cambielli Edilfriuli, Idrocentro, Zanutta, Bauexpert, Eternedile, Orsolini Amedeo, Carboni, Centro Gamma Termosanitaria, Cammi Group e Mollo che presentano complessivamente un fatturato nel 2019 di quasi 1,5 miliardi di euro, in crescita dell’8,2% rispetto al 2018.
Dunque, con una dinamica leggermente migliore di quella della media generale, e utili in crescita del 14,3% con un peso degli utili sul fatturato del 4,3%: un valore più elevato di quello medio del campione.
Considerando la top 20 ai precedenti dieci nominativi si aggiungono Dexive, Centroedile Milano, Caem Group, Baustoffe Roman Terzer, Foresti Distrib Laterizi, F.lli Simonetti, Epiù, Sined, Sardares e Comarte Soc Coop. La top 20 presenta un fatturato com plessivo superiore a 1,8 miliardi di euro, in crescita del 7,5%, quindi leggermente meno della media generale, e un utile netto in aumento del 17,9% con un peso sul fatturato del 4,0%, superiore alla media.
Analizzando nel dettaglio gli andamenti per fasce di fatturato, emerge in modo molto rilevante che la dimensione di impresa è quanto mai, nel caso dei multipoint, un fattore di competitività. Sia nella capacità di produrre fatturato, sia nella redditività di impresa. Quest’ultima, tuttavia, si dimostra in miglioramento in tutte le classi, compresa quella meno performante delle imprese con fatturati inferiori a 10 milioni di euro.
Le imprese che presentano una crescita migliore del fatturato sono quelle oltre la soglia dei 100 milioni di euro, con un aumento del 12,%, seguite da quelle con ricavi compresi tra 10 e 20 milioni di euro, in incremento dell’11,7%. Sempre in aumento, ma con una percentuale minore e pari al +5,0%, le imprese tra 20 e 50 milioni di euro, mentre quelle con fatturato compreso tra 50 e 100 milioni e quelle inferiori a 10 milioni presentano la crescita minore, nell’ordine rispettivamente del +0,7% e del +0,9%. Dove, tuttavia, si notano discostamenti interessanti è nella dinamica degli utili.

Le imprese della classe maggiore crescono del 14,4%: un valore simile a quelle con fatturato compreso tra 50 e 100 milioni di euro, ma le crescite più interessanti si notano nelle due classi inferiori, con le imprese tra 20 e 50 milioni in crescita del 50,3% e quelle della classe inferiore, tra 10 e 20 milioni, in aumento del 74,4%. Al contrario, le imprese della classe inferiore continuano a registrare perdite, ma con una consistente dinamica di riduzione delle perdite, e dunque potenzialmente positiva per il futuro.
Queste dinamiche molto positive, tuttavia, si associano al dato relativo al peso degli utili netti sul fatturato. È un peso che evidenzia la vera capacità competitiva e remunerativa delle imprese.
Il primo commento va all’aumento di questo indicatore in tutte le categorie, con l’unica eccezione legata alla stabilità presentata dalla classe di maggori dimensioni: era il 3,6% nel 2018, è il 3,7% nel 2019. Per le altre si passa dal 4,8% al 5,4% per le imprese tra 50 e 100 milioni, dal 2,2% al 3,1 per quelle da 20 a 50 milioni, dall’1,0% all’1,5% per quelle da 10 a 20 milioni e nonostante il dato negativo, anche nella classe inferiore si assiste a un miglioramento, che passa da -18,6% a -3,3%. Un dato non positivo, ma che forse in dinamica pluriennale potrebbe migliorare.
Il dato più interessante è la lettura di questo indicatore incrociato con la dinamica del fatturato. Se, infatti, le imprese di maggiore dimensione presentano una solida crescita di fatturato con una stabilità della percentuale degli utili netti, cosa che avviene in una certa misura anche per l’altra categoria in forte crescita di mercato, quella da 10 a 20 milioni, per le altre si configurano incrementi di fatturato leggeri o meno significativi ma con un incremento degli utili netti molto consistente.
Dunque, diverse strategie animano il comparto dei multipoint: si potrebbero dividere in due modi. Da un lato le imprese in equilibrio economico e finanziario e in grado di mantenere la propria redditività in presenza di una espansione sul mercato che incrementa fortemente i fatturati. Ricordiamo che il valore medio di crescita di tutto il settore della distribuzione di materiali edili nel 2019 è stato del 3,1%. Le prime della classe viaggiano a una velocità quadrupla: +12%, senza rinunciare alla propria redditività.
Da un altro lato emerge come nelle altre classi le aziende stiano mettendo a punto strategie di consolidamento del proprio mercato che evidenziano come il mantenimento del giro d’affari si associ a una ricerca molto solida di aumento della redditività, segno di una focalizzazione spinta sulla organizzazione o riorganizzazione dell’impresa dal punto di vista operativo, segno anche di una capacità strategica e di mercato che lascia intravvedere che il futuro dei multipoint si giocherà proprio tra questi due elementi gestionali, cioè consolidare il proprio mercato e aumentare la redditività, cosa che garantisce la possibilità per le aziende di investire e non solo remunerare il capitale investito.
Tra le aziende del campione di multipoint analizzati vi sono, poi, dei veri e propri campioni, sia delle crescite di mercato sia della redditività. Materia ed Edilia presentano notevoli crescite di fatturato, ma anche Centredil, Invernizzi Luciano & figli, Alfa e Freri Tramit presentano crescite superiori al 20%. Sul fronte della redditività, Mollo presenta il valore più significativo, legato anche ad alcune attività ad alto valore aggiunto, come il noleggio che è uno dei mercati più interessanti sotto questo profilo.
Ottimi risultati per Foresti Distribuzione Laterizi e Cammi Group, con valori di poco superiori o inferiori al 9%, e redditività superiori al 5% per Eternedile, Sined, Sardares e Raminelli, con Bauexpert molto vicina a questo dato. Anche in questo caso il confronto tra dinamiche di mercato e redditività aziendale indicano in modo generale ma già sufficientemente indicativo le scelte operative delle aziende. Se Materia cresce in modo rilevante lo fa a discapito della redditività, che andrà consolidata negli esercizi successivi, mentre dall’altro lato c’è Mollo che nonostante un calo di fatturato fa registrare la redditività migliore.
Sono due esempi estremi entro i quali si definiscono i contorni delle attività dei multipoint, con strategie specifiche legate a ogni insegna. Dimostrano come essere un multipoint oggi sia una scelta che nel tempo paga sia sotto il profilo della capacità di penetrazione nel mercato e, dunque, di sempre maggiore crescita della propria presenza e attività, sia sotto il profilo della remuneratività che apre anche all’idea che con un buon bilancio e una buona se non ottima redditività si possa anche andare eventualmente alla ricerca di nuovi
partner in grado di aumentare gli investimenti e l’operatività stessa dell’azienda.
Resta il fatto, al di là dei singoli casi in cui alcuni indicatori sono particolarmente negativi e legati a dinamiche congiunturali specifiche, che i multipoint rappresentano oggi sicuramente il fiore all’occhiello della distribuzione moderna nel campo delle rivendite edili e alcuni soggetti, per dimensione e dinamiche economiche, non hanno nulla da invidiare, anzi forse qualcosa da insegnare, alle tante insegne della grande distribuzione che con sempre maggiore impegno spinge verso il mercato dei materiali edili, dove però l’alta specializzazione degli operatori più organizzati e strutturati è il primo e più forte limite alla sempre tanto temuta «invasione del nemico Gdo».
In realtà, con le dovute proporzioni, i multipoint, soprattutto quelli dimensionalmente oltre la soglia dei 50 se non dei 100 milioni di euro di fatturato, rappresentano dei campioni della distribuzione specializzata. Grande quanto, lo vedremo nei prossimi anni, ma la sfida è aperta.
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