Il settore, del consolidamento strutturale, nelle 34 aziende considerate dall’analisi, è cresciuto del 74,4% dal 2021. È l’effetto degli incentivi fiscali, ma anche della necessità di intervenire su gran parte del patrimonio immobiliare vetusto.
Il consolidamento strutturale è una pratica che, grazie al sismabonus, nel nostro Paese può godere di un canale preferenziale per attivare lavori necessari e, in alcuni casi urgenti, sul patrimonio edificato, con particolare riferimento a quello residenziale.
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Non dimentichiamo che l’Italia è a forte criticità sismica e ha quasi tutto il territorio nazionale interessato da gradi diversi di pericolosità.

Ma non di sola pericolosità sismica dobbiamo parlare quando si parla di consolidamento strutturale, perché i recenti crolli di intere palazzine avvenuti in alcune città non sono avvenuti in presenza di movimenti tellurici, ma per cedimenti strutturali dovuti alla vetustà degli edifici, alla scarsa manutenzione e all’assenza di interventi di miglioramento e riqualificazione.
Senza dimenticare distacchi e rotture di parti anche rilevanti di edifici residenziali e non. Per esempio, cornicioni o altro, soprattutto in città e con riferimento a edifici aggrediti da decenni dagli agenti atmosferici e dallo smog.
Abbiamo spesso trattato il tema della vetustà del nostro patrimonio edilizio, che in questi anni ha raggiunto la soglia del 70% di abitazioni con più di 40 anni di età, ma è solo con l’introduzione dei bonus per la ristrutturazione e il sismabonus che l’attenzione, non solo degli operatori, ma soprattutto dei clienti finali, si è fatta finalmente strada.
Fatturato di 3,4 miliardi
E che vi sia attenzione emerge anche dalla lettura dell’andamento dei dati di mercato delle principali aziende di produzione di materiali e soluzioni per il consolidamento strutturale.
Le 34 aziende analizzate in questo articolo fanno riferimento a un giro d’affari complessivo di 3,4 miliardi di euro, 3 dei quali realizzati da imprese con oltre 50 milioni di euro di fatturato.
Dunque, è un settore molto concentrato, rappresentato da aziende che hanno fatto segnare complessivamente nel 2023 una crescita di fatturato, rispetto all’anno precedente, del 2,1%.
Crescita che si configura, con un gioco di parole, come un consolidamento del giro d’affari di un settore che era cresciuto del 25,1% e che rispetto al 2021 ha fatto un balzo in avanti del 74,4%.
Al di là dei singoli e specifici andamenti delle singole imprese, emerge come le dinamiche migliori nell’ultimo anno le abbiano fatte segnare le aziende di piccola dimensione, +3,4%, contro una crescita di quelle maggiori, ovvero imprese con oltre 100 milioni di fatturato, del +2,2%. Si fermano a +1,3%, invece, le imprese comprese tra 20 e 100 milioni di fatturato.

Piccoli sprint
Molto interessante è anche vedere la dinamica triennale del fatturato, perché mette in evidenza che il settore ha beneficiato della crescita del mercato garantita dai superbonus, ma la dinamica migliore l’hanno fatta registrare le imprese con fatturato inferiore a 20 milioni di euro, che tra il 2020 e il 2023 hanno visto crescere il loro giro d’affari del 104,5%.

In pratica, più che raddoppiandolo, facendo segnare alcuni punti percentuali in più rispetto all’ottima crescita, in questo caso quasi un raddoppio, del fatturato delle aziende tra 20 e 100 milioni di euro di fatturato, con +99,8%, mentre le imprese produttrici di materiali per il consolidamento di maggiore dimensione, con oltre 100 milioni di euro di fatturato, sono cresciute solo del 68,3%.
Dove, tuttavia, si vede come la dimensione di impresa garantisce maggiore competitività e redditività è nel confronto non tanto delle crescite di fatturato, ma nella capacità di generare utili, che rispetto alle dinamiche di crescita appena viste, rovesciano il quadro narrato.
Sono le imprese di maggiore dimensione a far segnare nell’ultimo anno redditività pari al 13,7% del fatturato, contro il 9,6% delle imprese di media dimensione e il 6,3% di quelle con meno di 20 milioni di euro di fatturato.

Niente rosso
Come già evidenziato lo scorso anno, la dimensione di impresa è un fattore strategico per le dinamiche di crescita e consolidamento delle imprese.
In questo senso vanno letti i risultati riportati nella tabella generale, dove per ciascuna azienda sono riportate le dinamiche del fatturato sia rispetto all’ultimo anno analizzato, ovvero 2023 su 2022, sia rispetto al 2021 e al 2020, mettendo a confronto anche il valore degli utili realizzati nelle ultime due annualità, con particolare riferimento al loro peso percentuale sul fatturato per ciascun anno.
In questo ambito il primo dato interessante da segnalare è che il 2023 è stato un anno dove nessuna azienda ha fatto registrare un bilancio in perdita, a differenza dell’anno precedente, segno che non è la crescita di fatturato che consente redditività alle imprese, ma una diversa gestione delle attività.
Nel 2023 il valore medio della redditività per il campione di 34 aziende è stato del 12,7% di utili sul fatturato, con otto aziende con utili migliori, compresi in un range che va dal 13,3% di Laterlite al 21,1% di Kimia, passando per il 14,4% di G&P Intech, il 16,3% di Fassa, il 16,4% di Xella Italia, il 18,1% di Fibre Net, il 18,9% di Master Builders Solutions Italia e il 19,2% di Kerakoll.
Redditività ok
Tra le aziende analizzate, sono 21 quelle che hanno fatto segnare incrementi di fatturato nel 2023, mentre 13 hanno registrato diminuzioni, ma il dato positivo è che anche in presenza di cali di fatturato tutte le imprese produttrici hanno saputo mantenere una redditività positiva.
Con riferimento alla dinamica 2020-2023, sono 12 le aziende con crescite di fatturato superiori al 100%, in pratica imprese che hanno più che raddoppiato i ricavi: G&P Intech, Fibre Net, Kimia, Miniera San Romedio, Tcs, Laterlite, Biemme, Locatelli Intonaci, Ecosism, Cvr, Xella Italia e Rapid Mix.
G&P Intech è quella che ha fatto segnare la crescita più rilevante nel triennio, con + 556% di ricavi rispetto al 2020.
Altre imprese con crescite medie superiori alla media del campione sono Holcim Aggregati Calcestruzzi, General Admixtures, Fassa, Cugini, Roefix, Ferri e Kerakoll. Tra le big, quella che in assoluto è cresciuta di più è Laterlite, con +181% nel 2023 rispetto al 2020.
Rafforzamento
Questi dati mettono in evidenza che il settore della produzione di materiali per il consolidamento strutturale oggi sta rafforzando la sua presenza sul mercato, non solo in termini di aumento del giro d’affari e, dunque, di consolidamento delle quote e delle potenzialità future, ma anche in termini di solidità di imprese che nel 2023, nonostante le crescite contenute, hanno saputo produrre redditività positive e in alcuni casi molto consistenti.
Certo, il mercato del 2023 aveva ancora il traino del superbonus e in particolare del supersismabonus, ma certamente un migliore posizionamento a livello di giro d’affari e di redditività consentirà alle aziende di affrontare la fisiologica riduzione del mercato nel 2024 e nel 2025, al netto di eventuali incrementi che potrebbero avvenire grazie a lavori legati al Pnrr e alle opportunità dei futuri bonus, per i quali il Governo ha mantenuto il 50% di detrazioni fiscali per lavori fino a un tetto massimo di 96 mila euro per intervento, ma solo se i lavori riguardano l’abitazione principale, una riduzione del costo tutt’altro che trascurabile.
Il rafforzamento del mercato del consolidamento strutturale è la cartina di tornasole di un mercato che guarda, finalmente, con interesse alla sicurezza statica e antisismica, segno certamente di opportunità fiscali combinate a effettive necessità.
E su questo vale la pena sottolineare che senza adeguati incentivi fiscali il rischio è che il patrimonio edificato resti in quella situazione critica che mette a repentaglio la vita di moltissime persone, dato che sono poche le province in Italia che possono dirsi al riparo da rischi sismici.
a cura del Centro Studi YouTrade
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