I numeri mostrano un quadro ancora contraddittorio. Da una parte, l’edilizia off-site offre potenziali vantaggi in termini di costi, tempi, qualità, consumi energetici e sostenibilità. Dall’altra, il mercato italiano rimane caratterizzato da una diffusione ancora limitata e da una filiera non completamente industrializzata.


Edilizia off-site: la sfida italiana tra prefabbricazione, risparmio e sostenibilità

Il grande trend dell’edilizia è costruire off site. Secondo alcuni calcoli, l’uso di materiali pre assemblati consente risparmi certificati anche del 15-20% rispetto all’edilizia tradizionale. Ma questo comporta anche l’esistenza di una filiera organizzata.

E proprio per questo Enea ha dato vita al progetto Officio, finanziato dal ministero dell’Ambiente e portato avanti da Politecnico di Milano, Università Politecnica delle Marche e Università di Bologna con il contributo di 26 aziende e associazioni di categoria. L’obiettivo è raggiungere il livello di paesi come Germania, Svezia e Paesi Bassi, dove oltre il 20% degli edifici è costruito con componenti prefabbricati.

In Italia, secondo le stime, le aziende che usano questa tecnica sono appena 116, concentrate per quasi la metà in Lombardia e Veneto. Per il resto, si costruisce più o meno come si è sempre fatto: le tecnologie off-site in acciaio, legno o miste arrivano al 34%, ma solo il 25% è frutto di una filiera completamente industrializzata.

Il settore, però, tra il 2017 e il 2021 è cresciuto del 50%, spinto dagli incentivi fiscali, senza però creare una filiera strutturata. Eppure, secondo i fautori di questa tecnica costruttiva, isolare un condominio con questi sistemi riduce i consumi energetici fino al 45%, una villetta fino al 33%.

Su questa strada si indirizza, per esempio, la neonata associazione Inco, promossa da Tecnostrutture, Harpaceas e Brioschi Sviluppo Immobiliare, che ha l’obiettivo di spingere un modello italiano di industrializzazione edilizia attento alla sicurezza sismica. Oppure Edera, centro di innovazione promosso da Near Sgr, Fondazione Housing Sociale e Ance, che raggruppa un network di un centinaio tra aziende, progettisti, pubbliche amministrazioni ed enti di ricerca.

Tra l’altro, sottolineano i sostenitori dell’edilizia off-site, questo metodo può essere considerato anche una via per la sostenibilità. Uno studio, per esempio, ha identificato 164 varianti di materiali isolanti ricavabili da scarti  industriali, come lana di pecora, cellulosa, poliuretano da imballaggi, di cui almeno 20 considerate pronte sotto il profilo tecnico e logistico: un serbatoio di economia circolare ancora quasi del tutto inutilizzato.

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