Quello della ceramica è un settore dell’economia che pesa 8 miliardi. Ma ora il distretto di Sassuolo si trova di fronte a molte sfide, a partire dall’esigenza di maggiore sostenibilità, fino alla ricerca nell’ambito del design, alla digitalizzazione e ai problemi legati alle tensioni geopolitiche
di Matteo Cazzaniga
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La ceramica è uno dei settori più dinamici numericamente più importanti nel settore edile italiano. Il cluster di produzione, ricerca e sviluppo presente in Emilia-Romagna (ormai conosciuto come Distretto della Ceramica), che ruota attorno alla città di Sassuolo, rappresenta una delle maggiori realtà a livello industriale e commerciale che il comparto edile è in grado di esprimere a livello nazionale.
Non da ultimo, la produzione di piastrelle per pavimenti e rivestimenti costituisce uno di quegli esempi di Made in Italy esportato e riconosciuto nel mondo a livelli che possiamo riscontare solo in pochi altri settori (moda, food).
Ecco perché, in concomitanza con l’appuntamento di Cersaie, è interessante ogni anno dedicare un momento di riflessione e analisi sullo stato dell’arte dell’industria ceramica italiana.

I trend del mercato ceramico in Italia
In un mercato dominato ormai da tempo dal gres porcellanato come materiale principe che, in maniera pressoché predominante, rappresenta oggi oltre il 90% della produzione totale grazie alle sue elevatissime prestazioni in termini di resistenza meccanica e lavorabilità, i temi fondamentali che interesseranno il settore negli anni a venire saranno sostanzialmente due:
• La sostenibilità ambientale applicata ai processi produttivi ed al prodotto stesso
• La ricerca di soluzioni estetiche e di design che mantengano alta l’attenzione della clientela internazionale nei confronti della piastrella italiana.

La fotografia scattata dall’annuale indagine congiunturale di settore condotta da Confindustria Ceramica all’interno del documento Indagini statistiche sull’industria italiana, ci presenta un settore caratterizzato da 128 aziende produttrici, per la maggior parte collocate nelle Regione dell’Emilia-Romagna, che occupano oltre 15 mila addetti, distribuiti su 219 stabilimenti complessivi.
Su 431,2 milioni di metri quadrati di piastrelle prodotte, oltre 390 sono di gres porcellanato, a conferma di un trend ormai consolidato e, a breve termine, apparentemente irreversibile.
Molto interessante è il dato che indica l’andamento delle vendite nell’anno 2022: ben l’80% del volume totale commercializzato è stato destinato ai mercati esteri.
La ceramica italiana è un settore, pertanto, ad alto tasso di redditività per l’industria nazionale, con un bilancio netto di esportazione del prodotto nettamente positivo per le casse dello Stato. In crescita, da questo punto di vista, i mercati asiatici. Il fatturato globale prodotto sfiora gli 8 miliardi di euro, in crescita di quasi il 15% rispetto all’anno precedente.

I formati
Per quanto concerne i formati, i rettangolari rappresentano la maggior fetta di mercato, con una predilezione da parte della clientela nei confronti di quelli a lunghezza maggiore (oltre 80 centimetri) rispetto a quelli più piccoli.
Si tratta di una tendenza dettata dalle attuali sensibilità architettoniche e di design, che potrebbero cambiare anche nel breve termine, ma che attualmente consolidano una progressiva ricerca e affinamento effettuati dalle aziende produttrici nei confronti dei grandi formati, sia per uso interno che esterno (in primis le facciate ventilate).
A livello di percezione generale, i prossimi anni vedranno probabilmente una stabilizzazione in termini di predilezione da parte del mercato nei confronti dei formati medio grandi, con una porzione di nicchia occupata dai formati molto grandi (fino a 3 metri quadri a pezzo) per impieghi particolari e un ritorno, che già si percepisce in alcune soluzioni di design, dei piccoli formati, specie se a forma irregolare.
Il punto del Centro Ceramico di Sassuolo
Il Centro Ceramico è un centro di ricerca per l’industria ceramica con sede centrale a Sassuolo, nel cuore del distretto produttivo, ed è frutto di un consorzio universitario i cui partner sono l’Università di Bologna, Confindustria Ceramica e Lega Coop.
Nato nel 1976 a Bologna, ha progressivamente spostato il suo target verso Sassuolo, laddove ha inaugurato la nuova sede istituzionale e operativa nel 2022. Offre servizi a 360 gradi per le aziende del mondo ceramico, che a esso si rivolgono per le proprie attività di ricerca & sviluppo e che ad esso guardano per ciò che riguarda lo sviluppo delle più avanzate normative di settore.
A dirigere la struttura è Maria Chiara Bignozzi, docente ordinario nel settore Scienza e Tecnologia dei Materiali dell’Università di Bologna, che abbiamo incontrato e alla quale abbiamo posto alcuni quesiti sulle attuali tendenze del settore ceramico.
«Dal 2010 il settore delle piastrelle di ceramica ha subito grandi cambiamenti: dalla pressatura di materiali per piccoli formati (20×20 centimetri, 30×30 centimetri) ci si è spostati verso la pressatura di formati sempre più grandi, che oggi raggiungono fino ai 3 metri quadrati per singolo pezzo», spiega l’esperta. Da lì in poi abbiamo assistito ad un progressivo affinamento dei singoli prodotti, con l’introduzione dei bassi spessori (fino a 3 millimetri) laddove il design ma anche l’ottimizzazione nel consumo di materiale lo richiedevano.
Che ripercussioni ha avuto questo cambiamento sulle aziende del settore? Fondamentalmente si è assistito a una rivoluzione negli impianti di produzione e poi a un continuo perfezionamento degli stessi: forni, linee di essicazione, presse sono stati tutti oggetto di profonde trasformazioni. Tutto ciò ci porta a quello che è il tema principale oggi per il settore ceramico: la sostenibilità ambientale degli impianti di produzione. È questo l’obbiettivo principale che stanno perseguendo tutte le maggiori aziende ceramiche e la strada intrapresa si articola sostanzialmente su due concetti:
Sostenibilità di processo
Avviene mediante l’efficientamento energetico delle linee di produzione mediante la riduzione dei consumi energetici a esse correlati (maggior efficienza, utilizzo di fonti rinnovabili, recupero e trattamento delle acque di lavorazione). La vera sfida è rappresentata dall’utilizzo di combustibili alternativi per il funzionamento dei forni, gli elementi maggiormente energivori. Sebbene ancora molto costoso, l’idrogeno rappresenta un punto di arrivo e le aziende sono già pronte per i primi utilizzi in miscela con il gas metano. Allo stesso modo, il recupero di calore generato durante le fasi di produzione, il ricorso alla cogenerazione e l’installazione di impianti fotovoltaici costituiscono le prossime frontiere a cui il settore guarda in modalità già operativa.
Sostenibilità di prodotto
La recente esperienza del conflitto bellico in Ucraina, con le difficoltà di approvvigionamento di argille pure di alta qualità che da quei territori hanno servito per anni la nostra industria ceramica con un ottimo rapporto qualitàprezzo ha imposto alle aziende di guardare altrove: accorciare la filiera e reperire materie prime locali è una tendenza che sta prendendo sempre più piede e che, unitamente all’utilizzo di materie prime di riciclo da altri settori (per esempio il vetro) costituisce una mission per molte aziende ceramiche, grandi e piccole.
«La sostenibilità è richiesta oggi anche dal cliente finale, che ha sviluppato una sensibilità molto superiore nei confronti di questi temi rispetto a quanto accadeva fino ad alcuni anni fa», aggiunge Bignozzi.
Infine, anche nel settore della ceramica la digitalizzazione rappresenta ormai una realtà concreta ed un obbiettivo strategico per la grande maggioranza dei produttori. Dalla sempre più sofisticata e realistica stampa digitale che permette di ottenere effetti estetici e cromatici impensabili alla digitalizzazione delle informazioni di prodotto mediante Qr Code e la creazione di oggetti Bim, anche in questo senso sono tante le sfide che attendono l’intera filiera nel breve termine.

ISO 17889-1: la sostenibilità di prodotto certificata
Pubblicata recentemente, la prima parte della norma Iso 17889- 1, definisce per la prima volta a livello internazionale una serie di requisiti che consentono di misurare in maniera oggettiva l’impatto ambientale, economico e sociale delle piastrelle in ceramica.
Ceramic tiling systems – Sustainability for ceramic tiles and installation materials: in essa la sostenibilità delle piastrelle viene misurata mediante 38 indicatori, suddivisi tra obbligatori e volontari con un correlato sistema di punteggio multirating.
Una piastrella è conforme alla norma Iso se soddisfa tutti i requisiti obbligatori e ottiene almeno 117,5 punti nei requisiti volontari. La produzione media italiana si attesta sopra questa soglia, con un punteggio medio di 124.
Con la Iso 17889-1 i parametri di confronto sono univoci a livello internazionale, semplificando il lavoro di tecnici e progettisti nella scelta di materiali realmente sostenibili.
La norma favorisce un uso responsabile delle risorse naturali ed una riduzione degli scarti in un’ottica di economia circolare, in piena sintonia con gli obbiettivi dell’Agenda Onu 2030 per il consumo e la produzione responsabili.
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