Con la riforma del Codice degli Appalti oltre il 98% dei lavori pubblici saranno assegnati senza gara. Una novità che sveltisce le decisioni delle amministrazioni locali. Ma che rischia di favorire gli amici degli amici senza una concorrenza
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Sono numerose le novità contenute nel nuovo Codice Appalti. Ecco le principali.
Semplificazioni per i piccoli cantieri
Per i lavori è obbligatorio ricorrere all’affidamento diretto fino a 150 mila euro («assicurando che siano scelti soggetti in possesso di documentate esperienze pregresse idonee all’esecuzione delle prestazioni contrattuali anche individuati tra gli iscritti in elenchi o albi istituiti dalla stazione appaltante»), a procedure negoziate senza bando con cinque inviti tra 150 mila euro e 1 milione, procedure negoziate senza bando con dieci inviti fino alle soglie Ue, 5.382.000 euro. In quest’ultimo caso c’è però la possibilità di ricorrere, anche senza adeguata motivazione.
Per servizi e forniture, inclusi i servizi di progettazione, sono previsti affidamenti diretti fino a 140 mila euro e procedure senza bando oltre questa soglia e fino alle soglie Ue.
Per rendere più celere il passaggio dalla gara all’esecuzione è stata esclusa l’applicazione della pausa di 35 giorni dall’aggiudicazione al contratto (stand still). La firma del contratto sarà apposta entro 30 giorni dall’aggiudicazione.
Addio al progetto definitivo
Niente livelli intermedi. La progettazione in materia di lavori pubblici con il nuovo Codice si articola in due livelli di successivi approfondimenti tecnici: il progetto di fattibilità tecnico economica e il progetto esecutivo. L’articolo 41 stabilisce che «la progettazione in materia di lavori pubblici si articola in due livelli di successivi approfondimenti tecnici: il progetto di fattibilità tecnico-economica e il progetto esecutivo».
Torna l’appalto integrato, vietato dal vecchio codice e poi recuperato con decreti d’urgenza. Recuperate le norme sul calcolo dei corrispettivi da porre a base di gara: un aspetto introdotto dopo le segnalazioni e le proteste dei progettisti.
È previsto l’obbligo di utilizzo del Bim per le opere pubbliche oltre 1 milione di euro a partire dal primo gennaio 2025.
Buonismo e garantismo
Il nuovo Codice abroga la previsione che assegnava alle stazioni appaltanti la facoltà di escludere un operatore sulla base di «ogni altro atto o fatto dai quali si desuma la presenza di indizi gravi, precisi e concordanti che rendano evidente il ricorrere della situazione escludente». Le imprese di costruzione, però, sono contrarie a una norma arbitraria sugli illeciti professionali gravi. Il Codice elenca una serie di reati per i quali dovranno essere applicate le norme sugli illeciti professionali.
Via libera ai Comuni
I piccoli Comuni, e non solo, possono affidare lavori o acquisire forniture e servizi senza ricorso alla gara purché entro i 500 mila euro. Ma «per effettuare le procedure di importo superiore alle soglie indicate dal comma 1, le stazioni appaltanti devono essere qualificate ai sensi dell’articolo 63 e dell’allegato II.4», che definisce conformità e caratteristiche delle imprese. Per gli affidamenti al di sotto di quella soglia «l’Anac non rilascia il codice identificativo di gara (Cig) alle stazioni appaltanti non qualificate».

Authority rimandata
Per l’Anac è prevista la costituzione di una banca dati, ma solo dal 1 gennaio 2024 («L’Anac è titolare in via esclusiva della Banca dati nazionale dei contratti pubblici»). L’authority anti corruzione gestirà la Banca dati in cui saranno conservati i fascicoli virtuali degli Operatori e che riporterà, tra l’altro, anche eventuali clausole di esclusione. Da gennaio 2024, attraverso specifiche tecniche di interoperabilità individuate dall’Agid, le stazioni appaltanti qualificate dovranno essere in grado di comunicare tutti i propri dati per via telematica e dal 1 luglio 2024 anche tutte le altre. Nel server gestito da Anac dovranno anche essere conservate le informazioni e i dati relativi alla programmazione di lavori, servizi e forniture, nonché alle procedure del ciclo di vita dei contratti pubblici.
Le stazioni appaltanti
Sono iscritte di diritto nella sezione delle stazioni appaltanti qualificate dell’Anac una serie di enti, tra cui i Comuni di grandi dimensioni. C’è però chi ha già obiettato che si causano ingorghi nello smaltimento delle attività degli enti territoriali. Stazioni appaltanti sono anche le unioni di comuni, Province e Città metropolitane. I Comuni capoluogo di provincia e le Regioni sono però «iscritte con riserva», che implica un controllo entro l’anno solare (e quindi entro il 30 giugno 2024) per la verifica sostanziale dei requisiti validi per le stazioni appaltanti qualificate.
Revisione dei prezzi dei materiali
È previsto un meccanismo ordinario di revisione prezzi all’interno del codice appalti. Con il nuovo Codice la revisione scatterà se la variazione dei costi dell’opera sarà superiore al 5% dell’importo complessivo e coprirà l’80% della variazione. In questo caso si applicherà l’aumento. Ma, attenzione: il meccanismo come è stato concepito potrebbe anche rivedere al ribasso il prezzo dell’opera, se il costo dei materiali scendesse. Le imprese di costruzione hanno arricciato il naso. La revisione dei prezzi è legata agli indici Istat sui costi di costruzione per i lavori e agli indici dei prezzi al consumo, alla produzione dell’industria, dei servizi e delle retribuzioni contrattuali orarie per i contratti di servizi e forniture.
Servizi e forniture
Il nuovo Codice degli appalti disciplina anche la qualificazione degli operatori per gli appalti di forniture e servizi. Novità anche per le Soa: a rilasciare l’attestazione di qualificazione saranno nuovi organismi di diritto privato autorizzati dall’Anac, che andranno a sostituire le attuali società organismo di attestazione. Anche se al momento dell’entrata in vigore è previsto che nulla cambi.
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