Le incertezze sui bonus, sulla situazione internazionale e la prospettiva della fine del Pnrr pesano sul sentiment di tutti i settori dell’economia.
L’indice nazionale di fiducia delle imprese di costruzioni fa segnare un ulteriore decremento, dopo la leggera flessione di novembre, portando il valore a 3,3 punti, 1,4 punti inferiore al picco massimo registrato ad ottobre.
L’indice rimane comunque positivo, ma in controtendenza rispetto all’andamento dell’indice di fiducia registrato a livello di paesi dell’area euro, che sale a -1,3 punti, riducendo dunque la differenza con il valore nazionale (erano 7,2 punti a ottobre, sono 4,6 a dicembre).
Resta negativo, ma anch’esso in ripresa, l’indice relativo ai paesi dell’Europa a 27, con un valore pari a -3,3 punti, che riduce comunque di 3 punti la differenza con il valore nazionale, rispetto a quanto registrato a ottobre (da 9,3 punti di differenza a 6,6).
Il dato italiano probabilmente è influenzato dalle attese sulle decisioni del Governo relativamente alla legge di Bilancio, che a dicembre non aveva ancora dato conferma definitiva del rinnovo dei bonus e dunque sconta le classiche incertezze di fine anno. Il prossimo mese vedremo se ci sarà una ripresa oppure se l’attesa della fine del Pnrr, prevista per il mese di giugno 2026, ridurrà ancora questo valore.
Analizzando l’andamento della fiducia delle imprese nei diversi settori economici a livello nazionale, oltre al calo della fiducia delle imprese di costruzione, emerge una discesa anche nel comparto industriale, che aveva mostrato nei mesi scorsi segnali di lenta ripresa, pur in uno scenario che rimane negativo, ma che probabilmente sconta la difficile situazione produttiva nazionale, acuita dai dazi statunitensi e dal clima generale di incertezza.
Bene invece la fiducia per il settore dei servizi, in crescita costante da luglio, e per quello del commercio, che tocca il suo picco a novembre per poi far registrare una piccola contrazione a dicembre.
Molto interessante vedere questi indicatori riflessi anche nel nuovo indicatore, che proporremo trimestralmente, relativo all’indice globale di incertezza, assieme all’indice globale di incertezza commerciale. Sono due indici che misurano il grado di incertezza economica riferita sia all’andamento dell’economia in generale che a quello del settore commerciale.
Entrambi nel 2025 hanno avuto picchi che hanno superato e in alcuni casi doppiato il periodo del covid, nel 2020, evidenziando come la situazione internazionale oggi sia assolutamente dipendente dai tanti fattori critici legati agli elementi di destabilizzazione in atto, non ultimo l’attacco Usa al Venezuela, che si associa al perseguire della crisi nei conflitti in Ucraina e in Palestina.
Nel breve periodo, dopo il picco di settembre, si nota un rallentamento del grado di incertezza, un elemento per il quale tuttavia è ancora troppo presto per esprimere commenti sulla sua effettiva positività. Dato questo clima non stupisce dunque il peggiorare dell’indice di fiducia dei consumatori a livello nazionale.
Dal punto di vista della produzione nel settore delle costruzioni, il dato più aggiornato fornito da Istat è quello relativo al mese di ottobre, che riporta un valore di 41,7 punti percentuali superiore a quello del valore medio della produzione riferito al 2021.
Questo valore evidenzia una ripresa produttiva dopo il calo fisiologico di agosto ed evidenzia come il settore sia ancora dotato di una forte produttività.
Dal punto di vista dell’andamento degli indicatori anticipatori i segnali, dopo una ripresa a novembre, sono invece in contrazione a dicembre, con una aspettativa in calo, anche se pur sempre positiva, per l’occupazione, così come per le attese per ordini e piani di costruzione, che si avvicinano al punto zero, ovvero al valore che esprime l’equilibrio tra chi vede positivamente il mercato e chi invece attende un andamento in flessione.
Sul fronte dell’inflazione, le stime per il mese di dicembre evidenziano una stabilizzazione dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), con un valore pari a +1,2% (era +1,1% nel mese precedente), dunque un leggero incremento, ma di piccola portata.
Il valore medio del 2025 si attesta a +1,5%, mentre l’inflazione al netto degli energetici e degli alimentari freschi (la cosiddetta inflazione di fondo) e quella al netto dei soli energetici mostrano un aumento medio annuo rispettivamente dell’1,9% (+2,0% nell’anno precedente) e del 2,0% (+2,1% nel 2024).
La lieve accelerazione dell’inflazione osservata a dicembre è dovuta principalmente alla crescita dei prezzi dei Servizi relativa ai trasporti (da +0,9% a +2,6%), degli Alimentari non lavorati (da +1,1% a +2,3%) e lavorati (da +2,1% a +2,6%), in parte attenuata dalla diminuzione di quelli degli Energetici regolamentati (da -3,2% a -5,3%) e dal rallentamento dei prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +3,0% a +2,7%).
L’aumento congiunturale dell’indice generale riflette, per lo più, la crescita dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+3,1% anche per fattori stagionali) e degli Alimentari non lavorati (+0,4%).
Gli effetti di questi aumenti sono stati solo in parte compensati dalla diminuzione dei prezzi di altri aggregati, tra cui quello degli Energetici regolamentati (-0,6%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,4%). In base alle stime preliminari, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) registra una variazione su base mensile pari a +0,2% e del +1,2% su base annua (in accelerazione da +1,1% di novembre).
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