La direttiva Case Green entra in una nuova fase per l’Italia dopo il mancato pieno recepimento entro la scadenza europea del 29 maggio 2026. La Commissione europea ha infatti avviato una procedura di infrazione nei confronti di tutti i 27 Stati membri che non hanno comunicato il completo recepimento della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici, la cosiddetta EPBD (Energy Performance of Buildings Directive).

 


Direttiva Case Green: perché è partita la procedura di infrazione

Il governo italiano doveva presentare un piano definitivo per l’attuazione della direttiva europea Case Green entro il 29 maggio. Non l’ha fatto. Che cosa succede ora? Quello che è previsto dai regolamenti Ue: la Commissione ha deciso «di avviare procedure di infrazione inviando una lettera di costituzione in mora». Peraltro, oltre all’Italia, nel mirino è finita anche la maggioranza dei paesi Ue.

La procedura di infrazione è uno strumento giuridico con cui la Commissione Europea sanziona uno Stato membro che non rispetta le norme, i trattati o non recepisce le direttive dell’Unione. Ma è un procedimento lento, che offre agli stati riottosi tutto il tempo di sanare il proprio errore.

Il primo passo è una lettera di messa in mora (il precontenzioso), con cui si avvisa lo Stato della sua inadempienza, che ha in genere due mesi di tempo per fornire osservazioni o chiarimenti. Se la risposta non è soddisfacente o manca del tutto, la Commissione invia una richiesta formale di conformarsi al diritto Ue entro un termine stabilito.

Terzo passo: se lo Stato continua a fare orecchie da mercante e a non mettersi in regola con quanto deciso dal Parlamento di Strasburgo (nel caso specifico la direttiva Epbd), la Commissione deferisce il caso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Infine, se la Corte accerta la violazione, emette una sentenza di condanna. E se il colpevole insiste nel non adeguarsi, parte un secondo procedimento per chiedere sanzioni pecuniarie, che possono essere una somma forfettaria e/o penalità giornaliere.

Per esempio, per alcuni adeguamenti non ottemperati, come la mancata depurazione delle acque reflue in vari comuni, l’Italia è arrivata a pagare sanzioni superiori a 165 mila dollari al giorno fino alla totale messa a norma. Insomma, snobbare le direttive Ue può costare caro. Vale la pena di rimandare le decisioni?

La Epbd (Energy performance of buildings directive, la direttiva Case Green), in fondo, ha un obiettivo utile: il taglio dei consumi medi degli immobili, con la riduzione del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, con la piena decarbonizzazione entro il 2050.

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