Angaisa, l’associazione dei distributori di prodotti idrotermosanitari traccia un bilancio del settore attraverso l’analisi di 784 bilanci campione. Risultato: dopo l’euforia è arrivato il freno provocato dai decreti ammazzabonus. Ma il business è solido.

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Forse ce lo ricorderemo come il migliore dei mondi possibile. Un contesto, quello del 2022, in cui, trainati dall’effetto combinato di bonus superbonus, gestione del credito e sconti in fattura, i ricavi delle aziende che operano nella filiera collegata all’edilizia, nel nostro caso di impiantistica, sono stati sostenuti da scenari estremamente favorevoli e, forse, irripetibili».

Parola di Maurizio Lo Re, presidente di Angaisa, che ha messo il suo pensiero
nero su bianco, nella pubblicazione che contiene le classifiche dei distributori del mercato Its 2022, pubblicato dall’associazione. Parole che sono riecheggiate nel suo intervento sul mercato della distribuzione idrotermosanitaria 2023-24 al recente convegno di Angaisa.

Incremento del 24%

Per fare il punto sulla situazione rispetto all’anno precedente l’analisi si è avvalsa di 784 bilanci campione. Numeri che parlano chiaro: «Il giro d’affari del 2022, confrontato con l’anno precedente, ha portato alla nostra filiera un incremento del 24,15%. Ma la cosa più interessante e importante è il margine d’intermediazione sul fatturato, pari al 29,40%, perché bisogna prestare attenzione non solo alla quantità, ma alla qualità.

Chiaramente eravamo consapevoli che la crescita a doppia cifra avrebbe rallentato, anche perché è stato un anno segnato da una serie di decreti legge che ha portato molta confusione nel comparto edilizio. Così, con l’andare del tempo i numeri positivi sono diventati negativi», ha spiegato Lo Re.

Lo stop nel 2023

I primi cinque mesi del 2023 hanno continuato a mostrare risultati positivi, alimentati dall’effetto bonus del 2022. Tuttavia, l’introduzione del decreto legge dell’11 a febbraio 2023, il cosiddetto ammazzabonus, ha causato uno stop definitivo alla cessione del credito, determinando un blocco totale del mercato.

Questa decisione del governo, sebbene prevista, ha rappresentato un brusco ritorno alla realtà, che ha spinto Angaisa assieme ad altre associazioni, come Anima di Confindustria e Federcostruzioni, a lavorare in sinergia e a esprimersi per sottolineare che la filiera non solo si era arrestata, ma aveva lasciato indietro 30 miliardi di crediti incagliati, con 51 mila imprese a rischio fallimento e 15 mila famiglie potenzialmente senza lavoro. A cui si aggiungono le 320 mila famiglie impossibilitate a utilizzare le abitazioni a causa di lavori non ultimati.

Appello al governo

Con la produzione sottoposta a un notevole calo degli ordini, accompagnato da un aumento nei ritardi dei pagamenti, Angaisa ha individuato tre aree d’intervento urgenti, per ora inascoltate dal governo: la necessità di una soluzione per i crediti incagliati, la reintroduzione della cessione del credito e dello sconto in fattura, e un sostegno alle famiglie meno abbienti.

Per l’associazione è imperativo mantenere la liquidità, esigenza scaturita dal timore di un possibile aumento della ritenuta d’acconto dall’8 all’11% sui bonifici riguardanti le ristrutturazioni edilizie.

Altri scenari presentati dal presidente di Angaisa includono i dati forniti da Avr (Associazione valvole e rubinetterie): nel 2019 sono state vendute 771 mila caldaie, nel 2020 si è registrato un aumento del 3,64%, l’anno successivo incremento è stato notevole pari al 39,86%.

E il 2022, invece, ha segnato un modesto aumento del 6,52%, per poi giungere alle stime per il 2023, con una contrazione del 27,40%. Un andamento paragonabile al segmento dei pannelli solari.

I segmenti

Un ulteriore analisi emerge dai dati forniti da un distributore e da un produttore italiani di nel segmento Its, relativi al commercio dei kit per i radiatori, il cui montaggio, finalizzato a migliorare la classe energetica del prodotto, godeva della cessione del credito e di uno sconto in fattura del 65%.

Nel 2019, il produttore ha venduto 714 mila kit, diventati 774 mila l’anno successivo, con un aumento dell’8,46%, nonostante il periodo lavorativo ridotto a causa della pandemia. Ma il picco è stato raggiunto nel 2021, con un incremento dell’83,56%, mentre il 2022 ha evidenziato una leggera decrescita.

La previsione per la chiusura dell’anno 2023 è negativa, –20,23% e numeri analoghi sono stati riportati dal distributore preso in considerazione, identificando chiaramente i periodi di crescita come risultato dell’effetto del bonus edilizio, che evidentemente secondo Lo Re ha contribuito al miglioramento energetico degli impianti.

Aspetto che il governo dovrebbe da tenere in considerazione, sostiene l’associazione, visto che l’Europa sollecita un’accelerazione significativa sull’efficienza energetica.

Infine, i dati forniti dall’Osservatorio Angaisa in merito ai bilanci degli associati indicano un aumento del 24,14% nella variazione di fatturato nel 2022 rispetto all’anno precedente, con una crescita delle vendite del 23,23%. «Si sente parlare di mercato drogato, ma nel nostro caso si tratta di dispositivi utili per l’utilizzo delle rinnovabili come pannelli fotovoltaici, alla sostituzione di caldaie, di pompe di calore.

Insomma, la distribuzione specializzata di Angaisa con i suoi mille punti vendita ha sempre lavorato in maniera trasparente a favore della riqualificazione e della transizione energetica e offre servizi pre e post vendita con competenza, professionalità e qualità» ha concluso Lo Re.

Massimiliano-bruni
Massimiliano Bruni | Prorettore con delega ai rapporti con le imprese dell’università Iulm

L’evoluzione
Il futuro? ha meno di 30 anni

Come ha fatto la piattaforma di Intelligenza artificiale ChatGtp a raggiungere 100 milioni di utenti attivi in sette mesi? La domanda posta da Massimiliano Bruni, prorettore con delega ai rapporti con le imprese dell’Università Iulm, è una prova tangibile dell’accelerazione del cambiamento cui i giovani sono sottoposti, e rende obsoleta l’idea che lo schema generazionale cambi ogni 25 anni.

Secondo il docente, proprio questo cambiamento di prospettiva richiede un adattamento nell’analisi e nella comprensione del nuovo contesto sociale e tecnologico, che ha provato a illustrare nel suo intervento (Ripensare il futuro, messaggi alle e dalle nuove generazioni) al convegno di Angaisa.

Un mare di dati. Immersi  in un ambiente continuo di stimoli, i giovani affrontano un’enorme quantità di informazioni che plasmano il loro pensiero e le loro emozioni, una sovrabbondanza di dati che ha effetti rilevanti sul modo in cui apprendono: un mix di autoconvincimento, continua curiosità e scarsa capacità di concentrazione.

In pratica, la sensazione di sapere derivante dalla disponibilità immediata di contenuti coesiste con un desiderio costante di esplorare nuovi orizzonti, una dualità che rappresenta una sfida per le generazioni passate abituate ai tempi più lenti della concentrazione e dell’approfondimento.

Velocità. Attenzione, Bruni non si limita all’ambito accademico, seppure osservatorio privilegiato, ma spiega che quest’attitudine si riflette anche nella sfera personale e, in modo più marcato, nell’ambiente lavorativo.

La velocità del tempo diventa cruciale per capire una mentalità emergente e cita il caso di un responsabile marketing di una azienda italiana che, di fronte a una domanda sulla prospettiva di crescita a breve termine di un candidato («Dove sarò tra cinque anni in azienda?»), ha ritenuto problematica la questione e, quindi, anche la persona. Per questo, ha preferito non assumerlo: «Non so dove sarò io fra cinque anni, come faccio a dire dove sarai tu?».

L’esempio evidenzia una dinamica in netto contrasto con i concetti più tradizionali di carriera, e segnala un cambiamento di aspettative e un desiderio di sicurezza e stabilità in un mondo in costante evoluzione. «Credo che in questo caso sia stata l’azienda a commettere uno sbaglio: è comprensibile che i giovani pongano questi interrogativi poiché stanno investendo la parte più importante della loro vita, si chiama tempo e chiedono delle prospettive di crescita. Inoltre, alla forte convinzione delle proprie motivazioni si contrappone un forte senso di smarrimento», ha evidenziato il professore.

Coscienza ambientale. Se la pandemia ha intensificato questo disorientamento, creando un vuoto nei punti di riferimento tradizionali, contemporaneamente la coscienza ambientale è emersa come un tema centrale: genera un desiderio di protagonismo come spinta a plasmare attivamente il cambiamento.

Nel lavoro questo tema si traduce nella tendenza a valutare attentamente l’etica aziendale e a rifiutare offerte basate su valori discordanti, di conseguenza è fondamentale coinvolgerli in modo più significativo e trasparente. Per le aziende c’è, poi, un aspetto lessicale da non sottovalutare: definire smart work il lavoro da casa, ma poi pretendere la presenza in ufficio perché si ritiene più utile per la crescita professionale diventa un controsenso e sorge un problema di comprensione.

Così come l’etichettatura generica di tutti come talenti rischia di demotivare quelli più bravi che non si sentono apprezzati e di creare aspettative irrealistiche per gli altri. E ancora, chiamare un dipendente collaboratore rimanda a una relazione tra individuo e organizzazione limitata nel tempo: la percezione di responsabilità differisce notevolmente tra chi si considera dipendente e chi si vede come collaboratore temporaneo.

Quindi, perché stupirsi se poi cambiano posto di lavoro con frequenza? Infine, giudicare le nuove generazioni anziché abbracciarne le differenze è l’altro sbaglio: la ricchezza delle aziende risiede nella diversità, non tanto di genere, ma di cultura. Integrare prospettive ed energie diverse è cruciale per il successo e la sostenibilità delle organizzazioni.

Il futuro. In sostanza, Bruni ha invitato a ripensare il futuro coinvolgendo attivamente le nuove generazioni per creare condizioni di lavoro, con coraggio e flessibilità, per liberare il loro potenziale. Anche accettando gli errori come parte integrante del processo di crescita.

«Questi ragazzi portano una grandissima energia che si manifesta diversamente da noi, dalle nostre prospettive, hanno ambizioni e desideri di incidere positivamente in ciò che fanno, nelle aziende in cui lavorano e nella società. E in un Paese che tende a invecchiare l’unico grande patrimonio sul quale possiamo far conto sono le energie dei nostri giovani», ha concluso Massimiliano Bruni.

di Monica Battistoni

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