Sono troppe le imprese che improvvisano il mestiere e questo porta a molti rischi per chi applica i rivestimenti per esterni agli edifici: la non osservanza dei criteri corretti di lavorazione può portare fino in tribunale. Decisivo l’utilizzo di manodopera specializzata e la scelta dei materiali.
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A tre anni e mezzo dall’entrata in vigore del superbonus 110% (luglio 2020) e dopo aver assistito a innumerevoli scontri e giravolte politiche degne dei migliori ballerini del Bolshoi, che si sono succedute al cambio di governo, farcite e intervallate da accesi confronti tecnici su carta stampata e web, risulta possibile fare una sorta di primo approssimativo bilancio e capire che impatto ha avuto questa agevolazione fiscale sia sotto il profilo dei volumi economici ed occupazionali indotti sia sotto l’aspetto meramente esecutivo.
Un boom superbonus
Da quanto pubblicato nell’ultimo rapporto Enea (aggiornato al 31 ottobre 2023), sul periodo che va da agosto 2021 fino a ottobre 2023, risulta che sono moltissimi i beneficiari del bonus dedicato all’efficientamento energetico, nonostante molti altri abbiano rinunciato all’incentivo fiscale a causa delle complicazioni legate ad una burocrazia articolata e complessa, alla difficoltà a reperire materiali ed imprese esecutrici o ad altre ragioni.
Dall’analisi effettuata da Enea, di cui si riportano alcuni grafici riferiti alle asseverazioni annuali e mensili, al totale degli investimenti per anno e mensile, risulta interessante vedere come la distribuzione dei dati annuali sia in continua crescita e che le richieste di asseverazione e gli investimenti ammessi a detrazione seguano invece un andamento più legato alle stagioni, con prevalenza nei mesi più caldi, come era lecito attendersi.
E come, infine, si sia registrato un notevole rallentamento a partire dall’aprile del 2023, probabilmente a causa delle decisioni del Governo, che facevano presagire la fine del bonus 110%.
All’interno di tale contesto e con uno scenario di mercato che stava via via delineandosi con il passare dei mesi, già nel secondo semestre del 2021 si iniziava a rilevare la difficoltà nel reperimento di imprese esecutrici e dei materiali, con un conseguente notevole incremento dei prezzi.
A livello occupazionale la situazione assumeva contorni ancora più preoccupanti: basti pensare a quanto pubblicato e riportato dalle ultime indagini effettuate a fine 2021 a livello nazionale, da cui risulta che solo nel secondo semestre 2021 le imprese edili sono cresciute del 50% al ritmo di 64 nuove aziende al giorno (11.563 imprese in più rispetto al 2020 con codici Ateco 41 e 43, costruzione di edifici residenziali ed impiantistica elettrica ed idraulica) e una fetta di queste sono riferite a riconversioni di società impegnate in altri ambiti merceologici, con conseguenti potenziali ricadute negative sulla buona riuscita degli interventi, effettuati da nuove realtà, non sempre in grado di operare nel rispetto del principio del buon costruire che apre scenari piuttosto torvi sul futuro di molti cappotti.
Caos calmo
Tale febbrile situazione, quasi caotica per certi versi, a causa tempistiche ristrette a cui sottostare e difficoltà nel reperire i materiali nei tempi concessi, in determinati casi è diventata un pericoloso viatico in termini di regolarità urbanistica e modalità di posa, vincoli e caratteristiche di fondamentale importanza, ma troppo spesso sacrificate sull’altare della cessione del credito e dell’intervento a tutti i costi.
Il sistema di isolamento a cappotto esterno e rivestimenti per esterni necessita di un’attenta progettazione ed esecuzione a regola d’arte, che rispetti tutte le informazioni derivanti dal progetto e metta in campo tutte le azioni necessarie a garantire un risultato atto a evitare di incorrere in potenziali problematiche prestazionali ed estetiche, con conseguente insoddisfazione della clientela che potrebbero comportare azioni legali da parte dei fruitori.
Potenziali difetti dei rivestimenti per esterni
I potenziali difetti di un sistema di rivestimenti per esterni e isolamento a cappotto possono essere molteplici e in alcune situazioni risulta inoltre piuttosto complicato determinare la connessione tra cause ed effetti derivante dai tempi di latenza tra la causa ed il manifestarsi del problema.
Volendo prendere in esame le casistiche più diffuse che hanno portato a contenzioso, potremmo così elencarle:
- Difetti di natura estetica
- scarsa planarità del sistema di rivestimenti per esterni o di isolamento a cappotto con conseguenti ondulazioni o fuori squadra, che si manifestano in modo particolare quando l’irraggiamento solare lambisce tangenzialmente le superfici
- parziale distacco di porzioni di finitura, presenza di fessurazioni, rigonfiamenti, viraggio della tinta delle porzioni più esposte a irraggiamento solare, comparsa di macchie e striature, segni che evidenziano la geometria dei pannelli sottostanti.
I difetti di natura estetica possono avere diverse origini: derivare da non corrette modalità di posa, da scelte errate dei componenti, da una progettazione non sufficientemente accorta e dettagliata o per finire, da una mancanza di controllo durante l’esecuzione delle opere.
Difetti legati alla progettazione e mancanza di adeguato controllo
- distacchi parziali di pannelli isolanti causati dalla mancata valutazione della forza di estrazione del vento o da errata scelta dei sistemi di fissaggio
- ponti termici dovuti ad accostamenti errati dei pannelli
- errate valutazioni dell’isolamento che portano a disattendere la classe energetica indicata nella documentazione consegnata alla Pubblica amministrazione.
Qualora un immobile si trovasse in una delle casistiche sopra presentate e brevemente descritte, e la proprietà volesse giustamente partire con un’azione legale a propria tutela, è di capitale importanza chiarire che il Codice civile prevede una distinzione delle tipologie di difetti di un immobile in tre specifici articoli.
E in base a questa distinzione chiarisce le tempistiche necessarie affinché l’azione risulta tempestiva e non oltre i tempi di decorrenza: articolo 1669 Codice civile «Quando si tratta di edifici o di altre cose immobili destinate per loro natura a lunga durata, se, nel corso di dieci anni dal compimento, l’opera, per vizio del suolo o per difetto della costruzione, rovina in tutto o in parte, ovvero presenta evidente pericolo di rovina o gravi difetti, l’appaltatore è responsabile nei confronti del committente e dei suoi aventi causa, purché sia fatta la denunzia entro un anno dalla scoperta. Il diritto del committente si prescrive in un anno dalla denunzia».
Articolo 1667 Codice civile
«L’appaltatore è tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell’opera. La garanzia non è dovuta se il committente ha accettato l’opera e le difformità o i vizi erano da lui conosciuti o erano riconoscibili purché, in questo caso, non siano stati in mala fede taciuti dall’appaltatore. Il committente deve, a pena di decadenza, denunziare all’appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta. La denuncia non è necessaria se l’appaltatore ha riconosciuto le difformità o i vizi o se li ha occultati. L’azione contro l’appaltatore si prescrive in due anni dal giorno della consegna dell’opera. Il committente convenuto per il pagamento può sempre far valere la garanzia, purché le difformità o i vizi siano stati denunziati entro sessanta giorni dalla scoperta e prima che siano decorsi i due anni dalla consegna».
Articolo 1495 Codice civile
«Il compratore decade dal diritto alla garanzia se non denunzia i vizi al venditore entro otto giorni dalla scoperta, salvo il diverso termine stabilito dalle parti o dalla legge. La denunzia non è necessaria se il venditore ha riconosciuto l’esistenza del vizio o l’ha occultato. L’azione si prescrive, in ogni caso, in un anno dalla consegna; ma il compratore, che sia convenuto per l’esecuzione del contratto, può sempre far valere la garanzia, purché il vizio della cosa sia stato denunziato entro otto giorni dalla scoperta e prima del decorso dell’anno dalla consegna».
In situazioni di vizi, difetti o difformità del sistema di isolamento a cappotto, risulta piuttosto complicato capire se il difetto possa essere ritenuto grave e, quindi, è possibile riferirsi all’articolo 1669 del Codice civile o possa altresì ricadere nei visi e difformità a cui fa riferimento l’articolo 1667 del Codice civile. Per chiarire tale importante aspetto, che determina l’andamento del contenzioso, è interessante prendere visione di quanto la Corte di Cassazione ha riportato nella sentenza 22093 del 4 aprile 2019, in cui chiarisce che «un vizio è grave non soltanto se mette a rischio la stabilità dell’edificio, ma anche se provoca effetti che ne compromettono l’utilità».
Secondo l’orientamento giurisprudenziale, la gravità di un difetto è correlata alle conseguenze che può causare, a prescindere dalla sua «consistenza obiettiva». Come spiegato nella sentenza, le carenze costruttive che pregiudicano in modo grave il normale godimento dell’immobile, la sua funzionalità e l’abitabilità devono sempre essere considerate gravi, anche se incidono su elementi secondari e accessori della costruzione e anche se possono essere risolte con semplici lavori di manutenzione ordinaria.
Nel caso esaminato dalla sentenza della Cassazione, l’utilizzo di materiali non idonei e la realizzazione non a regola d’arte della tamponatura delle pareti esterne dell’edificio avevano causato la riduzione della resistenza termica, incidendo negativamente sull’utilità e l’abitabilità degli appartamenti. Dato che i giudici hanno considerato grave questo difetto, hanno confermato la condanna del costruttore al pagamento del risarcimento.
Gli errori più frequenti nei rivestimenti per esterni
Tra gli errori più frequenti da cui scaturiscono i difetti più diffusi del sistema di isolamento a cappotto e rivestimenti per esterni, possiamo trovare:
- la sostituzione di un elemento di un sistema certificato, per motivi economici o di difficile reperibilità, se non preventivamente valutata con attenzione, può compromettere in parte o totalmente, la qualità e la capacità prestazionale dell’intero sistema
- l’inadeguato stoccaggio in cantiere degli elementi e l’utilizzo di materiali danneggiati, che potrebbero comportare difformità e difetti anche gravi
- la posa in condizioni climatiche inadeguate, in condizioni di gelo o in presenza di forte irraggiamento solare, potrebbero essere causa di mancata presa degli elementi cementizi e futuri potenziali distacchi (la posa del sistema a cappotto dovrebbe sempre avvenire con temperature comprese tra 5 e 30 gradi
- l’applicazione su supporti non idonei, poco coesi, umidi, trattati con rivestimenti specifici o sconnessi, può portare a potenziali distacchi degli elementi isolanti, di porzioni di finitura e difetti estetici
- l’errato sistema di incollaggio, spesso effettuato per punti e preferito dagli operatori per evidenti motivi di risparmio di tempo e collante, non garantisce la corretta capacità di tenuta. Il sistema di incollaggio corretto è con distribuzione del collante a cordolo perimetrale e punti o in alternativa a tutta superficie con spatola dentata
- l’errato posizionamento dei pannelli, con fughe di accostamento ben visibili tra i pannelli stessi, oltre a comportare una lunga serie di piccoli ponti termici, può essere causa di macchie visibili a occhio nudo, derivanti dalla diversa resistenza termica. Fughe inferiori a 5 millimetri devono essere riempite con schiuma idonea, se di dimensioni superiori, con materiale isolante dello stesso tipo di quello dei pannelli. Un errore comune è di riempire le fughe con malta collante o di non riempirle affatto lasciando una lama d’aria
- la mancata regolarizzazione della superficie dei pannelli può comportare difetti estetici e fenomeni fessurativi causati dal diverso spessore della malta collante. Buona pratica sarebbe invece di livellare i piccoli scalini che si possono formare durante l’applicazione dei pannelli, tramite carteggiatura
- l’errato processo di tassellatura, per tipologia di elemento, errata valutazione del supporto, numero di fissaggi, esecuzione dei fori e inserimento die tasselli, possono compromettere la tenuta meccanica del sistema ed originare distacchi degli elementi costituenti
- l’errata posa della rete di armatura, che spesso viene appoggiata e non annegata nello strato di rasatura, può portare a fessurazioni, cattiva adesione e difetti estetici
- l’errata scelta della granulometria dello strato di finitura o un’inadeguata asciugatura possono comportare alla fessurazione.
Una volta stabilito che l’esecuzione di un sistema di rivestimenti per esterni e isolamento a cappotto ricade nei gravi difetti di una costruzione e dopo aver proceduto a una perizia degli stessi e dei loro effetti in ragione della fruibilità e della prestazionalità del sistema, si aprono una serie di scenari, che in base ai contenziosi già passati in giudicato vanno dalla richiesta di rifacimento parziale o totale dell’opera o, in alternativa, a interventi di ulteriore rasatura armata, entrambi a spese della società che ha effettuato l’intervento, fino alla possibilità di rendere nullo l’atto di compravendita, qualora la classe energetica prevista non sia rispettata, e passando attraverso l’opportunità di un risarcimento economico determinato dal minus valore dell’immobile oggetto di vizio grave.
Estetica a rischio
Altra cosa sono, invece, le problematiche che potremmo definire estetiche e in altro modo queste dovranno essere considerate in termini di difformità.
Innanzitutto, una problematica squisitamente estetica dei rivestimenti per esterni, come la mancanza di planarità o di verticalità, difficilmente potrà essere considerata un vizio grave, a meno che questa non influisca direttamente sul livello di isolamento del sistema a cappotto e dovrà, quindi, essere valutata con estrema attenzione prima di adire alle vie legali.
Il rischio è di ritrovarsi a dover risarcire l’esecutore dei rivestimenti per esterni o del sistema a cappotto delle spese legali. I riferimenti su cui eseguire una valutazione di eventuali difformità estetiche, legate alla verticalità e alla planarità del sistema di isolamento a cappotto sono riportati all’interno del manuale del Consorzio Cortexa, (che riprende quanto indicato nella Onorm Din 18202 tabella 3, riga7) riportata nell’estratto della tabella.
Da notare che le tolleranze del Sistema Etics finito si riferiscono alla planarità del sistema stesso e non alla verticalità della superficie. Il rispetto della tolleranza di planarità è da verificarsi solo nel caso di difetti tecnici o estetici.
La valutazione delle facciate in condizione di luce radente non è significativa ai fini dell’accettabilità secondo la esecuzione a regola d’arte. E le ombre che si creino in condizione di luce radente possono rappresentare difetti estetici solo nel caso in cui la tolleranza di planarità sopra indicate vengano superate.
In definitiva, dato per assodato che i rivestimenti per esterni e sistema di isolamento a cappotto sono con buona probabilità le modalità d’intervento più efficace per l’isolamento termico dell’involucro edilizio e la limitazione delle dispersioni energetiche assieme ai serramenti, al fine di portare a termine tale lavorazione con risultati che confermino le aspettative della committenza, sia sotto il profilo prestazionale sia estetico, risulta necessario, come recita il manuale del Consorzio Cortexa, procedere secondo tre principi fondamentali:
- Applicare i rivestimenti per esterni forniti e certificati Eta in tutti i suoi componenti, secondo le indicazioni Etag 004 o Ead 040083-00-0404, oltre marcatura Ce del sistema; su questo punto è bene porre la massima attenzione in quanto accade che sul mercato, spesso per motivi economici o di difficoltà nel reperire i materiali, vengano proposti e applicati sistemi composti da elementi singoli dotati di marcatura Ce, facendo intendere al committente che la situazione sia in buona sostanza uguale. In realtà non è così, un insieme di marcature Ce dei singoli componenti, non comporta un sistema marcato Ce nella sua interezza e non ha di conseguenza la medesima validità del sistema. Di seguito si riportano le certificazioni Eta e le normative En di potenziale interesse:
- Etag 004 Linee guida tecniche europee per Sistemi Isolanti a Cappotto per esterni con intonaco
- Etag 014 Linee guida tecniche europee per tasselli in materiale plastico per Sistemi Isolanti a Cappotto
- En 13162 Isolanti termici per edilizia – Prodotti di lana minerale (Mw) ottenuti in fabbrica
- En 13163 Isolanti termici per edilizia – Prodotti di polistirene espanso (Eps) ottenuti in fabbrica
- En 13499 Isolanti termici per edilizia – Sistemi Compositi di Isolamento Termico per l’Esterno (Etics) a base di polistirene espanso
- En 13500 Isolanti termici per edilizia – Sistemi Compositi di Isolamento Termico per l’Esterno (Etics) a base di lana minerale.
2. Affidare la progettazione a professionisti esperti dei rivestimenti per esterni e sistemi a cappotto, che conoscano e applichino tutte le informazioni necessarie e forniscano possibilmente dettagli esecutivi chiari anche sulle metodologie di posa, dedicando la massima cura ai punti cardine del sistema, quali i sistemi di fissaggio e l’esecuzione della finitura.

3. Affidare la posa ad applicatori specializzati di comprovata esperienza, possibilmente squadre che abbiano sostenuto l’esame per la certificazione delle loro competenze.
Degli utili riferimenti per la corretta progettazione e posa del sistema a cappotto, sono disponibili dal giugno 2018, mese in cui sono state emanate due norme tecniche redatte da Uni, la Uni /Tr 11715:2018 e la Uni 11716:2018.
La Uni /Tr 11715:2018 è un rapporto tecnico che mette a disposizione di progettisti e applicatori riferimenti progettuali con esempi, dettagli tecnici, schemi e tabelle per eseguire una progettazione dettagliata e a regola d’arte del cappotto termico.
Da segnalare l’inserimento all’interno della norma di alcuni contenuti tratti dalla bozza della futura norma europea relativa alla certificazione del sistema a cappotto: si tratta dei criteri di scelta dei materiali isolanti idonei per il sistema a cappotto, con schede relative a otto differenti materiali isolanti.
L’osservanza delle prescrizioni tecniche progettuali e applicative di tale norma è funzionale alla massimizzazione della qualità dei risultati nell’esecuzione di un progetto di efficientamento energetico dell’involucro mediante cappotto termico.

La Uni 11716:2018 (Attività professionali non regolamentate – Figure professionali che eseguono la posa dei sistemi compositi di isolamento termico per esterno (Etics). Requisiti di conoscenza, abilità e competenza) prevede che la figura professionale dell’installatore di cappotto termico sia di due livelli:
- installatore base di sistemi di isolamento termico a cappotto
- installatore caposquadra di sistemi di isolamento termico a cappotto
Nella norma Uni 11716:2018 sono descritti i requisiti di competenza, conoscenza e abilità che devono essere padroneggiate dal posatore di cappotto termico che ambisca a qualificarsi. La norma elenca anche gli elementi che verranno considerati per la certificazione delle competenze, ossia:
- analisi del curriculum vitae
- esame scritto per la valutazione delle conoscenze
- prova pratica e simulazioni di situazioni reali operative attinenti all’attività professionale
- esame orale
Oltre a questi requisiti e prove, per l’installatore caposquadra di cappotto termico saranno effettuate anche simulazioni di situazioni reali operative, eventualmente l’analisi e la valutazione di lavori effettuati. Per essere installatore caposquadra è necessario essere installatore base, ossia detenerne tutte le abilità, conoscenze e competenze certificate.
Gli installatori di cappotto termico, secondo la norma Uni 11716:2018, hanno l’obbligo di:
- controllare la conformità al sistema dei prodotti forniti sul cantiere
- controllare il marchio sui componenti del sistema (apposizione a cura del produttore) che può essere presente sul prodotto, sul suo imballaggio, sul rivestimento del pallet o sui documenti di accompagnamento
- applicare i componenti del sistema, se non diversamente specificato dal produttore, secondo lo stato attuale della tecnica
- controllare la marcatura Ce dei singoli componenti ed eventualmente la marcatura Ce cappotto termico, ossia la disponibilità dell’Eta
Gli installatori caposquadra di cappotto termico, secondo la norma Uni 11716:2018 devono sapere espletare i seguenti compiti:
- tutti i compiti dell’installatore di base
- analisi del progetto in relazione all’installazione di sistemi di isolamento termico a cappotto
- definizione delle modalità applicative
- pianificazione delle lavorazioni in merito alle condizioni climatiche e ambientali
- verifica della preparazione del supporto come da specifiche di progetto
- verifica del sistema di isolamento termico a cappotto
Tali normative, oltre a essere importanti per l’ottenimento di un sistema a cappotto a regola d’arte, determinano chiaramente i ruoli e le responsabilità dei vari attori del processo edile.
Tale condizione, se valutata da un punto di vista giuridico, comporta che ogni figura professionale coinvolta debba procedere con la massima attenzione e in sinergia con le altre figure.
In estrema sintesi, per un risultato in linea con le aspettative della clientela sarà necessario procedere coordinando il processo e non lasciando nulla al caso, in caso contrario le mancanze di un singolo operatore potranno essere facilmente individuate e di conseguenza, le responsabilità che ne derivano.
di Cristiano Vassanelli
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