Case green: i fatti separati dalle opinioni

Fermi tutti: macché transizione green, bisogna andare avanti a trivellare. Come ha sintetizzato il presidente americano Donald Trump: «Drill baby drill». Perché, sostiene, la sostenibilità è tutto un imbroglio dei poteri forti, dei regolamentamaniaci di Bruxelles, degli ambientalisti esagitati. Questo è il nuovo Verbo.

Ma, a prescindere dalle opinioni politiche di ognuno, che cosa comporta la perturbazione anti green che soffia sull’Europa spinta dall’Atlantico? E, nello specifico, che cosa cambia per l’edilizia?

Le parole sono più pesanti delle pietre e, quindi, l’effetto non può che essere negativo se si considerano in generale le dinamiche dell’economia. Certo non hanno giovato le prese di posizione radicali in fatto di ambientalismo degli anni scorsi.

Ma, al di là dei proclami presidenziali buoni per i social network, che cosa succederà davvero? Ci sarà una marcia indietro regolatoria? E che fine farà la direttiva europea Case green?

Bisogna distinguere. Perché, nonostante le sparate di King Donald, i fatti rimangono.

Riepiloghiamoli: il meteo presenta fenomeni sempre più estremi. Le temperature aumentano, lo testimoniano i termometri, non le opinioni.

L’energia a buon mercato è un lontano ricordo e, comunque, anche dopo una pace in Ucraina l’Europa avrà l’incubo della dipendenza dal gas, che sia russo o americano.

Insomma, quali che siano le convinzioni, la verità non si può ignorare. O, meglio, c’è anche chi volutamente la ignora, ma poi non va molto lontano.

Un altro discorso merita la marcia a tappe forzate verso il traguardo di consumi zero, il 2050. Pochi pensano davvero che sia a portata di mano. Anche perché la decarbonizzazione rischia di assomigliare tanto a una deindustrializzazione.

Vedi l’industria dell’automotive. L’idea di imporre non solo un obiettivo, ma anche una tecnologia, nello specifico le auto elettriche, si è scontrata con il mercato e con i limiti di questo sistema, che è efficiente nei motori, ma inefficiente nell’alimentazione. È sulle scelte di regolamenti e paletti normativi che l’Europa si troverà a fare i conti.

E non è stravagante pensare che anche la direttiva Case green che, tra parentesi, è osteggiata fin da principio dal governo italiano, possa rientrare tra le vittime della corsa al «liberi tutti».

Ma, se è facile pensare a un freno per gli incentivi alle rinnovabili, è altrettanto realistico notare che in Europa si estrae poco petrolio e che l’uranio per le centrali nucleari va importato, come il gas.

Insomma, l’Italia, come gli altri Paesi del vecchio continente, deve badare soprattutto a rendersi autonoma energeticamente, anche con ridurre i consumi degli edifici. Quindi, a consumare meno oltre che fare affidamento al fotovoltaico, l’eolico e all’idroelettrico.

In poche parole: qualche che sia il Verbo, non va persa di vista quella che è la realtà. Come precisava tanti anni fa la testata di un settimanale: i fatti separati dalle opinioni.

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