Il bisogno di farsi vedere e conoscere è sempre di grande attualità, anche se sono cambiati i tempi e i modi. Ma oggi la comunicazione, per la sua incontrollata abbondanza non è a efficacia garantita. Forse è ora di rivedere qualcosa…


Comunicazione aziendale e distintività: uscire dal coro

Lavoro nella comunicazione da circa 40 anni e, così di punto in bianco, in un momento di turbamento esistenziale, ho iniziato a domandarmi quanto valga oggi comunicare, in tempi di costante bombardamento a tappeto di notizie vere o false, un aspetto, quest’ultimo, che meriterebbe una trattazione a parte.

Perché la comunicazione continua a essere così importante, nonostante tutto? Perché, nel nostro caso, comunicare al mercato è fondamentale, sia all’esterno, sia all’interno dei punti vendita?

Un tempo, comunicare distingueva e anche incuriosiva, veniva voglia di saperne di più su un determinato prodotto, su una qualche strategia di marketing, sul valore o meno di un’azienda e della sua offerta al mercato.

L’approccio, insomma, era verticale, probabilmente perché non tutti ritenevano interessante o opportuno promuovere la propria attività con gli strumenti della pubblicità, intesa nella sua più ampia accezione, e quindi, quando ancora gli smartphone non erano arrivati a distrarre il pubblico, una bella campagna di comunicazione generava frutti saporiti, e i brand prendevano vigore, entravano nei nostri magazzini e, grazie al supporto del merchandising conseguente, lì rimanevano per anni.

Ho visto che in qualche punto vendita i poster di prodotti che non vengono commercializzati da anni sono ancora lì, testimoni silenziosi del bel tempo che fu. Il motivo per cui non vengono tolti è perché ormai fanno parte dell’arredamento e nessuno li vede più.

Oggi l’approccio a ciò che viene comunicato, soprattutto attraverso la nuova parabola digitale e i nuovi strumenti della comunicazione in genere, è assolutamente orizzontale. Non c’è tempo per verticalizzare, un secondo dopo che hai ricevuto un messaggio ne è pronto subito un altro.

Premessa: il tempo è esattamente quello di prima, solo che oggi siamo tutti più frenetici, direi anche ansiosi, e per paura di farci scappare una notizia interessante (che tanto non leggeremo) saltiamo da un messaggio all’altro, come morsi dalla tarantola dell’informazione (della mancata informazione) a oltranza. Però comunichiamo, più che altro per rassicurarci e, già che ci siamo, rassicuriamo anche i nostri clienti.

Eppure, perdonate la mia analogica ingenuità, sarebbe bello che la comunicazione oggi potesse raccontare delle storie, vere.

Storie di imprenditorialità, storie di conquiste tecniche da assaporare, storie di crescita e di trasformazione dei nostri punti vendita. Storie con effetto valium incorporato che invitassero i nostri interlocutori a fermarsi un attimo per capire, grazie alla nostra ringalluzzita perizia tecnica, perché un prodotto è meglio di un altro, perché il nostro punto vendita può offrire servizi e consulenza che lui nemmeno si immagina.

Siamo in grado di comunicare queste cose? E, prima ancora, abbiamo queste cose da comunicare, o siamo in rampa di lancio per l’invio messaggi promozionali via ciberspazio per raggiungere la moltitudine del nulla?

Credo che il valore della comunicazione oggi lo possiamo decidere solo noi. Per molti versi è un valore ricco di sfumature ancora da inventare. Lo so che non esiste il manuale del bravo comunicatore, che ognuno nel merito dice la sua e che si sente depositario della verità, ma quale pensate sia il motivo per cui un cliente torna ogni giorno nel vostro punto vendita? Perché è comodo? Perché gli fate lo sconto?

Secondo me perché siete riusciti a comunicare, magari istintivamente e va benissimo perché la cosa è molto umana, una qualche idea di valore aggiunto, qualcosa che il cliente non troverebbe da altre parti. Una forma di comunicazione involontaria che colpisce perché non è costruita a tavolino, perché nasce dal rapporto personale, senza intermediari fittizi. Così, il concetto di comunicazione un po’ si trasforma: contano più i contenuti del fatto stesso di comunicarli.

Anche la comunicazione ha bisogno di distinzione, di originalità, di muoversi fuori dal coro delle banalità, soprattutto oggi e temo ancora di più domani. Per certi versi, per essere visibili si dovrà fare un passo indietro e recuperare ingredienti magari poco futuristici, ma sicuramente non ancora scaduti. E saremo ancora lì a comunicare, se non altro per confermare che esistiamo.

di Roberto Anghinoni

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