L’Olanda nel 2013 ha lanciato Energiesprong, associazione formata da imprese di costruzioni e associazioni edilizie con l’obiettivo di ristrutturare, secondo i parametri green 110 mila case. E ora il progetto si è esteso anche all’Italia
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Per decarbonizzare l’edilizia e il patrimonio immobiliare esistente, così come chiede l’Europa, occorre fare presto e soprattutto puntare su interventi di riqualificazione energetica di tipo radicale. Serve quella che gli esperti chiamano le deep renovation. Vale a dire, spostare l’attenzione dalla riqualificazione energetica di singoli alloggi a quella di interi quartieri.
Perché, aggiungono, la politica degli incentivi statali basati su bonus e superbonus non basta a centrare l’obiettivo delle emissioni zero: troppi interventi leggeri, per tipologie edilizie di dimensioni ridotte e una scarsa efficacia della spesa.

Energiesprong: il piano olandese per la riqualificazione energetica degli edifici
In Italia, paese che possiede un patrimonio immobiliare molto datato, ci sono 18 milioni di abitazioni che hanno bisogno di essere riqualificate. Si tratta di un parco abitativo inadeguato ad affrontare il futuro da differenti punti di vista: energetico, funzionale, ambientale, sismico ed estetico. Serve quindi una rivoluzione energetica.
Ed è proprio quello che hanno pensato di fare una decina di anni orsono gli esperti olandesi con il programma Energiesprong: un piano governativo di intervento su larga scala per trasformare l’edilizia sociale dei Paesi Bassi in edifici a consumo zero di energia.
Una rivoluzione tecnica ed energetica, con l’obiettivo dichiarato di industrializzare il prodotto e il processo edilizio e che permette, dopo un accurato intervento di progettazione, di realizzare le opere di adeguamento energetico e impiantistico in pochi giorni di lavoro e con l’allontanamento degli inquilini dalle proprie abitazioni in altrettanti poche giornate.
Da Energiesprong a Stroomversnelling
Dopo alcuni anni di studi e sperimentazioni, una decina di anni fa, nel 2013, Energiesprong ha cambiato faccia e si è trasformata in Stroomversnelling, un’associazione formata da imprese di costruzioni e associazioni edilizie con l’obiettivo di ristrutturare, secondo i parametri di consumo zero di energia, 110 mila case olandesi.
Il marchio Energiesprong non è però scomparso, è rimasto e ha dato vita a una rete europea, che comprende oltre i Paesi Bassi, anche Francia, Gran Bretagna, Germania e Italia e che, stando ai numeri, funziona, con esiti differenti da Paese a Paese.
Sono, infatti, 5.700 gli alloggi realizzati in Olanda, solo 26 quelli in Francia, 15 nel Regno Unito, 12 in Germania. In Italia, a oggi, non ci sono ancora realizzazioni di questo tipo.
I numeri prendono invece quota se si considerano gli interventi in programma: 14.400 in Olanda, 225 in Gran Bretagna, 6.550 in Francia, 480 in Germania e cinque in Italia. A questi numeri si aggiungono i 46 alloggi in previsione Oltreoceano, nello Stato di New York, la cui esperienza si ispira a quella olandese, senza però assumerne il nome.
Comunque sia, siamo di fronte a una sfida davvero impegnativa quella lanciata con Energiesprong, se pensiamo cosa significhi riqualificare dal punto di vista energetico un vasto patrimonio di edilizia sociale puntando su edifici Net zero energy e, allo stesso tempo, sull’industrializzazione del prodotto edilizio.

Fare retrofit secondo il modello di Energiesprong
Fare un retrofit secondo il modello di Energiesprong significa fare in modo che una casa sia autonomamente in grado di generare la quantità totale di energia necessaria per il riscaldamento, l’acqua calda e gli elettrodomestici e offrire un comfort interno più elevato.
Risultati che si possono ottenere utilizzando nuove tecnologie quali facciate prefabbricate, tetti isolati con pannelli solari già inseriti, riscaldamento intelligente e installazioni impiantistiche di ventilazione e raffreddamento prefabbricate. Una ristrutturazione edilizia ed energetica garantita nel tempo, realizzata in pochi giorni, in alcuni casi pochissimi.
La riqualificazione secondo il modello olandese si finanzia attraverso il risparmio sui costi energetici futuri, a cui si aggiungono quelli delle manutenzioni e le riparazioni programmate per i successivi 30 anni.
Dal punto di vista finanziario i tecnici olandesi hanno lavorato su due fronti: con le autorità locali sulle normative e con le banche per creare accordi finanziari in grado di rendere scalabile l’intera operazione.
Il decollo, però, è stato possibile grazie agli accordi di retrofit di grandi dimensioni: una condizione che ha invogliato i produttori off-site a investire su componenti industrializzati e personalizzati. Infine, va ricordata la capacità del modello olandese di ottenere finanziamenti da alcuni progetti europei di Nze, come Transition Zero, InterregNwe e Mustbe0.
Il governo olandese ha iniziato a riqualificare il proprio patrimonio di housing sociale intervenendo su involucro e impianti, con cappotti e infissi pre-assemblati. Lo ha fatto forzando sull’aspetto energetico.
L’altra originalità sta nel fatto che agli inquilini delle case pubbliche è stato chiesto di lasciare il proprio appartamento per pochi giorni soltanto, l’ultimo dei quali dedicato all’assemblaggio finale dei componenti realizzati in fabbrica.
L’esperienza dei Paesi Bassi testimonia la possibilità di innovare in maniera decisa il settore delle costruzioni, aspetto che ha consentito, da un lato, di azzerare i consumi d’energia e, dall’altro, di abbattere i costi di intervento del 40 per cento.
Ma per creare un mercato di massa occorre che il prodotto realizzato sia desiderabile, che dia garanzie di performance sul retrofit a lungo termine (sia sul rendimento energetico sia sul microclima interno), che l’intervento edilizio avvenga in tempi rapidissimi, che sia economicamente vantaggioso. Insomma, in poche parole, che piaccia e che conseguentemente generi il desiderio di replicarlo da parte di altri utenti.
All’epoca dell’avvio del programma il problema principale non era tecnico, ma di mercato: occorreva creare una domanda aggregata. Sono stati i volumi dell’operazione che hanno fatto la differenza.
Certo, c’è stato bisogno di un investimento iniziale pubblico di 10 milioni di euro per studiare e mettere a punto il prototipo, ma gli esperti di Energiesprong hanno capito che ciò che occorreva era industrializzare le soluzioni e che il settore delle costruzioni dovesse comportarsi come un’industria, capace di produrre prodotti, non solo progetti.
La rete Stroomversnelling oggi
La rete Stroomversnelling è oggi composta, tra gli altri, da imprese di costruzione, produttori di componenti, società immobiliari, governi locali, società finanziarie, gestori energetici. Obiettivo è ridurre i costi delle ristrutturazioni a energia zero e favorire l’accettazione di tali interventi da parte degli inquilini e dei proprietari e aumentare la crescita del mercato immobiliare di edifici a zero energia.
Nei Paesi Bassi sono state realizzate finora 1.300 ristrutturazioni Net zero energy, mentre ne sono in costruzione circa 500 come Net zero houses. Negli ultimi anni una dozzina di produttori hanno sviluppato e perfezionato progetti di edifici Nze per case a schiera, mentre sono in attesa di essere completati i primi condomini Net zero energy di altezza superiore ai cinque piani.
Lo sviluppo in altezza è ancora una sfida aperta. Ciò deriva da alcuni limiti fisici e tecnici: la ridotta superficie del tetto dei condomìni rende impossibile installare sul tetto pannelli solari in numero tale da fornire a tutti gli appartamenti elettricità sufficiente per riscaldamento, acqua calda ed elettrodomestici. Serve, quindi, un grande sforzo di innovazione.
Servono anche partner intelligenti e capaci di innovare. Uno di questi è Factory Zero, una start-up e un incubatore istituito nell’ambito del progetto InterregNwe, che lavora in stretta collaborazione con attori innovativi nel settore delle forniture edili per sviluppare, produrre e fornire sistemi Net zero energy completi. Si deve a Factory Zero la costruzione di un modulo impiantistico di ridotte dimensioni, facile da installare, economico ed esteticamente valido.

Energiesprong Francia
In Francia Energiesprong ha aperto i battenti sei anni fa, nel 2016. Il team di esperti lavora all’interno della società di consulenza per la sostenibilità GreenFlex, specializzata nell’aiutare ad accelerare la transizione sociale e ambientale delle varie organizzazioni.
Due società immobiliari che operano nel campo edilizio, Icf Habitat e Vilogia, hanno avviato le prime ristrutturazioni. Vilogia ha riqualificato le prime dieci case con un consorzio guidato da Rabot Dutilleul Construction, mentre Icf Habitat ha rinnovato 12 edifici lavorando con un altro consorzio, guidato da Bouygues. Entrambi i progetti sono stati completati nel 2018.

La sperimentazione ha incoraggiato diverse associazioni edilizie e produttori di componenti, mentre 64 portatori di interessi, tra cui 14 associazioni edilizie, hanno firmato una carta che le impegna a contribuire ai progetti di Energiesprong Francia, tra questi importanti gestori di patrimoni immobiliari come Néotoa e Est Metropole Habitat.
Sul fronte finanziario, i francesi di Energiesprong possono vantare sia fondi dai programmi Horizon 2020, Transition Zero e Interreg Europa nord-occidentale, oltreché da Ademe, l’agenzia francese per l’ambiente e l’efficienza energetica, e dalla Caisse des Dépôts, un’istituzione finanziaria semi-pubblica, che svolge un ruolo importante nel finanziamento dell’edilizia sociale, della transizione energetica e dello sviluppo di città intelligenti.


Energiesprong nel Regno Unito
Nel Regno Unito Energiesprong è sostenuta da 14 soci fondatori: si tratta di soggetti di varia natura, all’avanguardia nel campo della sostenibilità e dell’innovazione nel settore dell’edilizia sociale; con loro ci sono anche diverse imprese di costruzione e alcuni partner.
Tra le esperienze più significative vi è quella realizzata da Nottingham City Homes, società di gestione del patrimonio abitativo di Nottingham, dove sono state scelte dieci case da trasformare secondo lo standard olandese.

Le case fanno parte di un più ampio progetto di ristrutturazione energetica. Sono chiamate Case 2050 e hanno un alto standard energetico. Il progetto pilota, definito dallo studio di architettura londinese Studio Partington, è in appalto a Melius Homes, impresa che opera nel campo della riqualificazione energetica off-site, su progetto dei londinesi di Studio Partington.
Sulla scia di Nottingham City Homes, Moat Homes, associazione che opera nel campo dell’edilizia abitativa, è all’avanguardia per i retrofit di Energiesprong. Moat ha scelto dieci case a Maldon, paese a nord est di Londra, che beneficeranno dei lavori di efficientamento energetico sul modello olandese.

E in Italia arriva Edera, Enabling Deep Regeneration
E in Italia? Da noi, circa un anno fa, è nata Edera, acronimo che sta per Enabling Deep Regeneration (abilitare la rigenerazione in profondità). Un soggetto privato, no-profit, che ha portato nel nostro Paese il modello europeo di Energiesprong, che si serve, tra le altre cose, di filiere di produzione off-site.
Edera, che ha sede a Milano, potrebbe essere definito un centro per la decarbonizzazione e la rigenerazione dell’ambiente costruito. Promotori sono Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, Fondazione Housing Sociale e Redo, una società benefit formata da Fondazione Cariplo, Cassa depositi e prestiti, Intesa e Investire Sgr, che gestisce un fondo immobiliare.
Obiettivo è facilitare nuove soluzioni per la rigenerazione e la decarbonizzazione dell’ambiente costruito in Italia, con la produzione off-site dei componenti edilizi.
Un’impresa non facile quella che si propone. Il comparto delle costruzioni infatti è un settore statico, dove c’è scarsissima innovazione, poca qualità generale, alti costi, bassi profitti, tempi lunghi di produzione e in definitiva minore sostenibilità. Un settore che ha bisogno di una scossa per allinearsi agli standard di altri Paesi se si vuole raggiungere l’obiettivo europeo della decarbonizzazione al 2050. Serve insomma un cambio di passo.
Edera si propone come luogo di innovazione della produzione edilizia. Un pezzo di questa strategia sta nello spingere verso decarbonizzazione e inclusione anche attraverso l’adozione di edilizia off-site: non un ritorno alla prefabbricazione degli anni Sessanta e Settanta, ma l’introduzione di un approccio che vede le costruzioni ibridarsi con la manifattura evoluta e il cantiere un luogo di montaggio e assemblaggio di componenti edilizi.
RetrofitNy, il retrofit a New York
New York è il primo Stato degli Usa ad aver deciso di investire nella ristrutturazione di case e condomìni per ottenere livelli di energia pari a zero su larga scala. Qualche anno fa furono stanziati 30 milioni di dollari per sviluppare un mercato per l’ammodernamento degli edifici a prova di futuro.
Da quella volontà è nata New York State Energy Research and Development Authority, un’autorità pubblica per la ricerca e lo sviluppo energetico dello stato di New York, fondata nel 1975, che a sua volta ha dato il via a un team di sviluppatori del mercato che ha preso il nome di RetrofitNy.
E proprio RetrofitNy sta rivoluzionando il modo in cui gli edifici vengono rinnovati nello stato di appartenenza. L’obiettivo è guidare la creazione di soluzioni e processi standardizzati e scalabili che miglioreranno l’estetica, il comfort e le prestazioni energetiche degli edifici pubblici.
Anche RetrofitNy si ispira all’esperienza europea di Energiesprong, adattando il modello alla realtà newyorkese e proponendo quattro diverse strategie: aggregare la domanda, mobilitare il settore edile per sviluppare soluzioni tecniche innovative a prezzi accessibili, collaborare con le istituzioni finanziarie catturando il risparmio energetico e, infine, coinvolgere le agenzie di regolamentazione per facilitare la diffusione del modello.
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