Nonostante gli sforzi, il traguardo della decarbonizzazione al 55% entro il 2030 rimane lontano. Un motivo in più, sostiene Vittorio Chiesa, direttore Energy & Strategy Group del Politecnico di Milano, per focalizzarsi sul tema.

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Negli ultimi trent’anni, dal 1990 al 2022, l’Italia ha registrato un andamento altalenante nelle emissioni di Co2: se fino al 2005 la situazione è stata piuttosto critica, dal 2005 al 2022 si è osservato un miglioramento, con una significativa riduzione di 172 milioni di tonnellate. Tutto bene quindi?

Non proprio, perché l’Unione Europea ha fissato la quota di decarbonizzazione al 55% entro il 2030 e, invece, con le azioni intraprese fino a oggi, le previsioni indicano un percentuale inferiore, stando ai dati presentati da Vittorio Chiesa, presidente Comitato Scientifico Mce e direttore Energy & Strategy Group del Politecnico di  Milano.

Dati illustrati nel corso del suo intervento dal titolo Efficienza energetica e sostenibilità ambientale: evoluzione o rivoluzione? al convegno Angaisa.

Adeguamento

«La produzione di energia e calore, i trasporti in senso stretto, e tutti i consumi energetici del residenziale, terziario e dell’industria valgono circa 373 milioni di tonnellate di Co2, mentre tra agli incentivi e misure in corso noi quell’entità saremo in grado di ridurla nel 2030 del 46,4%», ha spiegato Chiesa.

«Per essere in linea con le richieste della Commissione europea dovremmo aggiungere uno sforzo addizionale di 125 milioni di tonnellate, quindi siamo alla vigilia di un processo fortemente inasprito rispetto a quello che stiamo vivendo».

Tra le diverse misure dell’Europa per indurre i Paesi a questo tipo di cammino c’è l’apertura del meccanismo Ets ad altri comparti. Per esempio, a chi vende combustibili per l’edilizia e il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam).

Un’iniziativa quest’ultima di grande rilievo, che nei prossimi anni sicuramente interesserà diverse economie e settori. Altra proposta: sottoporre a una tassa legata alle emissioni anche i prodotti importati da altri Paesi.

In sostanza, la produzione interna e le importazioni verranno equiparate. A questo si aggiungono i regolamenti per Ods e F-gas: un altro processo piuttosto delicato.

Colmare il gap

Secondo i pilastri di decarbonizzazione attuali, una quota di riduzione sarà associabile all’adozione di rinnovabili, ma il 45%, riguarda l’efficienza energetica.

Angaisa
Energia rinnovabile

Un ambito in cui il segmento Hvac rappresenta il 40% dei consumi e che, di conseguenza, avrà un ruolo determinate nel potenziale raggiungimento dell’obbiettivo.

Un’opportunità traducibile nel mercato dell’efficienza, secondo le stime più conservative o, invece, più ottimistiche, tra i 50 e i 120 miliardi di euro al 2030.

Insomma, una crescita estremamente significativa, un volume impressionante rispetto alla stima di circa 13-14 miliardi, ma subordinato agli obiettivi esposto sopra.

Certo, non è pensabile che il giro d’affari sia sostenuto da investimenti privati senza una di incentivazione, ma secondo Chiesa sono tre gli elementi per poter cogliere questo potenziale: il primo riguarda il cliente finale, che deve maturare una consapevolezza maggiore, sebbene rispetto a 15 anni fa le cose siano significativamente migliorate.

Ma c’è sicuramente un passo ulteriore da fare. Il secondo, riguarda il sistema d’incentivazione attuale un po’ caotico: secondo l’esperto, c’è un problema di sovrapposizioni, in quanto gli interventi possono essere sostenuti ricorrendo a misure diverse e questo non aiuta, quindi serve un indirizzo chiaro.

Infine, il terzo, più strategico e centrale e riguarda la filiera: «Il punto di svolta è la crescita, l’evoluzione di frammentati processi decisionali soprattutto nel residenziale, nelle Pmi e nel terziario di piccole e piccolissime dimensioni, con le singole figure, dall’amministratore di condominio all’installatore spesso non specializzato che non presentano nell’efficienza energetica e nell’adeguamento delle competenze le loro caratteristiche peculiari», ha concluso Vittorio Chiesa.

di Monica Battistoni

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