Può l’emissione di obbligazioni europee essere la soluzione per i massicci investimenti necessari?

L’ultimo anno e mezzo, da gennaio 2025 a oggi, ha scompigliato l’intero equilibrio globale. Più nel male che nel bene. Le bizzarrie del presidente americano, però, hanno forse contribuito (involontariamente) a rendere consapevole il resto del mondo di alcuni aspetti. Se si guarda all’Europa, appaiono chiari alcuni principi. Il primo è che non si può più fare affidamento agli Usa per la propria sicurezza. Anche se tra tre anni dovesse salire alla Casa Bianca un presidente meno ostile all’Europa, difficilmente l’equilibrio militare che regge dal Dopoguerra sarà ripristinato. Non fosse altro perché gli Usa vedono come pericolo maggiore la superpotenza cinese rispetto alla Russia. D’altra parte, non è irragionevole che gli europei badino di più a sé stessi. Il problema, semmai, è che per costruire una difesa europea sono necessari due fattori: un consenso politico, che non c’è, e una montagna di quattrini. Fino a quando ogni paese europeo rivendicherà autonomia per quanto riguarda le forze militari una difesa comune sarà un miraggio.

Inoltre, c’è il problema del finanziamento. Per il proprio apparato militare gli Stati Uniti hanno messo in bilancio una spesa di 1.500 miliardi di dollari. Per fare un paragone, si fa per dire, in Italia la legge di Bilancio approvata lo scorso dicembre vale circa 22,4 miliardi. Per tutte le spese dello Stato, non per la Difesa. A questo dato si collega un altro aspetto figlio della confusione trumpiana: la necessità per i paesi europei di trovare fondi da investire per tecnologia o infrastrutture. Un aspetto, insomma, che non riguarda solo la difesa, ma molte altre iniziative.

Bandiere della Ue
Bandiere della Ue

Per esempio, per stare in tema con il settore di cui si occupa YouTrade, la riqualificazione degli immobili prevista da Case Green. Per risolvere il problema da anni si eleva un coro secondo cui la soluzione sarebbe l’emissione di eurobond. È già avvenuto altre volte, come in occasione del maxi piano di ripresa dopo il covid Next Generation-Eu. Perché non ripeterlo?

Ma anche in questo caso la fantasia corre più avanti della realtà. Pochi riflettono sul fatto che nelle emissioni già sperimentate, nonostante l’elevato rating della Ue, sugli eurobond Bruxelles (e quindi i paesi che fanno parte della Ue) paga sul suo debito un rendimento superiore a quello pagato dei singoli Stati europei considerati affidabili, come la Germania. La ragione è che per pagare meno interessi bisogna fornire garanzie migliori. E l’Europa non ha una unità politica che consente agli investitori di essere così certi di rientrare in possesso dei soldi investiti in bond se, per estremo esempio, qualcuno dei paesi decidesse di non versare la propria parte di rimborso. Perlomeno, l’investitore non la stessa certezza che si può riporre nei confronti di un paese come la Germania. La soluzione sarebbe una unione fiscale dei paesi della Ue. Impensabile, vista l’euro ostilità di gran parte degli schieramenti politici. Eppure, in molti casi è proprio chi è contrario a una maggiore integrazione europea a invocare l’emissione di debito. D’altra parte, la coerenza non sembra la caratteristica principale di questi anni.